COSTRUIRE PONTIUN IMPEGNO PER IL NUOVO ANNO

A bbiamo appena avviato il nuovo anno e già qualcuno si chiede se davvero il 2020 potrà confermare le speranze e i desideri con i quali abbiamo salutato il suo arrivo festoso.
La grande famiglia trinitaria ha diversi motivi per attendersi delle novità ed ha pure diverse ragioni per credere che le novità saranno tanto grandi quanto oggi inimmaginabili.
Da pochi mesi il governo dell’Ordine è passato in nuove mani e la reggenza della Provincia italiana è stata affidata ad un uovo Provinciale, e questo, di per sé, autorizza a pensare che vi possano essere delle novità. Ma qualcosa di più grande viene da oltre Tevere.
Una grande svolta si va registrando in Vaticano, dove Papa Francesco, sempre attivo ed instancabile, va raccogliendo attenzioni e consensi attorno al suo messaggio di pace lanciato il 4 di febbraio del 2019 quando, ad Abu Dhabi, insieme al Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, firmò uno storico documento sulla fratellanza umana. Anzi, da più parti si invoca che il prossimo 4 febbraio sia, per tutte quante le nazioni della terra, un giorno di ripresa e di rilancio del tema della pace universale.
In questo progetto, l’Ordine trinitario, per il carisma che gli è proprio, non può che essere in prima linea impegnandosi in una attenta revisione di tipo culturale oltre che sociale e politica. Ricordiamo quel che dice il Vangelo: prima di portare doni all’altare, occorre verificare di aver guadagnato la riconciliazione e il dialogo fraterno.
È perciò legittimo attendersi gesti rilevanti e significativi: grandi operazioni di chiara valenza effettiva oltre che simbolica. Ci si deve impegnare a rimuovere ostacoli, a colmare fratture, ad abbattere muri e barriere, dentro e fuori delle nostre case, vicino e lontano dalle nostre città.
Non è più tempo di guardare ai nostri vicini come a dei nemici da sconfiggere o come a lebbrosi da allontanare e da mettere in disparte, e nemmeno come peccatori da redimere. Quel che ci vuole è la forza della coerenza, la semplicità dell’ascolto, la disponibilità a camminare insieme.
Ecco perché dobbiamo tutti imparare a costruire ponti nuovi.
Il disagio, la miseria, l’errore, la sofferenza o anche il disordine e il gelo del disprezzo hanno bisogno di un ponte; hanno bisogno di scorgere qualcuno che sa mettersi di fianco, che sa camminare insieme con la trasparenza e la lealtà che viene dal riconoscersi figli di un solo Dio, che è padre per tutti e quindi anche padre di chi non ascolta o di chi è prigioniero del vizio. Una speciale annotazione va poi fatta per chi è legato ad un’altra fede. Anche il loro Dio, sebbene invocato con parole diverse e in templi diversi, non può che essere l’unico, solo grande Iddio, padre di tutti gli uomini. Chi capisce questo, non ha difficoltà a sentirsi fratello di chi gli è accanto, come è accaduto per i due grandi protagonisti dell’incontro di Abu Dhabi, il Papa Francesco e l’Iman Ahmad Al-Tayyeb, che si chiamano fratelli.
Occorre però tanta lealtà, trasparenza e sincerità sino in fondo. Non si può invocare la pace e fare commercio di armi (e l’Italia fa ancora commercio di armi); né si può parlare di pace ed avere a che fare con la droga e con tutto ciò che avvelena l’esistenza umana.
Ecco allora l’altra condizione essenziale: un grande percorso di revisione di vita e di riconciliazione fraterna. Il 2020, per essere l’anno in cui si gettano ponti, è anche un anno di penitenza e di rinnovamento profondo. Auguri.

Nicola Paparella

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