ANDREA GIOÈ

PER LA TERZA VOLTA A SANREMO
Andrea Gioè è un giovane cantautore palermitano. Scrive canzoni dal 1999. Dal 2003 da autodidatta suona la chitarra e dal 2011 suona anche l’ukulele. Le sue radici musicali trovano una collocazione in artisti come Claudio Baglioni, Moses, Litfiba, Umberto Maria Giardini (ex Moltheni), Ligabue, e Fabrizio Moro. Nel 2007 partecipa al Festival di Castrocaro e vince il premio “Sport Musica e Medicina” come miglior testo. Nel 2009 pubblica il suo primo album “A testa alta!”. Il suo genere musicale è pop rock. Nel 2010, per la prima volta Andrea Gioè entra nell’importante classifica di Youtube. Amore, vita, religione ed attualità sono alcuni dei temi che raccontano, il secondo lavoro discografico di Andrea Gioè, “Tempo al tempo” (2012). In ricordo del Beato Papa Giovanni Paolo II, ha inciso “L’Angelo Bianco” e col brano “Tempo al tempo” partecipa alla gara di solidarietà con Amnesty International. Nel 2013 si trasferisce a Lourdes per lavoro e dopo un mese viene intervistato da Tv2000. Per l’occasione si è esibito cantando “L’Angelo Bianco”. L’intervista è stata seguita da 160 mila telespettatori con uno share del 0,35 per cento. Nello stesso anno, dopo più di un anno di lavoro finalmente esce “Andrea Gioè & friends - Istinto paterno” è un triplo disco. A luglio del 2014 esce “(...sto rinascendo) 15 anni di Musica sempre A testa alta” raccontati in 18 canzoni. A ottobre dello stesso anno Andrea per la prima volta partecipa alla prestigiosa Accademia di “Area Sanremo”. Ci riprova dopo un anno con il brano “Senza te” e partecipa alle selezioni di Sanremo Giovani 2016. Attualmente continua a portare in giro la sua musica e sta lavorando per tentare per la terza volta la scalata al Festival della canzone italiana.

La mia vita a Lourdes all’ombra della Grotta con la chitarra in mano

Anima semplice Andrea Gioè, ma dall’incredibile voglia di futuro. Giovane cantautore palermitano che nel 2013 compie una scelta coraggiosa: lascia la Sicilia e si trasferi­sce a Lourdes per lavorare come portie­re di notte. Senza però mai abbandona­re l’amore della sua vita, la musica. Alla quale affida i suoi sogni per un domani nel quale spera di poter fare ciò per cui vive. Riproverà anche quest’anno (per la terza volta) le selezioni per Sanremo Giovani. Intanto all’ombra della Grotta di Massabielle vive, compone e canta le cose belle in cui crede.

Andrea, che rapporto ha la tua musica con la tua fede?

Dal 1999 anno in cui scrissi la mia prima canzone ad oggi, la fede ha avuto spesso un ruolo importante, in alcuni miei brani come “Istinto paterno” canto proprio il seguente verso: “Voglia di creare un tetto tutto mio, con la mia donna ed il nostro amore da te­stimone a Dio”. Ho scritto quattro canzoni nell’ambito religioso, la più importante è “L’Angelo Bianco” dedicata a San Giovanni Paolo II, “Profumo d’amore” dedicata a San­ta Rosalia (la protettrice di Palermo), “Pura Madre” dedicata alla Madonna di Lourdes (mai pubblicata) ed “Egli ci ama (una sola anima e un sol cuore protesi verso Dio)” tratta proprio dalle parole di Sant’Agostino.

Quando scrivi canzoni che cosa ti ispira in modo particolare? Quali sono i valori e gli ideali cui fai riferimento? Per­ché?

