EMANUELA AURELI

TUTTO EBBE INIZIO ALLA CORRIDA DI CORRADO NEL 1992
Emanuela Aureli nasce a Cesi, frazione di Terni, il 27 maggio del 1973. Esordisce nel 1992 nella Corrida di Corrado, successivamente partecipa a “Stasera mi butto... e tre”, programma di Rai2 di prima serata, per poi tornare sugli schermi con “I cervelloni” su Rai1 tre anni più tardi e “Aria fresca” su Telemontecarlo, mentre nel 1996 è nel cast di “Su le mani”, programma di Rai1. Dal 1997 al 1999 è tra gli ospiti fissi di Domenica In, dove esegue le sue imitazioni, mentre il 1999 la vede impegnatissima: in televisione partecipa ai programmi “Sanremo estate” e “Caccia al lupo”, debutta in radio con “Il programma lo fate voi” di Radio Due al fianco di Enrico Vaime e al cinema, nel film “In principio erano le mutande” di Anna Negri. Nel settembre dello stesso anno partecipa al programma che la farà conoscere ancora di più al pubblico, Buona Domenica, voluta da Maurizio Costanzo, e vi rimane per ben sette stagioni, fino al 2006. Torna su Rai1, come ospite fisso, nell’estate 2007 a Stasera mi butto e, nella stagione 2007/2008, nella Domenica In condotta da Lorena Bianchetti. Nel 2009 partecipa alla quinta edizione di Ballando con le stelle insieme a Roberto Imperatori. Sempre nel 2009 nel mese di dicembre esordisce come pittrice con una mostra insieme al suo maestro Elvino Echeoni, dal titolo “Artisti si Nasce”?. Nel 2010 fa parte del cast comico di Voglia d’aria fresca, con Carlo Conti, dall’8 gennaio 2010 conduce Crazy Parade su Rai2. L’imitatrice prende parte a due talent show di Rai 1, nel 2012 e ancora oggi a Tale e Quale Show, condotto da Carlo Conti, e nel 2013 a La terra dei cuochi, con Antonella Clerici.

 

“Mi affido sempre a Dio. Per questo vivo felice”

 

 

Èuna persona speciale Emanuela Aureli. E, a differenza di tanti personaggi pubblici e famosi, è sempre se stessa. Anche nel pri­vato. Generosa, disponibile, genia­le. Allegra e con la battuta sempre sulla lingua. Pronta ad aprire l’ani­mo per far entrare chi è alla ricerca di una parola buona, di una testi­monianza e, perché no, anche di un po’ di buonumore. Da settembre è impegnata nella nuova edizione di “Tale e quale show”, il programma di Carlo Conti nel quale bravi artisti si divertono a imitare grandi cantan­ti del panorama italiano e straniero, non solo nella voce ma anche nelle sembianze e nei movimenti. Emanue­la è per tutti loro la consulente specia­lizzata, la coach imitatrice.

 

Chi è Emanuela Aureli?
Una donna romantica, sincera, pa­ziente, spontanea, semplice, alla quale piacciono le cose e le persone semplici ma concrete. Sono una grande lavora­trice, instancabile e perfezionista, quello che sono è il frutto di un grande lavoro, inoltre sono una persona decisa e de­terminata, amante della natura, degli animali e della buona tavola.

 

Signora Aureli, “L’Imitazione di Cristo” è un testo devozionale del Medioevo. Lei, imita per mestiere, ma cosa significa imitare, ovvero pren­dere a modello di vita una persona o un ideale?
Imitare vuol dire assorbire tutto da quella personalità che si vuole replicare ed emulare. Ma, per quanto ci si sforzi per riprodurre ogni particolare, ogni at­teggiamento di chi si vuole imitare sarà sempre una copia, mai l’originale. Si ten­ta di raggiungere il massimo ma non si riesce mai. Questo perché solo Dio è l’es­sere perfettissimo e noi perfettibili.

 

Qual è il suo personale rapporto con la fede, cosa vuol dire per lei cre­dere?
Credere per me è vitale. E la fede è quella chiave che ti permette di aprire le porte della vita in quanto sono fermamen­te convinta che tutta la mia esistenza, fino a questo punto, sia stata una benedizione celeste, compreso il raggiungimento del mio sogno artistico. Un autentico dono del Signore che solo con le mie forze non avrei mai conseguito, il suo intervento è stato essenziale per rimanere sempre pu­lita e non scendere mai a compromessi. Da sempre ho avvertito nell’animo una predisposizione naturale nei confronti della fede che ha purificato il mio spirito ed ho sempre reso grazie per tutto questo.

