PADRE ALEJANDRO MORAL

CIRCA 2600 FRATI NEL MONDO
L’Ordine di Sant’Agostino è presente in tutto il mondo, con più di 2600 frati presenti in 46 Paesi in 435 case religiose. In Europa vive circa il 42% dei frati, il 28% in America Latina, il 14% in Nord America, il 9% in Asia-Pacifico, il 7% in Africa1. Le nazioni con maggiore presenza sono la Spagna, gli Stati Uniti, l’Italia, il Messico, le Filippine e il Perù, e mentre in Europa e America Settentrionale le presenze sono consolidate, in Africa, Asia ed America Latina si sta assistendo ad un’importante crescita delle vocazioni e diffusione delle comunità sul territorio. In tutto il mondo ogni comunità agostiniana testimonia nella vita interiore e nella vita comune la grande tradizione umana e spirituale di Agostino, a servizio del Vangelo e della Chiesa. I frati, le monache contemplative, le congregazioni di suore, i laici, tutti coloro che fanno parte della grande famiglia agostiniana e che, con la dignità della chiamata battesimale e il profondo desiderio di vivere il Vangelo si riconoscono nella spiritualità del Santo Padre Agostino, vivono e testimoniano il messaggio di Cristo nelle modalità più diverse, secondo lo specifico dello stato di vita di ciascuno. La vita interiore, coltivata nella preghiera e nello studio, la vita comunitaria, nei suoi momenti di incontro e di condivisione umana e spirituale, il servizio alla Chiesa, secondo le esigenze del tempo e di ogni luogo, costituiscono lo stile che fonda la vita agostiniana da Agostino ad oggi.

 

“Agostino d’Ippona Attualità di un santo innamorato di Dio e dell’umanità”  

Padre Alejandro Moral Antón è il 97° Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino. Padre Alejandro è nato a La Vid in Spagna, il 1 giugno 1955. È entrato in novizia­to nella Provincia Agostiniana di Spagna nel 1972 e ha emesso i voti religiosi il 12 settembre 1973. Dopo gli studi a La Vid e Madrid, ha continuato la sua preparazione ac­cademica al Collegio Internazionale S. Monica in Roma, e ha emesso la sua professione solenne nel settembre 1980. È stato ordinato sacerdote il 20 giugno 1981. P. Alejandro ha espletato nella Provincia vari incarichi, come bibliotecario, economo, direttore della formazione, Consigliere provincia­le. Nel 1995, a 40 anni, è stato eletto Priore Provinciale e ha servito in questo incarico fino alla sua elezione a Vicario Ge­nerale dell’Ordine nel 2001. Da allora fino alla sua elezione a Priore Generale (2013) è stato membro della Curia Gene­ralizia con varie responsabilità. Ha pubblicato vari articoli sulla Sacra Scrittura e la Vita Religiosa e ha tradotto alcune opere di Spiritualità Agostiniana in spagnolo.

Padre Alejandro, il Beato Paolo VI affermava: “Se Agosti­no vivesse oggi, parlerebbe come allora, perché davvero egli impersona una umanità che crede, che ama Cristo ed il nostro amatissimo Dio”. Erano gli anni difficili a cavallo tra il 1960 e il 1970, quando Papa Montini affermava questo. Secondo Lei come e di cosa parlerebbe, oggi, il Santo d’Ippona?

Sarebbe molto diretto come è sempre stato. Parlerebbe con franchezza alla gente e lo farebbe per farsi meglio comprendere. È pur vero che il mondo di allora era differente da quello odierno ma comunque egli usava sempre esempi, utilizzava le immagini a supporto delle sue affermazioni pienamente consapevole di un amore che sempre avvertiva nei confronti dell’umanità. Inoltre, penso che oggi si soffermerebbe molto sui temi della pace e della fraternità. Ai suoi tempi si dedicò a lungo alla pace e all’unità ovvero a quella comunione di tutti gli uomini con Cristo che è nostro fratello e con Dio che è nostro Padre in una sorprendente sintonia con Papa Francesco.

Nel 2013 avete celebrato il Capitolo Generale. Quali sono le linee principa­li dei prossimi sei anni e qual è, nello specifico, il suo personale impegno come Priore?

Il Capitolo Generale ha stilato un programma dal quale ho personalmente estratto aspetti da rivedere o da miglio­rare al fine di individuare ed ordinare le priorità per la nostra vita religiosa, pri­vilegiando sempre la dimensione orante e coltivando la nostra spiritualità. Al­trettanto importante è riscoprire la vita comunitaria dell’Ordine per contrastare il grande individualismo della cultura odierna e stimolare continue iniziative che la rafforzino sarebbe di grande aiuto ai superiori. Ma anche, rafforzare la pa­storale vocazionale e la cura della propria vocazione: è, infatti, fondamentale avere a cuore la formazione dei membri dell’Or­dine sia intellettualmente sia spiritual­mente. Occorre anche rivedere le strut­ture finanziarie cercando di centralizzare l’aspetto economico. Questo mondo si ser­ve dell’economia e pertanto anche la Chie­sa deve farlo per poter aiutare gli uomini ad annunciare al meglio il Vangelo.

