PADRE JOSE NARLALY

Tenerezza e misericordia. La nostra missione di liberazione ricomincia da qui

Si conclude il 2 febbraio con il Giu­bileo dei Religiosi in San Pietro, l’Anno della Vita consacrata, in­detto e voluto da Papa Francesco - religioso anche lui - come momento di riflessione e di rilancio dell’espe­rienza dei consigli evangelici in un momento storico che reclama testi­monianza e profezia.

All’indomani della conclusione del Capitolo Provinciale - che ha rie­letto alla guida della Provincia “San Giovanni de Matha”, Padre Gino Buc­carello - abbiamo approfittato della disponibilità del Ministro Generale dei Trinitari, Padre Jose Narlaly (che ha presieduto il Capitolo), per fare un bilancio di questo Anno speciale e per parlare dell’Ordine, delle sfide che lo attendono ma anche della presenza feconda e del ruolo che esso è chia­mato ad assumere in questo momen­to storico.

Ministro Generale Padre Narlaly, quale bilancio si sente di tracciare per l’Ordi­ne che guida mentre si conclude l’An­no della vita consacrata?

A questo punto della storia, trovo che il nostro Ordine sia ad un crocevia. Ci sono segni di un rinnovato vigore ed ener­gia in alcuni ambienti e in alcuni religio­si dell’Ordine, che sarebbe davvero bello vivere e testimoniare in uno spirito più profondo e fedele. Dialogando con alcuni religiosi durante le mie visite pastorali in alcune Province che ho visitato nel cor­so di quest’anno, alcuni di loro mi hanno manifestato chiaramente la loro volontà di vivere la loro vocazione trinitaria in maniera più coerente, seguendo lo spirito dei nostri Padri Fondatori come sancito nella nostra Regola e nelle Costituzioni. Si registra una crescita numerica in alcu­ni Paesi in cui siamo presenti. Allo stes­so tempo, sono consapevole di una certa mentalità e dell’entusiasmo in calo in molti altri che non si sentono chiamati a rinnovarsi di fronte a numeri decrescenti e uno spirito diffuso di routine e di me­diocrità. Bisogna essere sempre aperti allo Spirito di Dio che chiama a rinnovamento e conversione continuamente. Durante le mie visite e durante i Capitoli provincia­li, ho parlato della necessità di un nuovo risveglio e ho cercato di animare i nostri religiosi in questa direzione. Inoltre, du­rante quest’Anno della Vita Consacrata ho scritto tre lettere circolari all’Ordine e alla Famiglia, incoraggiando tutti a ricor­dare il passato con gratitudine, a vivere con passione il presente e ad abbracciare il futuro con speranza.

Quali iniziative sono state prese nel­le Province e nelle singole comunità? Quali i frutti da raccogliere?

Le iniziative e gli sforzi compiuti dal­le diverse Province e dalle comunità sono stati simili e differenti allo stesso tempo. Quasi tutte le Province e le comunità hanno partecipato e contribuito ai diversi incontri e celebrazioni organizzate a livel­lo diocesano e parrocchiale in occasione di questo speciale Anno della Vita Consacra­ta. C’è stata una maggiore connessione e condivisione con altri istituti religiosi e comunità presenti nelle stesse aree e re­gioni. Alcune comunità e alcuni religiosi hanno promosso momenti particolari di preghiera, tra cui l’adorazione del Santis­simo Sacramento, sia come comunità che come individui. Alcune comunità hanno seguito coerentemente la nostra Regola e le Costituzioni. Molti religiosi e comuni­tà hanno fatto uno sforzo per leggere le comunicazioni e i documenti pubblicati dal Papa e dalla Congregazione per la vita consacrata e per gli Istituti di vita apostolica. Il raduno di molti giovani trinitari, sia uomini che donne, che sono venuti a Roma nel mese di settembre per partecipare a diverse sessioni organizzate per i giovani religiosi dalla Santa Sede, è stato un grande successo. Questi giovani trinitari hanno approfittato di questa oc­casione per visitare le chiese trinitarie di S. Tommaso in Formis, San Crisogono e San Carlino. Tutti questi eventi e attività sono state intraprese per favorire lo spiri­to del nostro impegno religioso e la con­sacrazione. Sono sicuro che la maggior parte delle nostre comunità e dei religiosi hanno beneficiato, in un modo o nell’al­tro, di tutte queste esperienze.

