SUOR MARY PREMA PIERICK

CIRCA 5000 SUORE NEL MONDO
Le Missionarie della Carità sono un Istituto religioso femminile di Diritto Pontificio: le suore di questa Congregazione pospongono al loro nome la sigla MC. La Congregazione venne fondata da Anjeza Gonxhe Bojaxhiu (1910-1997), in religione madre Teresa: di origine albanese, abbracciò la vita religiosa nella Congregazione delle Suore di Loreto e nel 1929 venne inviata in India, dove si dedicò all’insegnamento. Colpita dalle misere condizioni della popolazione di Calcutta, con l’autorizzazione della Santa Sede, il 18 agosto 1948 lasciò la sua Congregazione con il suo abito tradizionale, si vestì di un sari bianco con un bordo azzurro e una croce sulla spalla e decise di fondarne una nuova. Compì un periodo di tre mesi di formazione presso le Suore Medico Missionarie per apprendere le tecniche infermieristiche e, il 19 marzo 1949, si unì a lei la prima compagna. Le Missionarie della Carità vennero erette in Congregazione religiosa di diritto diocesano dall’arcivescovo di Calcutta il 7 ottobre 1950 e ricevettero l’approvazione pontificia il 1º febbraio 1965. La fondatrice, vincitrice del premio Nobel per la pace nel 1979, è stata proclamata Beata da Papa Giovanni Paolo II in piazza San Pietro a Roma il 19 ottobre 2003. Le suore si dedicano a varie opere di assistenza morale e materiale ai poveri; esiste anche il ramo delle suore contemplative che, fatta eccezione di due ore in cui si dedicano al servizio della comunità, sostengono le altre suore con la preghiera. Oltre ai tre voti comuni a tutti i religiosi (povertà, obbedienza e castità), le Missionarie della Carità emettono un quarto voto, di offrire se stesse per il servizio dei più poveri tra i poveri. Sono presenti in 139 paesi d’Europa, Africa, Asia, Oceania e delle Americhe; la sede generalizia è a Calcutta. Ad oggi la congregazione conta circa 5000 religiose in 765 case.

 

“Grazie a Madre Teresa la gente ha capito che i poveri non sono un mondo a parte”  

Il viaggio continua. Nell’Anno della vita consacrata, Trinità e Liberazione è impegnata a far conoscere i “carismi degli al­tri” nella certezza che ogni famiglia religiosa aggiunga un prezioso sassolino alla costruzione del Regno di Dio. Suor Mary Prema, tedesca di 59 anni, è la terza Superiora genera­le delle Missionarie della carità, dopo la Beata Madre Teresa e Suor Nirmala Joshi. Le Missionarie della carità oggi sono circa 5000 e hanno 765 comunità in 139 Paesi nel mondo. In Italia sono 20. Una, chiamata ‘’Dono di Maria’’, si trova all’interno delle mura vaticane, a due passi dal Palazzo del Sant’Uffizio, ed è nata da una proposta che Madre Teresa fece a Giovanni Paolo II durante la visita del Papa a Calcutta del 1986. Il nome Prema in sanscrito significa amore. Suor Mary lo scelse ovviamente per sottolineare il carisma fonda­mentale della sua vocazione.

Suor Mary Prema, in che misura è difficile oggi per le Mis­sionarie della carità andare contro corrente ed essere donne di comunione, coraggiose e gioiose, e illuminare il mondo con la testimonianza profetica?

Il carisma ereditato dalla nostra Fondatrice, la Beata Madre Teresa di Calcutta, che è ‘’Ho sete’’ come spiritualità e “l’avete fatto a me’’ come definitivo apostolato per servire i più poveri tra i poveri, è una testimonianza profetica che illumina il mondo. Le difficoltà ci rendono consapevoli che il dono della vocazione alla vita di Missionarie della carità viene da Dio, ed è un tesoro da custodire e sviluppare. Le difficoltà sono un invito ad approfondire la comprensione del nostro carisma e vivere con maggiore umil­tà e fedeltà. L’individualismo è una tendenza attuale nel mondo. Siamo una famiglia religiosa internazionale nella quale ci trovia­mo ad affrontare diverse sfide. Per crescere in maturità personale sono necessari grande impegno e molta preghiera e sacrifici. Così diventiamo sempre più libere di accettare noi stesse e le consorel­le della comunità. Gli interessi personali devono essere orientati verso il bene comune, che richiede sempre sacrificio, atti di fiducia e fede. Siamo consapevoli che abbiamo bisogno di una conversione permanente che porti dall’egocentrismo a Dio. Pertanto, il nostro tempo dedicato alla preghiera e all’adorazione ci permette di guar­dare a Gesù e conversare con lui.