 

Esiste un momento della sua vita che può essere indicato come l’ora X della svolta nella ricerca della felicità. Oggi lei è una donna felice?
Posso reputarmi una donna felice in quanto ho ancora i miei genitori, la mia famiglia a cui tengo molto, un lavoro che mi gratifica e che amo tanto, un fidanzato con cui sto bene e sono ricambiata. Che cosa mi manca? Magari, se Dio vorrà, un figlio. Siamo tutti nelle mani di Dio, dobbiamo affidarci e sperare. Tuttavia, se non dovessi coronare anche il sogno di diventare mamma renderò grazie al Si­gnore ugualmente per avermi fatto tanti doni. L’ora X? Nel lontano 1992 compivo il mio primo provino per “La Corrida” e avvertì il termometro della felicità salire alle stelle. Da lì è iniziato tutto un per­corso che mi ha regalato una serie di gra­tificazioni personali e lavorative. La mia felicità è stata determinata anche dalla solidità degli affetti che non sono mai ve­nuti meno nel corso del tempo. Mi sento felice perché ho tutto quello che desidera­vo, sembra un eufemismo però è davvero quello che è accaduto a me. La mia vita è stata infusa veramente dal tocco di Dio.

 

Qualche giorno fa, Papa Francesco ha detto a 20 coppie nel giorno delle loro nozze: “Il matrimonio non è una fiction ma una cosa seria”. Cosa pensa lei della vocazione al matrimonio e del­la vocazione alla famiglia?
Personalmente credo molto nel matri­monio e quindi anche nel rapporto di cop­pia proprio per questo non ho compiuto ancora questo passo. Ci tengo troppo al sacramento della famiglia cristiana dove nell’unione tra uomo e donna ci si dona a vicenda la giusta dimensione della vita: il matrimonio ti riporta sempre ad un equi­librio. Stare insieme per sempre non è come stare insieme per un periodo e perso­nalmente sono a favore del “per sempre”. Giustamente, in quest’ottica, il matrimo­nio non è una fiction dove puoi tornare indietro e cancellare gli errori commessi. Purtroppo gli errori si commettono anche se non si vorrebbe, l’importante è andare avanti rammentando gli sbagli commessi. La mia famiglia d’origine è molto solida e compatta e spero anch’io di formarne quanto prima una simile.

 

Il suo lavoro è nel mondo dello spettacolo. Riesce a difendere e a te­stimoniare i valori in cui crede in un ambiente così complicato?
Sempre li ho difesi e sempre li difen­derò, senza fare niente di straordinario, semplicemente mostrando quello che sono. Se Cristo è penetrato dentro di te la sua luce si riflette nei tuoi occhi e, in un modo o nell’altro, questa forza trova sempre il modo d’imporsi.

 

Ha interpretato di recente in un cor­to dal titolo “L’Alba” di Giuseppe Lan­zillotti, la madre fredda e distratta di Luca un ragazzino col vizio dell’alcol. Cosa pensa quando guarda i ragazzi di oggi e quali sono le insidie più perico­lose?
Quando vedo i ragazzi di oggi penso che bisogna dar loro un futuro migliore e che sarebbe utile prestare loro più at­tenzione, ascoltarli maggiormente perché hanno grandi risorse, possono insegnare tanto anche ai grandi. E il regalo più bello che noi grandi possiamo far loro è consi­derarli nonché valorizzarli di più. Natu­ralmente vanno anche indirizzati perché se i genitori hanno chiara la strada da far loro percorrere, riusciranno meglio a pro­teggerli, riducendo loro i pericoli, ispe­zionando le compagnie che frequentano e non lasciandoli in balia delle baby-sitter, delle tate o parcheggiati sempre negli asi­li nido. Sarebbe utile non permettere che stiano troppe ore davanti al computer, ai videogiochi e a tutti quegli strumenti che oggi occupano la fantasia adolescenziale anziché promuoverne la creatività. Va dato spazio a quello che hanno dentro.