L’Anno Santo della Misericordia che è appena iniziato è un nuovo cammino per la Chiesa Universale. Perché - se­condo lei - Papa Francesco ha “consa­crato” il suo pontificato al compito del perdonare?

Data la situazione attuale della Chie­sa e del mondo, in cui purtroppo si re­gistrano molte fragilità umane, conflitti e divisioni che continuano ad affliggere l’umanità, credo che il Santo Padre sia cosciente del nostro bisogno di perdono e di misericordia di Dio. Allo stesso tempo, egli è consapevole della necessità di tutti noi di comunicare quel perdono e quella misericordia agli altri. Chi non è aperto a sperimentare il perdono di Dio diventa, a sua volta, incapace di comunicare mi­sericordia e perdono ai i suoi simili. Egli rimane chiuso in se stesso e resta schiavo poiché non è libero di relazionarsi con Dio e con gli altri in modo spontaneo e gio­ioso. Ci sono molte circostanze in cui gli esseri umani sentono forte il bisogno di riconciliarsi con Dio e tra di loro. Ci sono anche molti fratelli e sorelle che si sono allontanati da Dio e dalla Chiesa. E noi, che siamo la Chiesa, dobbiamo compiere uno sforzo speciale per andare verso gli altri offrendo loro la tenerezza e la mise­ricordia di Dio.

Le opere di misericordia antiche e mo­derne sono le “vie” del Giubileo indi­cate dal Santo Padre. Quali sono le “opere” più urgenti per la missione dei Trinitari nel mondo?

Rendere liberi i prigionieri, offrire soli­darietà ai cristiani perseguitati e visitare i detenuti sono alcune opere prioritarie per i Trinitari in tutto il mondo. Nei Paesi in cui siamo presenti e dove vi è un flusso di rifugiati e immigrati, ci occupiamo anche degli sfollati e dei senzatetto. Nei Paesi in cui siamo presenti e dove vi è la povertà estrema e altre forme di schiavitù moderna, i Trinitari devono continuare ad intervenire a favore degli emarginati. Ogni comunità trinitaria ed ogni Trinita­rio deve continuare ad acquisire un cuore di tenerezza e di misericordia e tradurre questo atteggiamento e questa virtù in atti concreti di misericordia.

A proposito di missione. Qual è lo sta­to di salute dell’apostolato trinitario nelle terre in cui siete presenti?

L’impegno dei Trinitari in missione nei diversi Paesi in cui siamo presenti, è piuttosto dinamico e ben apprezzato in generale. Una delle cose più belle che ho vissuto durante le mie visite pastorali è quella di ricevere elogi e sentire l’apprez­zamento dei collaboratori e dei beneficiari del nostro apostolato. Diversi vescovi e molte persone hanno parlato molto della meravigliosa opera dei nostri fratelli nelle loro rispettive diocesi e nei diversi settori e ambiti in cui i nostri fratelli interven­gono nella la vita di tantissime persone, soprattutto quelle affette da disagi umani. I cristiani che vivono in aree di persecu­zione e di emarginazione, i prigionieri in diversi continenti, i poveri e i bisognosi che sono supportati e sostenuti da noi, sono immensamente grati per ciò che i nostri fratelli sono e fanno per loro.

Quanto è importante la forza e la testi­monianza del laicato nell’evangelizza­zione in chiave trinitaria?

Dal punto di vista trinitario, il potere e la testimonianza dei laici nell’evange­lizzazione è fondamentale. Fin dall’inizio dell’Ordine, San Giovanni de Matha ha avuto la collaborazione dei laici nel pro­getto per il riscatto dei prigionieri cristia­ni. Che fosse nella raccolta di fondi per il pagamento del riscatto dei prigionieri o nell’esecuzione delle varie opere di mise­ricordia, la presenza e la collaborazione dei laici sono state molto significative nel portare il messaggio dell’amore e della mi­sericordia di Cristo. In questo momento storico di situazioni complesse che neces­sitano di evangelizzazione, il ruolo dei lai­ci è essenziale.

La liberazione assume in ogni tempo connotati diversi. Negli ultimi tempi - almeno per l’Europa - ha vestito i panni del dramma delle migrazioni dai territo­ri dove la guerra provoca distruzione e morte. Come rispondono i Trinitari agli appelli del Santo Padre?

