CARD. LORENZO BALDISSERI

PRECONIZZATO DA BERGOGLIO
Lorenzo Baldisseri nasce in Toscana a San Pietro in Campo il 29 settembre 1940. Viene ordinato presbitero il 29 giugno 1963 dall’arcivescovo Ugo Camozzo per l’arcidiocesi di Pisa. Frequenta la Pontificia Accademia Ecclesiastica ed entra nel servizio diplomatico della Santa Sede. Il 15 gennaio 1992 è nominato da Papa Giovanni Paolo II Nunzio apostolico ad Haiti; riceve l’ordinazione episcopale dal cardinale Angelo Sodano. Negli anni successivi è Nunzio in diversi Paesi. Nel 2012 Papa Benedetto XVI lo nomina segretario della Congregazione per i Vescovi e poi segretario del Collegio cardinalizio. Il 13 marzo 2013 Papa Francesco, subito dopo l’elezione al soglio pontificio, ricevendo dalla sue mani lo zucchetto bianco, gli avrebbe posto sul capo lo zucchetto rosso porpora che indossava da cardinale, preconizzando forse una sua futura nomina cardinalizia. In realtà papa Francesco gli avrebbe posto sul capo lo zucchetto rosso mentre gli prestava atto di ossequio e di obbedienza in ginocchio; in seguito gli avrebbe detto che era “cardinale a metà”. Il 21 settembre dello stesso anno papa Francesco lo nomina segretario generale del Sinodo dei Vescovi. Lascia l’incarico di segretario del Collegio cardinalizio il 28 gennaio 2014 in previsione della nomina a cardinale, che avviene il successivo 22 febbraio.

AMORIS LÆTITIA: Papa Francesco in ascolto del popolo e del Sinodo

“Una data importante per la Chiesa e per questo Pontifi­cato”. Non ha dubbi il cardi­nale Lorenzo Baldisseri, se­gretario generale del Sinodo dei vescovi, nel giudicare la storicità dello scorso 8 aprile, giorno della pubblicazione dell’Esortazione apostolica postsinodale Amoris lætitia. A due mesi di distanza, lo abbiamo incontrato per fare il punto sulla ricezione del documento, ma an­che per riflettere sulle prospettive future per “il cammino della sinodalità”.

Eminenza, la pubblicazione dell’Esor­tazione apostolica post-sinodale Amoris lætitia ha, in qualche modo, sugellato il cammino sinodale sulla famiglia com­piuto negli ultimi due anni. Che bilancio si può fare di questo percorso? Dal suo particolare “osservatorio” può fare sinte­si delle risposte all’Amoris laetitia in tut­to il mondo?
La pubblicazione dell’Esortazione Amo­ris lætitia ha segnato il punto di arrivo di un lungo percorso, veramente sinodale, ini­ziato nel settembre 2013, che ha coinvolto tutte le componenti ecclesiali sul tema della famiglia nella Chiesa e nella società. È voce comune che il bilancio di questo cammino sia ampiamente positivo. Si è sviluppato un reale processo di approfondimento sulla famiglia e sulla sua vita concreta, nel qua­le tutti hanno potuto manifestare il proprio pensiero, le proprie preoccupazioni, le pro­prie prospettive, ciascuno secondo il proprio ruolo e la propria competenza. Con l’Esorta­zione apostolica il Papa ha mostrato di avere attentamente ascoltato ciò che il popolo di Dio e le due assemblee del Sinodo dei vescovi hanno elaborato e ha espresso la sua paro­la autorevole. A quanto mi risulta e come è emerso nell’ultima riunione del Consiglio di segreteria, l’accoglienza del documento è sta­ta generalmente molto positiva. Viene per lo più evidenziata la capacità di comprendere e vivono le singole persone e le famiglie, la concretezza del linguaggio, la sottolineatu­ra continua della bellezza e della ricchez­za della famiglia, l’invito a saper cogliere quanto di positivo vi è nelle diverse situa­zioni. Molte persone hanno apprezzato la capacità d’inclusione contenuta nelle paro­le del Papa. Ricordo, per esempio, alcune persone vedove, che hanno testimoniato la loro commozione nel ritrovare la propria esperienza di vita nell’Esortazione, come anche la gratitudine che le famiglie visitate dal lutto hanno voluto esprimere al Santo Padre perché hanno sentito le sue parole e la sua stessa persona accompagnare il loro dolore.

Come è stato accolto il documento nei diversi Paesi?
Se si può dire qualcosa in generale sull’accoglienza dell’Esortazione, è prema­turo dettagliare come essa sia stata accol­ta nei diversi Paesi. Occorrerà un po’ di tempo per verificare la ricezione di questo documento che, a detta di tutti, è partico­larmente articolato e tocca svariati aspet­ti. Sarà l’esperienza concreta delle diocesi, delle parrocchie, delle comunità ecclesiali a manifestare il grado di accoglienza e di messa in pratica di ciò a cui il Papa ci esor­ta.

