IL NOSTRO TEMPO INCONTRO AL FUTURO

C'è ancora chi si affida agli oroscopi, soprattutto all’alba di un nuovo anno, che tutti sperano possa essere migliore di quelli che lo hanno preceduto.

Guardiamo le stelle, sfogliamo le pagine del nuovo calendario, cerchiamo i segni ammiccanti di un tempo che invece scorre inflessibile e cancella le sue promesse, come l’onda del mare ricopre e cancella le impronte lasciate sulla sabbia.

Il tempo non è là: non sta sulle tacche che enumerano i giorni e le ore o fra i fogli delle agende che ci aiutano a ricordare. Il tempo è molto più vicino a noi, anzi, è proprio dentro di noi, dove trova il suo ritmo, sempre molto soggettivo e talvolta persino disordinato, come disordinato è il nostro progetto di vita.

Il tempo è scandito dalla sequenza delle cose che facciamo, dalle soddisfazioni che riusciamo a gustare, dagli impegni che sappiamo gestire, dagli sguardi che catturiamo per farli correre sin dentro gli angoli del cuore.

Il solo tempo di cui siamo davvero padroni è il tempo della crescita. Le stesse stagioni hanno senso proprio perché accompagnano le nostre storie personali. 

In alcune culture si usava celebrare la nascita di un bambino con la messa a dimora di un albero. Il padre di famiglia piantava un noce, perché i figli dei suoi figli ne potessero ricavare il legno per la mobilia, o degli alberi d’ulivo per averne l’olio per la mensa. La prospettiva era sempre molto lunga, almeno due generazioni: si faceva qualcosa che si sapeva avrebbe portato profitto dopo almeno cinquant’anni.

Il tempo è durata, diceva un saggio filosofo e una volta gli anziani del popolo organizzavano la vita pensando alla gioia di poter incontrare i figli dei propri nipoti. Nel loro calendario interiore le pause più significative erano legate ad episodi di vita: il dentino del primogenito, la festa di nozze dell’uno e dell’altra, l’albero colpito dal fulmine, il muretto ricostruito con l’aiuto dei vicini…

Sono le opere degli uomini, i rintocchi del tempo della coscienza.

Già, il tempo della coscienza, quello che non ha bisogno dell’oroscopo; perché il futuro è tutto nelle nostre mani, nella nostra ferma volontà di rimanere alla guida della nostra vita, pilotando la navicella dell’esistenza con coraggio e con perseveranza.

Certamente, abbiamo anche bisogno di leggere le lancette dell’orologio; ma abbiamo ancora più bisogno di controllare la nostra crescita. Al tempo delle ore, delle settimane, dei mesi e degli anni, dobbiamo accompagnare (e preferire) il tempo della nostra speranza, del nostro sviluppo, delle nostre conquiste, della nostra generosità, della nostra disponibilità al dialogo e all’incontro.

Non si tratta di vivere bene, ma di vivere per … Ecco: ciascuno continui questa frase e decida che cosa voglia aggiungere dopo quel “per”. Alla fine si tratterà sempre di un dono. Grande o piccolo, ma pur sempre un dono.

La vita ci è stata donata e il tempo ci chiede che ciascuno organizzi la sua vita in funzione di un dono o di una lunga sequenza di doni.

All’inizio di un nuovo anno o all’alba di ogni nuovo giorno, mentre l’oriente si colora di sole, ridisegniamo una pagina del nostro progetto di vita. Scopriremo tante cose da fare e soprattutto troveremo il ritmo giusto da assegnare alle ore.

È questo il tempo della durata; è questo il tempo dello sguardo che oltrepassa la siepe: il tempo della vita che va incontro al futuro. È questo il nostro tempo.

Buon Anno.

Nicola Paparella

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