E poi uscite da casa e incontrate l’uomo povero...

Quando visitiamo le famiglie, entriamo nella loro situazione dolorosa. La testimonianza delle suore del rispetto per l’altro e la loro gioia incoraggia loro stessi e i loro cari a riconciliarsi con Dio. In alcune comunità in cui il numero dei poveri bisognosi è molto alto, le sorelle lottano per mantenere l’equilibrio tra il tempo dedicato alla preghiera, la comunità e il lavoro. Come Missionarie della carità, siamo chiamate ad andare per le strade e per le case dei poveri per far conoscere Gesù. A volte trascuriamo di fare sentire la nostra presenza fuori dal convento a causa delle esigenze del lavoro nelle nostre case o per problemi personali. In alcune parti del mondo la persecuzione delle minoranze è vissuta anche dalle nostre consorelle. Questa sfida di solito innesca nuovo entusiasmo e forza, perchè soffrire per Cristo è visto come un privilegio. No­stra Madre ci ha guidato a rimanere con i nostri poveri in luoghi di guerra e di conflitto e quindi di condividere le loro sofferenze, per dare loro la speranza che Dio non ci abbandona mai.

Madre Teresa ha realizzato una vera e propria rivoluzio­ne copernicana nella cura dei poveri, in cui non è solo un dare verticale, ma esiste anche una dimensione orizzontale. Le Missionarie della Carità vivono tra i poveri, come i poveri. Quanto questo seme, che la Madre ha seminato, ha portato frutti nel mondo?

Le Missionarie della carità sono at­tualmente in 139 Paesi nel mondo, in 765 case. Eppure, i vescovi ci invitano ad aprire nuove sedi per vivere e lavorare tra i più poveri nelle loro diocesi. Grazie alla Madre, la gente di tutto il mondo è diventata più consapevole e più sensi­bile nei confronti dei poveri. Grazie alla Madre, nel mondo di oggi la dignità dei poveri è stata resa più evidente. Grazie alla Madre, la gente ha capito di avere una responsabilità sociale, quella di con­dividere ciò che ha con i poveri. Attraver­so il nostro lavoro, è stato realizzato un bel collegamento tra ricchi e poveri. Dio ha toccato il cuore di molte persone che ci aiutano nel nostro lavoro - volontari, collaboratori, malati e sofferenti che pre­gano e offrono le loro sofferenze per una suora, tanti benefattori che sostengono il nostro lavoro. Attraverso il lavoro per i poveri, le persone si rivolgono a Dio. I giovani vengono a conoscenza di una vo­cazione al sacerdozio, alla vita religiosa o alla vita coniugale. Lentamente imparano a condividere la nostra visione di fede che nell’incontro con i poveri, incontriamo Gesù stesso.

In questi tempi difficili, soprattutto per i giovani, quali parole rivolgerebbe la Madre alle “sentinelle” per portare loro la speranza ed evitare che cadano nello scoraggiamento?

Nel 1985, la Madre tenne un discorso ai giovani a New Orleans, in Louisiana. Le sue parole sono pertinenti per i giovani di oggi: “Tutto ciò che oggi sta succedendo nella vita dei giovani, è perché non sono a proprio agio con Gesù. Trovate Gesù e troverete la pace. E come troverete Gesù? Egli lo ha reso così facile per noi: ‘Amate­vi come io vi ho amati’ (Giovanni 13:34; 15:12). E se si è andati fuori strada, esi­ste il sacramento della confessione. Va a confessarsi il peccatore pieno di peccato, torna dalla confessione il peccatore senza peccato... è la grandezza della misericor­dia di Dio. Non dovete disperarvi. Non avete bisogno di commettere un suicidio. Non dovete scoraggiarvi. Non ce n’è bi­sogno, se avete capito la tenerezza dell’a­more di Dio. Siete preziosi per Lui. Egli vi ama. Egli vi ama così teneramente che vi ha scolpito sul palmo della sua mano. Queste sono le parole di Dio nella Scrit­tura. Ricordate, quando il vostro cuore si sente inquieto, quando il vostro cuore si sente ferito, quando vi sembra che il vo­stro cuore stia per rompersi.. .ricordate: Sono prezioso per Lui. Egli mi ama. Mi ha chiamato per nome. Io sono suo. Egli mi ama. Dio mi ama. E per dimostrare quell’amore, morì sulla croce; per dimo­strare quell’amore ora Egli è nel Santis­simo Sacramento, per tutto il tempo ad aspettare voi e me...”.