Fortunatamente, i Trinitari in Spagna e in Italia stanno rispondendo a questa situazione con generosità. La Fondazione Pro Libertas della Provincia dello Spirito Santo, istituita per proteggere e difendere i diritti umani, continua ad accogliere gli immigrati in diverse città della Spagna e in Sud America. La nostra Provincia Ita­liana pure ha offerto ospitalità e solidarie­tà agli immigrati in diverse città d’Italia Notevole è l’accoglienza per le donne im­migrate che sono state vittime di violenza, nella nostra comunità di Somma Vesuvia­na. L’11 dicembre, si è celebrato un mera­viglioso battesimo di due bambini nati da due donne immigrate.

In Italia, i Trinitari, in quattro istituti, lavorano con fatica e impegno per “li­berare” tante persone dalle “catene” della sofferenza e della disabilità. Quali prospettive per questo settore così de­licato?

Il lavoro dei Trinitari nei quattro isti­tuti per portatori di handicap è ammire­vole. I nostri fratelli ci lavorano instan­cabilmente con grande dedizione e amore. L’aspetto più impressionante all’interno di questi istituti è l’attenzione data alla di­gnità della sofferenza e alle persone disa­bili. La qualità del servizio reso e gli stan­dard estetici dell’infrastruttura di questi istituti sono davvero alti. Gli istituti sono amministrati con efficienza e sono stati in grado di offrire lavoro a molte persone. Se saremo in grado di continuare a fornire personale qualificato e ricevere i contribu­ti necessari da parte del Governo, saremo in grado di mantenere questo settore del nostro ministero, che si rivolge a così tan­te persone.

L’Ordine Trinitario è presente in tanti Paesi. Quali sono le peculiarità più evi­denti della missione di liberazione nelle diverse zone del mondo? Quali sono i campi di impegno trinitario in America, in Africa, in Asia, in Europa? Quali le difficoltà più grandi?

Se la missione di evangelizzazione è una missione universale della Chiesa, la missione di liberazione è parte della missione universale della Chiesa. Se la maggior parte dei ministeri nella Chiesa e nell’Ordine rientra nell’ambito della li­berazione, è vero però che alcune attività apostoliche sono più vicine di altre al si­gnificato e alla realtà della liberazione. In questo senso, alcune delle attività svolte dai Trinitari in diverse parti del mondo sono più simili al concetto di liberazione. In Nord America, le Province canadesi e statunitensi sono molto attive attraverso le attività del Sit, che si occupa dei cristia­ni perseguitati. Organizzano regolarmen­te sessioni per favorire la consapevolezza del tema e della realtà della persecuzione nel mondo. La nostra presenza nascosta vicino ai cristiani nel mondo arabo-mu­sulmano è un lavoro significativo di libe­razione. In Sud America, i nostri fratelli sono molto coinvolti nel lavoro per i po­veri e gli emarginati, nel nutrire ed edu­care i bambini e gli adulti poveri. Il loro lavoro con i prigionieri è anche un lavoro di liberazione. Allo stesso modo in Africa e Madagascar, i nostri fratelli fanno un grande lavoro per i detenuti e per i pove­ri. In Asia, abbiamo un centro spirituale che offre ritiri e sessioni di preghiera che portano alla guarigione interiore e alla liberazione. Inoltre, frequentano quotidia­namente i prigionieri e i poveri, prestan­do particolare attenzione ai cristiani che vivono in situazioni difficili. In Europa, i nostri fratelli continuano il loro lavoro con i detenuti, gli immigrati e i poveri. Come ho detto prima, l’accoglienza ac­cordata agli immigrati e alle vittime della violenza è davvero un lavoro encomiabi­le di liberazione che facciamo in Europa. Per quanto riguarda le difficoltà e le sfide della nostra missione, la più grande è si­curamente quella di continuare a fornire religiosi ben preparati, molto motivati e fortemente impegnati in questi ministeri difficili. In alcune aree il numero e la forza dei religiosi sono in diminuzione. Abbia­mo bisogno di prestare una grande atten­zione alla formazione permanente al fine di mantenere alta la qualità e la motiva­zione dei nostri fratelli. C’è poi la sfida di lavorare efficacemente in team per il bene comune, scrollarci di dosso la routine e la mediocrità e sfidare noi stessi per anda­re avanti per le periferie, come ci ricorda sempre il Santo Padre.