 

Quanto è stata importante Madre Speranza nella sua vita e quanto lo è ancora oggi?
Tantissimo. Madre Speranza è poten­te ovvero ha una forza spirituale incredi­bile per chi, come me, ha avuto la fortuna di conoscerla dopo non è stato più lo stes­so e ancora oggi la sento molto vicina e presente. L’ho incontrata tanti anni fa nel Santuario di Collevalenza un luogo a me caro perché lì i miei genitori celebrarono le loro nozze. Ci siamo avvicinati sempre più anche a causa della malattia di mio padre. Madre Speranza è riuscita ad ar­restarla, come anche Padre Pio. Proprio grazie alla presenze e all’esempio tangi­bile di queste personalità forti, la vita di un cristiano è davvero completa. Come si fa ad essere scettici o addirittura a non credere rinunciando al bisogno di affidar­si a Dio visto che chi lo fa riesce a vivere meglio.

 

Guerra e pace, un difetto e un pre­gio dell’umanità di ogni tempo. Ci sarà mai la pace sulla terra?
Dipenderà dall’uomo, quando avrà chiaro quello che vuole e dove vuole arri­vare. Dovremmo pervenire tutti a comu­ni accordi anziché disattenderli o sviarli cercando vie d’uscita solo nelle guerre e non tentando di entrare in sintonia con il resto del mondo. Gli uomini devono par­tecipare alla vita degli altri, essere coesi, perché solo uniti si vince, da soli non si va da nessuna parte.

 

Nella sua carriera professionale ed artistica ha avuto qualche modello o qualche esempio cui ispirarsi non solo dal punto di vista lavorativo ma proprio come stile di vita da adottare ed anche come testimone di valori importanti?
Una persona che stimo tantissimo e che condivide con me gli stessi valori di fede cui mi ispiro quotidianamente è di sicuro Lorena Bianchetti, un’amica dallo straordinario spessore umano, dalla per­sonalità sempre molto equilibrata che, ol­tre alle eccellenti doti espressive e di com­portamento secondo me è la classica figlia che tutti i genitori vorrebbero. Per me è un modello da imitare anche perché riesce bene a conciliare il mondo dello spettaco­lo con la sua fede. E poi, c’è Carlo Con­ti, un ragazzo serio, pulito, impegnato. Entrambi hanno segnato la mia vita e la mia carriera artistica in maniera decisiva. Senza dimenticare Maurizio Costanzo anch’egli persona molto equilibrata. Per­sone con il mio stesso senso della vita. Senza dubbio da imitare.

 

E il suo modello di professionista dell’imitazione?
Loretta Goggi, un’icona, un’artista da imitare, per me lei è unica e le sono molto riconoscente perché ha speso sempre belle parole per me.

 

A quali imitazioni è più legata?
A tutte quelle che ho fatto agli inizi della mia carriera, sono dei portafortuna e me li porto con me: Al Bano, che è sem­pre carino con me, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, Beppe Grillo, Mina, Orietta Berti, Rita Pavone. Un mio caval­lo di battaglia è anche Rita Levi Montal­cini, è stato un grande dolore sapere della sua morte. Era una donna fantastica, il pezzo forte dei miei spettacoli, con lei se n’è andato anche un po’ di me.

 

Spesso della vita degli attori si ve­dono solo le parti belle, il successo, il denaro, la fama, la bellezza di un lavoro splendido. E si tacciono le ore di prove, il sudore, l’ansia, la gestione delle emozioni, la stanchezza, la diffi­coltà per arrivare. Cosa vi ripetete ogni volta che vi sentite giù, che avete un momento di debolezza, come vi moti­vate per andare avanti?
La grande passione. Vorresti molla­re fino a un minuto prima, quando vedi che le cose non riescono, quando arrivi in cima, quasi alla cima vorresti mollare. La fede, la grande passione verso questo me­stiere ti fa stringere i denti e andare avan­ti. Ce la devi fare. Il risultato è dato dalla passione, dalla tenacia, dall’impegno. Io ho pianto, ho sofferto, ma prima o poi ar­riva il momento della discesa. È il più bel mestiere, lo faccio con amore e questo non mi fa mai mollare. Devi divertire il pub­blico al meglio e per farlo devi dargli un buon prodotto.

 

Dopo “Tale e quale show” cosa bol­le in pentola?
Bisogna avere fede… Vi sono alcuni progetti ma finché non si realizzano è bene non parlarne. Ho interessanti pro­spettive, è un bel momento per me e spe­ro che duri. In periodi di crisi in cui vi sono tante problematiche chi lavora può ritenersi fortunato e ha il dovere

 

 di Vincenzo Paticchio
in Collaborazione con Christian Tarantino

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