Nel 1979, a Madre Teresa è stato as­segnato il Nobel per la Pace per il suo lavoro nella lotta per sconfiggere la povertà e la miseria, che costituiscono una minaccia per la pace. In che misu­ra oggi, l’esempio di pace che la vostra Fondatrice ha dato al mondo ha cam­biato il volto della povertà, che non ha più confini sociali?

Il carisma, che lo Spirito Santo ha do­nato alla Madre per il bene della Chiesa, ha ampliato la comprensione della parola “povero”. Oltre alla povertà materiale che fa sì che le persone muoiano di fame, di freddo, per le strade, esiste la povertà di non essere amati, desiderati, curati. Sono le persone che hanno dimenticato che cosa è l’amore umano, perché non c’è nessuno ad amarli. La Madre ha trovato questo tipo di povertà in tutto il mondo, in paesi ricchi e in paesi in via di sviluppo. Si è anche resa conto che è molto più difficile rimediare a questo tipo di povertà, più che a quella materiale. Attraverso la Madre, Dio ha portato questa consapevolezza nel mondo. “Dobbiamo portare la pace nel mondo con l’amore e la compassione” la Madre disse, ‘’rispettando la vita, il dono più bello di Dio...’’. Attraverso la pre­senza delle Missionarie della carità e le nostre opere di misericordia senza distin­zione di nazionalità, di casta e di credo, e attraverso la preghiera, la pace di Dio continua a essere diffusa.

Qual è la grande catena (schiavitù dell’uomo) che impedisce che la vera pace prevalga su violenza e guerra?

Era convinzione della Madre, che il più grande distruttore di pace è l’aborto. “Se una madre può uccidere suo figlio, cosa rimane se non, per me, uccidere te e, per te, uccidere me? Non c’è nulla in mez­zo”. Ciò che rende schiavi gli uomini e le donne è il pensiero che le cose materiali hanno più importanza dell’amare. Dio ci ha creati per uno scopo, che è quello di amare ed essere amati.

Le Missionarie della carità sono contemplative nel cuore del mondo. Come si coniuga l’apostolato fra i po­veri con la preghiera contemplativa?

La nostra Costituzione così recita: ‘’Siamo chiamate ad essere contemplati­ve nel cuore del mondo: cercare il volto di Dio in tutto, tutti, ovunque, in ogni momento, e la sua mano in ogni avveni­mento; e soprattutto vedere e adorare la presenza di Gesù sotto forma del Pane e nelle sembianze sofferenti dei poveri, con Gesù, per Gesù e verso Gesù”. Le no­stre quattro ore quotidiane dedicate alla preghiera, cioè la Santa Messa, la medi­tazione, l’adorazione, si intrecciano nel nostro tempo dedicato alla comunità e all’apostolato. Una volta alla settimana si rimane a casa e si ha il tempo per una con­ferenza spirituale, confessioni e incontri comunitari. Una volta al mese abbiamo a disposizione un giorno di raccoglimento nella nostra comunità con l’esposizione del Santissimo Sacramento. Abbiamo un ritiro annuale di otto giorni, e corsi per rafforzare e rinnovare il nostro impegno.

La società di oggi sembra cadere nel vuoto del relativismo. Le è capita­to di riscontrare una maggiore fame di pane o di senso della vita?

Dio ci ha creati per uno scopo più grande: amare ed essere amati. Amare significa vivere liberamente secondo la legge naturale che Dio ha scritto in ogni cuore umano; amare significa volere il bene del prossimo. Il relativismo dà la licenza di scegliere ciò che è bene o giu­sto in base al proprio pensiero e alle cir­costanze della vita. Quando queste scelte soggettive contraddicono il vero scopo della vita umana, allora il relativismo di­storce il vero senso di libertà e può portare solo infelicità e assenza di pace. La ricerca del senso della vita lo troviamo nel cuore dei poveri, dei ricchi, dei sani, dei malati, degli istruiti, degli ignoranti, dei giovani e dei meno giovani che incontriamo. È la fame di Dio. Una volta un uomo di mezza età venne a Calcutta. Disse, con grande passione, che voleva raggiungere la vetta del successo nell’ambito della sua attività. Raggiunse il suo scopo. Ma ci ha confes­sato che quando ha raggiunto l’apice del successo, ha trovato solo il vuoto e ha per­so il senso della vita. Ha poi preso la deci­sione di lavorare con le Missionarie della carità a Calcutta. È stato durante questo periodo come volontario nella nostra casa per i bambini diversamente abili che è ha scoperto il vero senso della vita, che il suo cuore desiderava. Andò a confessarsi dopo vent’anni e raccontò che aveva lasciato Calcutta con una mente completamente diversa e un cambiamento del cuore. Ora la sua vita a casa è incentrata ad amare e servire chi lo circonda.