A propsito di vocazioni qual è lo stato di salute degli Agostiniani nel mondo e soprattutto in Italia?

A livello mondiale vi sono luoghi in cui dal punto di vista vocazionale non ci possiamo proprio lamentare. Ad esem­pio in Asia e in Africa. In America Lati­na, invece, la situazione non è del tutto uniforme ma non c’è male. Negli Usa da quattro anni in qua vi sono dalle 5 alle 10 persone che intraprendono il cammi­no del noviziato. In Italia c’è scarsità, però al momento non mancano i professi. Forse è un momento difficile per la Spa­gna. Mentre in Inghilterra, in Germania, nella Repubblica Ceca, in Slovacchia e in Polonia quest’anno registriamo un buon numero di novizi. In Africa, comunque, pur essendoci tante vocazioni, scarseggia la formazione che andrebbe al più presto intensificata.

Come gestisce fattivamente ed emotivamente il peso dell’eredità spiri­tuale di S. Agostino anche nel ruolo di Priore generale?

È un’eredità enorme ed impegnativa che implica soprattutto l’essere consci del­la colossale quantità di scritti di spiritua­lità di Agostino che, certamente, aiutano a vivere la nostra vocazione. Proprio a questo proposito, l’anno scorso, si è pen­sato di creare un Istituto di Spiritualità in modo tale che ogni anno coloro i quali hanno concluso gli studi necessari per di­venire preti o frati possano acculturarsi approfondendo gli scritti di S. Agostino. Poi, si sta tentando, per tutti i nostri stu­denti sparsi nel globo, di creare un centro di studi prettamente agostiniano o un’u­niversità agostiniana. Riteniamo, infatti, che una facoltà specifica possa favorire ed incentivare maggiormente la formazione, al di là anche dell’Istituto Patristico del Laterano che molto ha fatto e continua a fare per quanto concerne la formazione teologico - patristica del nostro Ordine.

Importante nel percorso di forma­zione di Agostino è stata la madre Mo­nica. Emerge prepotente nella vita del Fondatore la figura della madre come tante altre figure di madri sante nel­la storia. L’esempio di queste madri rimanda alla cronaca nera dei nostri giorni cui per contrasto il ruolo ma­terno sembra essersi dissolto se non deviato verso il male o, a volte, verso il crimine...

Come nei casi di S. Monica o di S. Rita o di S. Elena, la preghiera è di un’im­portanza fondamentale ed imprescindi­bile che va ad unirsi ad un forte allena­mento al perdono. Sempre occorre essere indulgenti nei confronti di quello che può capitare in una famiglia tra genitori e fi­gli. I giovani, infatti, alle volte, compiono non solo delle azioni sciocche ma anche incomprensibili e proprio in quei casi sarebbe opportuno un atteggiamento di comprensione infinita tale da accompa­gnare il vero amore di una madre che si nutre della preghiera. La preghiera infatti è l’autentico sostegno dell’amore materno che spiana la via al perdono.

Agostino nelle sue opere combatte il manicheismo e le eresie donatista, marcionita, priscilliana, origenista, ariana, pelagiana, etc. Quali sono oggi le ‘eresie moderne’ che il vostro Ordine religioso deve affrontare?

Soprattutto quella dell’individuali­smo. Una cultura dominante che corro­de la società soggiogata dall’idea dell’in­trinseca indipendenza di ogni individuo dagli altri individui. Occorre allontanare la tentazione di una comodità che tutti tendenzialmente cerchiamo solo perché il nostro mondo ci spinge a vivere così. Su queste nuove forme di eresia ci scagliamo strenuamente. L’uomo, infatti, deve poter vivere in società condividendo l’anima, il cuore, Dio e la preghiera.

La lunga e sofferta conversione di Agostino si svolse praticamente sui li­bri. A 19 anni la lettura dell’ “Ortensio” di Cicerone lo distolse dall’edonismo e lo indirizzò a volgersi alla filosofia. A 32 anni la meditazione delle Lettere di Paolo lo convinse a separarsi dalla sua donna e a consacrarsi a Dio. C’è un libro che, in particolare, consiglie­rebbe a chi vaga sperduto e lontano dalla fede?

Sì, spesso a persone che sono in cam­mino per ritornare alla fede consiglio “Le Confessioni” di S. Agostino. Io stesso, nonostante le abbia lette più di dieci vol­te scopro sempre qualcosa di nuovo. Ma anche la Sacra Scrittura, il Nuovo Testa­mento, le Lettere di Paolo perché se un cuore è aperto e pronto a ricevere può tro­vare le risposte che attende nella sua vita.