Quando scrivo una canzone non esiste uno standard. Tutto ha il suo percorso nel tempo della vita ed il suo perché. Ho scrit­to canzoni autobiografiche come “Andrea! (...sto rinascendo)”, “Je suis une star” e “Ritrovarsi o Retroversi”, canzoni religiose, canzoni di protesta come “Pianeta unico” e “Impresario di me stesso”, canzoni d’amore come “Ho scelto te” e “Cancellarti dalla mente”, ho raccontato storie di vita comu­ne come in “Uriel” la storia di una balleri­na ragazza-madre, “Yara & Sara” dedicata a Sara Scazzi e Yara Gambirasio, dedicate alla mia città come “Palermo” o “A Terra mia”... I luoghi in cui le ho composte sono stati tra i più disparati come all’ufficio postale, in autobus, in bagno, a lavoro, in moto, davanti al mare, prima o dopo un concerto oppure mentre vedevo un concer­to. Ogni canzone ha la sua storia, per me sono come figli. Ad oggi posso dire di essere padre di 217 figli!

Perché nel 2013 hai deciso di stabi­lirti proprio a Lourdes? Quanto ha in­fluito la spiritualità del luogo nella tua scelta?

La scelta di trasferirmi a Lourdes è sta­ta dettata dalla mancanza di lavoro a Pa­lermo e dalla fortuna di avere degli amici che definisco “angeli” pronti ad aiutarmi a ricominciare da zero, la spiritualità mi ha aiutato successivamente.

Ora fai il portiere d’albergo. Pensi che il sogno di vivere di musica sia to­talmente tramontato?

Non ho mai smesso di crederci, anzi vi anticipo in esclusiva che per il terzo anno di fila riprovo a partecipare a Sanremo Gio­vani. Grazie a Dio per il momento ho tro­vato il mio equilibrio perché, è vero, lavoro di notte ma ho la fortuna di avere i weekend liberi e poter fare musica, la cosa che mi mantiene vivo.

Come vivi la tua passione per la musica in giro per i Pirenei? Quale ac­coglienza trova in Francia il tuo reper­torio?

Dal 2015 collaboro con tre formazio­ni: in duo con il maestro Serge Briffault, con la band dei “Branlagats” e con “l’Ac­cordéon Club d’Astugue”. In giro per i Pirenei e, a volte, anche in Spagna por­tiamo il mio “Concert à l’Italienne”, uno spettacolo tra lo standard Italiano amato dai francesi come “Volare”, “L’Italiano”, “Parla più piano”, “O’ Sole mio” e le mie canzoni. La gioia più grande è vedere l’ap­prezzamento del pubblico che acquista con piacere i miei cd, si emoziona, si sofferma e mi ringrazia. Queste sono gocce d’adrena­lina che danno sangue al mio cuore. Alcuni dei momenti più belli in concerto si son ri­petuti più volte quando ho cantato “Lo so” e “Senza te”, due canzoni scritte per mia madre scomparsa nel 2002: vedere gli occhi lucidi della gente che ti abbraccia e ti rin­grazia per l’emozione donata anche se ma­gari non ci ha capito nulla del testo per via della lingua ma ha compreso il senso vero di ciò che stavo cantando, non ha prezzo.

La tua vita fino ad oggi è stata scan­dita dal tuo amore per le canzoni. Scri­vi, componi, canti... Che cosa ti resta oggi delle chance anche importanti che hai avuto - basti pensare a quando hai “rischiato” di partecipare al Festival di Sanremo -, quali progetti hai in mente?

Ogni canzone, ogni festival, ogni mo­mento della vita ha la sua chance. Ho im­parato ad assaporare a fondo tutto quello che mi arriva nel bene e nel male perché so che in un modo o un altro ha avuto ed avrà il suo senso. Vi porto un esempio concre­to: nel 2006 scrissi “Avrei fatto di tutto” per una storia finita, in quel momento ero moralmente distrutto. Ma è grazie a questa canzone che ho conosciuto la ragazza con cui ho avuto la storia più lunga (5 anni) ed è stato grazie anche a lei se oggi sono a Lourdes. Nella vita nulla avviene per caso. Adesso sono single da due anni e mezzo, sto bene, sono sereno. Poi quando arriverà quella giusta... Confido in Dio che di certo non mi deluderà. Il mio progetto è quello di continuare a portare avanti la mia musica in giro per il mondo. Sperando nel nuovo tentativo di partecipare a Sanremo Giova­ni con la Aeko Recording di Palermo che ha magistralmente arrangiato e creato il videoclip del brano che vorrei presentare, abbiamo già in lavorazione l’idea di far uscire un doppio disco che racchiuda i miei 17 anni di musica.

