Un numero speciale e tre motivi di riflessione

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Quando questo numero del nostro mensile sarà fra le mani dei nostri lettori, la nostra comunità avrà diversi motivi di riflessione su cui impegnarsi e sui quali richiamare l’attenzione di quanti ci stanno accanto.
Il primo motivo è legato alla nuova figura del Padre Generale che, ai carismi di una straordinaria sensibilità religiosa e pastorale, unisce la consapevolezza delle dinamiche relazionali che scuotono le coscienze e caratterizzano la qualità della vita nel nostro Paese e nei Paesi dove l’Ordine è presente ed attivo. Il giornale oggi si priva di un Provinciale che è sempre stato attento al destino di queste pagine, ma sa di poter ancora contare nella sua fattiva vicinanza.
Nel salutarlo evidenziamo un punto di criticità che sappiamo essere in cima alle sue attenzioni. Tutta la Chiesa soffre di una perdurante crisi vocazionale. L’Ordine non fa eccezione. Può contare in alcune esperienze interessanti e positive, ma ha da portare a sistema l’intera problematica della formazione dei giovani. È un compito non facile e richiede la collaborazione di tutti. Il giornale, per quel che gli è concesso, non farà mancare il suo apporto.
Il secondo motivo di riflessione è legato all’attesa di un nuovo Provinciale. Non facciamo previsioni ed anzi consideriamo scorretto qualunque discorso a questo riguardo; ma sappiamo di dover manifestare sin da ora la massima disponibilità all’ascolto e al servizio. Il giornale sin da oggi si pone al servizio di chi prenderà il posto di Padre Gino.
Il terzo motivo di riflessione riguarda le vicende politiche dal nostro Paese. C’è da augurarsi che quando i lettori vedranno queste pagine, la crisi politica possa dirsi superata e un nuovo governo sia già al lavoro per guidare al meglio le sorti della Repubblica. Ma non possiamo tacere che intanto continua la catastrofe umanitaria che si consuma fra le onde del Mediterraneo.
Conosciamo le tesi di tutti e vorremmo poter stringere la mano a tutti; quei cadaveri, però, sono un peso troppo forte per la coscienza di ogni uomo di buona volontà. Nel mare si muore e sulle sponde della Libia si soffre la violenza e il sopruso. Bisogna dire “basta”. Bisogna fare qualcosa. Sarebbe scandaloso utilizzare le migrazioni come tema di confronto politico. Su questo punto non sono ammesse le speculazioni e bisogna saper accettare la collaborazione di tutti.
Sono tre temi di riflessione con i quali apriamo il nuovo anno editoriale e con i quali salutiamo tutti i nostri lettori. Ciascuno di noi può fare qualcosa, in spirito di carità e con il cuore aperto alla concordia.

Nicola Paparella

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