Molto di ciò che Agostino scrisse precorse i tempi. Egli considerava il sesso come una forza creata da Dio e l’amore sponsale come completezza e perfezione ma nel contempo sostene­va il diritto delle donne e degli uomini di rifiutare il matrimonio e scegliere la verginità. Amava l’umiltà e odiava la maldicenza, pertanto, cosa pensa riguardo alla situazione della famiglia in Italia, nel mondo, nell’Occidente e soprattutto riguardo le aperture che la Chiesa Cattolica negli ultimi tempi lascia intravedere tra le ferite del ma­trimonio come il divorzio e le separa­zioni?

Avendo 150mila studenti nelle nostre scuole sparse nel mondo conosciamo ab­bastanza la realtà delle famiglie e dei fi­gli. Infatti, vi è un buon 45% di studenti provenienti da famiglie problematiche. Questi bambini e ragazzi hanno enormi difficoltà in quanto l’essere umano ha bi­sogno di quella affettività, dolcezza e te­nerezza che solo l’amore di due genitori che si amano è in grado di dare. Tutto ciò per diventare una persona più equilibra­ta e sentirsi diverso da qualcuno, sia dal padre che dalla madre. Ma quando non si avverte questo dietro di sé allora tutto si complica ed è ciò che sperimentiamo nel­le nostre scuole. Il Sinodo che si sta ce­lebrando sulla Famiglia andrà avanti ma se continuerà a scarseggiare l’amore tra genitori e figli si dissiperà il collante ne­cessario per creare a unità nella famiglia e nel mondo.

S. Agostino fondò diversi monaste­ri cui diede una regola che è alla base di molti ordini canonici regolari, frati e suore, e diffuse il monachesimo occi­dentale in Africa. Oggi in quanti e quali Paesi sono presenti i frati e quali sono le attività principali che essi svolgono?

Siamo presenti nei cinque continenti. In America, Canada, Stati Uniti, Messi­co, fino alla Patagonia solo in due Paesi siamo assenti. In Europa siamo presenti un po’ dappertutto. In Asia siamo atti­vi in Corea, Filippine, Cina, Giappone, India e Tailandia e poi anche in sei Pa­esi dell’Africa. Lo studio è certamente una delle attività imprescindibili a più livelli. Gestiamo ben cinque Università e l’attività accademica da noi sviluppata è piuttosto rilevante tanto da giustificare 150mila studenti nelle nostre strutture scolastiche. Assicuriamo la presenza an­che in molte Parrocchie. Il nostro Padre fondatore sarebbe S. Agostino anche se giuridicamente lo è la Chiesa che nel 1244 concesse una prima unione e una seconda nel 1256. Per cui, servire la Chiesa è più che un obbligo. Solo in quest’ultimo anno ci ha regalato quattro vescovi. Essere in comunione con la Chiesa significa recarsi nei luoghi in cui ci invia. Inoltre, siamo impegnati nel portare avanti un discor­so di giustizia e di pace un po’ in tutto il mondo.

Per Agostino furono fondamentali le parole e l’esempio di S. Ambrogio che lo aiutarono nel suo percorso di rinascita alla vita cristiana. Chi si po­trebbe additare ai giovani d’oggi come modello da seguire ed imitare?

Una figura sempre molto attuale è proprio S. Agostino perché mi sembra tocchi il cuore. Purtroppo alle volte non lo si approfondisce e quindi non lo si co­nosce affatto. Egli ha vissuto come uno di noi, come un giovane in cammino nella vita non diverso da nessuno in effetti, sempre in fase di ricerca ma anche pron­to ad accogliere nuove idee, nuovi modi di vivere, aperto alla fede e ai culti e alla fine ha trovato quel che cercava. Poi, per­sonalmente ammiro molto l’Abate Pierre, il religioso francese scomparso otto anni fa, una figura davvero immensa, un vero amico della povertà. Ma anche S. Tomma­so di Villanova che fu eccelso predicatore, uomo molto colto e molto generoso con chi aveva bisogno al punto che morendo non aveva nemmeno un lettuccio dove stendersi perché consegnò tutto ai poveri.

Viviamo l’Anno della Vita Consa­crata e Papa Francesco ha invitato i religiosi di ogni famiglia a “svegliare il mondo”. Come stanno vivendo gli Agostiniani quest’anno così provvi­denziale?

Appena è iniziato l’Anno della Vita Consacrata ho subito scritto una lettera a tutte le fraternità chiedendo di rileggere alcuni documenti del Vaticano II che aiu­tano a capire meglio quello che ci viene chiesto. Ad esempio il decreto Perfectae Caritatis ci è di grande aiuto. Ho detto loro: quest’anno va vissuto come un dono di Dio del quale avvalersi per convertire sempre più il nostro cuore, per aprirsi a Dio che ci chiama sempre a conversione. Vi sono poi alcuni eventi già fissati per l’Ordine che rappresentano tappe di un vero e proprio pellegrinaggio lungo la via frastagliata della nostra conversione.

 

 di Vincenzo Paticchio
in Collaborazione con Christian Tarantino

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