Papa Francesco ha molto a cuore i temi della sinodalità e della collegiali­tà. Nel suo discorso per la commemo­razione del 50° del Sinodo dei vescovi ha detto, tra l’altro, che “il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millen­nio”. È un percorso realizzabile? E in che modo?
È a partire dal Concilio Vaticano II che la riflessione sulla sinodalità è presente nella vita della Chiesa. L’istituzione del Sinodo dei vescovi nel 1967 ne è stata la prima diretta conseguenza. Quindi, Papa Francesco si inserisce in un cammino ini­ziato da tempo. E invita a proseguire que­sto cammino, nella convinzione che, come dice san Giovanni Cristostomo, “Chiesa e Sinodo sono sinonimi”. Occorrerà riflette­re e approfondire i diversi aspetti che sono in gioco, per individuare in maniera sem­pre più adeguata come concretizzare l’espe­rienza di una “Chiesa sinodale”.

Perché è così difficile capire che le dinamiche della sinodalità non rispon­dono alle logiche delle contrapposizio­ni o delle fazioni “vincitori-vinti”?
Siamo troppo abituati a ragionare in termini di maggioranza e minoranza, come espressione di chi vince e di chi perde. Questo, inevitabilmente, genera contrap­posizioni. La sinodalità, invece, risponde a un altro criterio: il consenso per conseguire il fine ultimo “salus animarum”, che si modula nel tempo e nello spazio su temati­che concrete, da cui scaturiscono decisioni per il bene dei fedeli. In questa prospettiva l’apporto di ciascuno è importante, perché contribuisce ad ampliare le conoscenze e a comprendere anche quelle diverse delle proprie, a chiarire le difficoltà, a proporre punti di vista che, si presuppone possano avere bisogno di integrazione. L’obiettivo non è quello del compromesso per avere più voti e vincere, ma quello di giungere a una soluzione che rappresenti il maggior bene per tutti. È necessario sviluppare in­sieme tutti gli elementi che concorrono alla formazione di un giudizio quanto più ret­to possibile, in maniera da arrivare così a quella convergenza, che meglio esprima i punti di vista di ciascuno. E anche quan­do si procede a votazioni per determinare una maggioranza su un testo specifico, è sempre importante tenere presenti i criteri comuni e gli elementi condivisi.

Nelle scorse settimane si è riunito il Consiglio ordinario della segreteria generale del Sinodo. Tra le altre cose sono stati individuati alcuni temi per la prossima assemblea. Cosa può dirci?
Dopo la presentazione dei temi proposti dalle Conferenze episcopali e da altri enti di diritto, il Consiglio ha individuato due tipologie possibili di tema. La prima ri­guarda principalmente la vita interna del­la Chiesa e la sua organizzazione, come ad esempio il ministero sacerdotale e la forma­zione a esso connessa; il dialogo interreli­gioso come promotore di pace; la sinodalità nella Chiesa. La seconda tipologia, invece, rivolge la sua attenzione maggiormente al rapporto della Chiesa con la società in cui viviamo, i suoi problemi e le sue attese. In questa prospettiva, sono sembrati impor­tanti temi come la pastorale dei giovani, la migrazione dei popoli, la dottrina sociale della Chiesa. Ovviamente, la distinzione tra temi “ad intra” e temi “ad extra” vale “a grandi linee”, nel senso che quando la Chiesa guarda a se stessa, lo fa sempre per offrire un servizio migliore a tutta la socie­tà umana e quando rivolge la sua attenzio­ne alla società lo fa per trovare vie migliori per l’annuncio del Vangelo. I temi, come previsto dal regolamento del Sinodo, sono stati proposti al Santo Padre, che deciderà opportunamente.

C’è allo studio anche una riforma del Sinodo dei vescovi. A che punto è questo progetto?
Si sta lavorando. Un primo passo è sta­to compiuto con le Giornate di studio tenu­tesi in febbraio, alle quali hanno partecipa­to una cinquantina di esperti e professori universitari. Le relazioni, le comunicazio­ni e il dibattito sono state particolarmen­te arricchenti e hanno offerto elementi interessanti su cui continuare a riflettere. Il Consiglio ordinario della Segreteria ge­nerale ha dedicato un congruo tempo dei suoi lavori all’approfondimento di quan­to emerso dalle Giornate di studio. Si sta procedendo verso una revisione dell’Ordo Synodi Episcoporum, che raccolga sia l’esperienza del modo in cui si è proceduto durante le ultime due assemblee sinodali sia gli apporti e i contributi emersi durante le Giornate di studio e il successivo appro­fondimento del Consiglio ordinario della Segreteria generale.

Come proseguirà il cammino ora?
Si guarda in avanti per continuare que­sto processo di partecipazione ecclesiale di tutto il popolo di Dio e utilizzare gli stru­menti già esistenti, potenziandoli e arric­chendoli di maggiore chiarezza dottrinale e di un’azione pastorale adeguata. L’espe­rienza sinodale di questi tre anni trascorsi a livello istituzionale del Sinodo dei vesco­vi incoraggia a proseguire e a raggiungere obiettivi effettivi. Le emergenti problemati­che interpellano la Chiesa e sono occasioni di grande attenzione e respiro universale, coinvolgente e stimolante. Papa Francesco ci insegna a guardare avanti con coraggio e determinazione e a varcare muri e confini verso orizzonti vasti, nuovi luoghi di evan­gelizzazione.

di Vincenzo Corrado

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