Madre Teresa aiutava tutti, al di là dei confini religiosi (cattolici, indù, musulmani). Sognava l’ecumenismo. In che modo le Missionarie della cari­tà operano affinchè i conflitti interreli­giosi si trasformino in una coesistenza armoniosa?

Rispettiamo e incoraggiamo tutti a rispettare la propria coscienza e le altrui credenze. Non abbiamo mai imposto la nostra religione. Madre Teresa direbbe che la conversione è opera di Dio: “Vorrei che tanta la gente lo amasse, lo servisse, perché questa è la vera felicità. E quello che ho, vorrei che lo avessero tutti nel mondo. Ma è la loro scelta. Se hanno vi­sto la luce, possono seguirla. Non posso dare loro la luce. Posso dare solo i mezzi”. Nel nostro servizio, noi cerchiamo di non mostrare alcuna preferenza. Nelle nostre case, i poveri di tutte le fedi condividono la loro vita quotidiana con un altro. Dio è il Padre di tutti noi e, quindi, siamo tutti fratelli e sorelle. Durante le nostre visite alle famiglie, entriamo nelle case dei po­veri, indipendentemente dalla loro fede, e diamo aiuto immediato a tutti coloro che sono nel bisogno. Nelle nostre scuole dei quartieri poveri, i bambini di diver­sa estrazione religiosa studiano fianco a fianco. I bambini cattolici frequentano la catechesi in preparazione ai sacramenti. Raggiungiamo le persone che sono co­strette a rifugiarsi nei campi a causa di lotte o di calamità naturali a prescindere dal credo religioso.

Come è cambiata nel corso degli anni l’identità della vostra Congrega­zione?

L’identità delle Missionarie della Ca­rità non è cambiata. Essendo una Con­gregazione relativamente giovane nella Chiesa (dal 7 Ottobre 1950), essendo passati solo 17 anni dalla morte della no­stra Fondatrice, stiamo crescendo e ma­turando, sempre riferendoci ai documenti della Chiesa sulla vita religiosa. Certo, nel corso degli anni, vi è stato un rapido cambiamento nel mondo in cui viviamo e abbiamo aggiornato le modalità con cui portiamo avanti il carisma della nostra Congregazione. Cerchiamo di rispettare le esigenze dei regolamenti governativi nelle nostre case e il lavoro d’ufficio. Ab­biamo soppresso le comunità nei luoghi in cui il governo o altri gruppi hanno ini­ziato a fare lo stesso servizio per i poveri e che rende la nostra presenza non più necessaria.

Madre Teresa, beata per la Chiesa, è già santa per tutti i fedeli, diceva, ‘”Io sono una piccola matita nella mano di Dio”. È Lui che pensa e scrive. Ora che è nella casa del Padre, cosa fa scrivere a voi sorelle, e a tutti noi dal cielo?

“La mia preghiera è per ciascuno di voi. E prego che ognuno di voi sia san­to, e quindi possa diffondere il suo amore ovunque vada. Accendere la luce della ve­rità nella vita di ogni persona in modo che Dio possa continuare ad amare il mondo attraverso voi e me” (Madre Teresa). La Madre continua a spingerci ad amare Gesù con tutto il nostro essere, perché ci ama tanto. Ci esorta a permettergli di per­donarci quando il peccato e la colpa ci op­primono e permettergli di guarire le ferite della nostra vita con il suo tocco. Vedo ancora il suo amorevole sguardo mentre, toccandosi le cinque dita della mano sini­stra, dice con grande determinazione, “io voglio, voglio, con la benedizione di Dio essere santa”. Allora, mostrando le dita della mano destra con un grande sorriso, dice: “L’avete fatto a me. Questo è il mes­saggio del Vangelo delle cinque dita’’.

 di Vincenzo Paticchio
in Collaborazione con Christian Tarantino e Maria Rosaria Contaldo

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