Lei è Superiore Generale dell’Ordine ormai da un po’ di anni e si sarà reso conto che ad una povertà di vocazioni di provenienza occidentale corrispon­da una ricchezza di adesione alla chia­mata del Signore a seguirlo attraverso il carisma di Giovanni de Matha, pro­veniente da quelle che una volta erano considerate terre di missione. Quali strumenti e quali strategie per favorire la “comunione interculturale”?

Il nostro ultimo Capitolo Generale è stato dedicato a questo tema dell’intercul­turalità come dono e sfida. Come proposto dal Capitolo, il nostro team di animazione e governo generale è molto multicultu­rale. Nei nostri programmi di formazio­ne stiamo cercando di implementare la multiculturalità. Al fine di promuoverla al meglio, le sessioni di preparazione alla Professione Solenne a Roma hanno regi­strato partecipanti da tutte le giurisdi­zioni e questo ha favorito l’arricchimento multiculturale. Stiamo cercando poi di incoraggiare i nostri religiosi ad imparare le lingue straniere, in particolare inglese e spagnolo, che sono state scelte come lin­gue ufficiali dell’Ordine. Questo aspetto relativo all’apprendimento delle lingue è particolarmente importante durante le tappe della formazione iniziale. Nel pro­cesso di scambio di religiosi o di condivi­sione del personale tra le giurisdizioni, è anche importante che i religiosi scelti per andare in altri Paesi posseggano capaci­tà tali da adattarsi a una nuova cultura e imparare una nuova lingua. Allo stesso modo, coloro che ricevono i fratelli prove­nienti da altri Paesi, devono essere aperti e ben preparati ad accogliere e apprezzare altre lingue e culture. In questo processo noi continuiamo a imparare e crescere nell’Ordine.

Sulla comunione e sul “ritorno” alla vita di comunità lei in passato ha insi­stito più volte attraverso i suoi messag­gi. A che punto è questo “cammino di conversione”?

La vita comunitaria o la vita fraterna è la sfida più grande della vita religiosa oggi. La peste di un individualismo esa­sperato si è insinuata nella vita religiosa. Il rimedio è quello di recuperare il dono della vita comunitaria e fraterna in tutte le sue dimensioni. Ci sono stati casi di re­ligiosi nell’Ordine che vivevano da soli e ci sono stati casi di comunità molto pic­cole. Dopo molte insistenze, il numero di religiosi che vivono soli nel nostro Ordine è molto diminuito. Stiamo anche facen­do progressi nella riduzione delle piccole comunità. Tuttavia, questa diventa una vera e propria sfida se consideriamo che in alcune giurisdizioni il numero dei re­ligiosi sta diminuendo rapidamente. La condivisione di beni materiali e spirituali tra i fratelli deve essere promossa mag­giormente. Il giorno in cui cominceremo a vivere con coerenza i voti, come la po­vertà, come distacco dai beni materiali e dai guadagni mondani, si inizierà davvero a sperimentare la gioia di raggiungere il Sommo Bene. Il giorno in cui sincera­mente condivideremo con i nostri fratelli tutto ciò che abbiamo, così come i primi cristiani, allora ci sarà l’esperienza auten­tica vita di comunità in cui tutti i membri sono di “un cuor solo e un’anima”.

Ultima richiesta. Approfitti di questo spazio per lanciare un messaggio e un augurio ai lettori di Trinità e Liberazione.

Prima di concludere questa intervista, vorrei cogliere l’occasione per ringraziare tutti i lettori di Trinità e Liberazione per la fedeltà e l’attenzione verso questa rivista. Auguro ad ognuno di voi un anno della Misericordia santo e fecondo. Allo stesso modo, vorrei esprimere il mio apprezza­mento per il faticoso lavoro del direttore Nicola Paparella e di tutti coloro che con­tribuiscono a rendere questa rivista vera­mente un’opera della Trinità e uno stru­mento di liberazione. Mi congratulo con Padre Gino Buccarello, Provinciale rielet­to, con la sua squadra e con il resto della Provincia di S. Giovanni de Matha per lo sforzo coraggioso di voler diffondere, at­traverso il mensile, il messaggio del Dio Uno e Trino che è fonte di misericordia e di liberazione.

 di Vincenzo Paticchio
Traduzione dal testo originale a cura di Annalisa Nastrini

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