RIFLESSIONI SU LA VERITÀ, L’ERRORE E LA MENZOGNA

Lo scienziato non teme l’errore, anzi spesso se ne serve per distinguere e confrontare, né si scandalizza se qualche errore continua a prodursi nei comportamenti della quotidianità. Quel che teme è la protervia, la rinuncia alla verifica, la saccenteria, la pretesa di giungere ad un punto fermo e definitivo. Soprattutto combatte la menzogna.
Non così nella società contemporanea dove sono tanti che da cantastorie si trasformano in predicatori e da ciarlatani imbrattacarte si trasformano in veditori di gioielli e profumi. E c’è persino chi ritiene di poter assicurare la felicità eterna.
Liberare l’uomo dalla menzogna è un compito al quale nessuno può sottarsi.
Chi dice la verità è sempre paziente, è disposto al dialogo, è accogliente, comprensivo, prudente… generoso: rispetta e sa rispettare i tempi di ciascuno. La sua forza non sta nel contenuto di quel che dice, ma nel procedimento dimostrativo che adotta per giungere alle sue affermazioni.
Molto spesso i nostri non sono errori, ma sbagli. Se un tale pensava di dover fare in un certo modo ed invece ha agito in altro modo, ha compiuto un errore. Se ne può servire per capire quali strategie adottare per evitare, in futuro, il medesimo errore. Lo sbaglio è cosa ben diversa: si sbaglia quando intenzionalmente ci si allontana da una regola. Lo sbaglio ci mette in conflitto con noi stessi e se non trova l’umiltà della coscienza, spinge alla menzogna, alla falsificazione, al travisamento dei fatti.
La verità emerge sempre lungo il cammino dell’esperienza, la si incontra nel percorso, nello sforzo che ciascuno compie per interpretare la vita e i compiti che la vita propone.
D’altra parte, come diceva uno scienziato (Alexander Koirè) gran parte dell’agire dell’uomo, nella sua quotidiana esperienza, dipende dalla posizione che egli crede di occupare nell’universo e questa “posizione” deriva, a sua volta, dalla visione del mondo che la cultura accredita e giustifica e che la paziente riflessione illumina e certifica. Nulla è gratuito. Il silenzio e l’ascolto, la riflessione e l’analisi della coscienza sono impegni a volte faticosi e nessuno può trascurarli.
Nelle ore meridiane dell’estate o lungo i viali colorati dell’autunno, è davvero importante che ciascuno riconsideri l’orizzonte della persona e i motivi della sua fede, sia in ambito religioso che in ambito …laico.
In questo modo ciascuno s’accorge dei propri sbagli e dei propri errori e, soprattutto, ciascuno impara a riconoscere i venditori di fumo e gli inganni della pubblicità.
Giova a questo proposito considerare il nesso straordinario che lega insieme sapere, potere e volere.
Le conoscenze, quelle serie, quelle che sono esito di apprendimento e di riflessione esperienziale, si legano sempre al potere e al volere. In altri termini, il sapere è sempre base di appoggio per l’esercizio della propria capacità di agire nel mondo (il potere). Più grande è il sapere, più grande è il potere. E, parallelamente, diventa anche grande e solida la volontà.
Quante volte sentiamo lamentele del tipo: “Sì, lo so, dovrei fare così; ma mi manca la volontà”. La volontà trova il suo grande alimento nel sapere e nel potere. Chi davvero sa, si impegna ad agire, e chi sa ed agisce, ha già esercitato il suo volere.
Sapere, potere e volere stanno sempre insieme e si accompagnano alla prudenza, alla pazienza e alla tolleranza. Sempre: sia nella esperienza personale che nella vita di comunità, sia nella Chiesa che in ambito politico. Sempre.

Nicola Paparella

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