Una delle tue canzoni “L’Angelo bianco”, è dedicata San Giovanni Pao­lo II. Perché hai composto una canzone per lui?

“L’Angelo Bianco” è nata 3 anni dopo la sua morte. Nel 2004 facevo il servizio militare a Roma e nel frattempo frequen­tavo anche Cinecittà Campus. Il giorno della sua morte io ero li, ho vissuto tutto. Mentre ero di servizio allo Stato Maggiore dell’Esercito sentivo in continuazione gli elicotteri sorvolare Roma, feci dieci ore di fila prima di poter riuscire ad entrare in San Pietro e vedere la bara di Jean Paul II. Ho voluto imprimere su carta una di quelle emozioni che difficilmente vanno via dalla mente. Dopo la sua morte ho imparato a conoscerlo un po’ di più ed ho assaporato il grand’uomo che è stato. Sono un suo de­voto ed il 12 agosto 2014, a modo suo, mi ha ringraziato. Mi spiego meglio. Mentre suonavo in Francia ad Hautacam (quell’e­state suonavo da solo come artista di stra­da), per tutto il concerto c’era nebbia fitta. Proprio quando cantai “L’Angelo Bianco” improvvisamente si aprì il cielo ed ebbi come “una visione”. Ne parlai all’amico Natalino Monopoli (Presidente dell’Asso­ciazione “Giovanni Paolo II” di Bisceglie che scrisse il testo insieme a me) e mi disse che Hautacam era uno dei posti preferiti di montagna del Papa e che chiaramente a modo suo ha voluto ringraziarmi. L’’emo­zione che ho provato è stata unica.

E di Papa Francesco che idea ti sei fatta?

Ammiro molto Papa Francesco. Mi è piaciuto da subito. Piena stima. Ha un bel carisma ed una bella e sana energia, arriva alla gente.

Lourdes è “citta mariana” per ec­cellenza ed è invasa dai pellegrini tutto l’anno. Tu che ci vivi da tre anni riesci a respirare quel clima “speciale” che av­verte chi arriva lì per la prima volta?

Lourdes appunto è speciale. Vedere gente da tutto il mondo che accorre alla grotta, soprattutto tanti malati, è qualcosa di incredibile che ti fa riflettere parecchio. Io ormai ci vivo abbastanza bene, mi sono integrato ed ho molti amici francesi oltre che italiani e spagnoli.

Che rapporto hai stabilito con la Ma­donna? Cosa le dici quando vai a trovar­la alla grotta?

Alla grotta si respira un’energia unica e singolare che solo un cuore aperto all’a­scolto della Parola di Dio può veramente apprezzare. Per scelta non resto moltissi­mo a meno che raramente vado a recitare il rosario in italiano, quello famoso che va in diretta su Tv2000 per intenderci. Sempli­cemente chiedo ogni volta alla Madonna di indicarmi il sentiero della vita e di fare luce sui miei passi.

La Francia - ormai sembra scontato - è la nazione europea più bersagliata dall’Isis. Ti senti al sicuro a Lourdes? Ti fa paura l’idea che un luogo così fre­quentato da tanti fedeli possa essere nel mirino di questi criminali assassini?

Resto dell’idea che comunque bisogna andare avanti e vivere ugualmente. Se re­stiamo rintanati in casa, non andiamo più in chiesa... facciamo solo lo sporco gioco dei terroristi. Non escludo e sono pienamente consapevole che potrebbe accadere un at­tentato alla grotta e magari anche in pieno agosto, il mese di maggiore affluenza, ma penso che se siamo destinati a morire può accadere in qualsiasi luogo ed in qualsiasi momento. Dovremmo cercare di non farci prendere dalla paura e continuare a vivere la nostra vita regolarmente pregando il più possibile per questa gente che non conosce Dio.

Per trovare lavoro hai dovuto lascia­re la tua terra, la tua Sicilia e oggi vivi la condizione di tanti altri tuoi coetanei che sono stati costretti a partire dal sud Italia. Cosa pensi di questa triste realtà?

Sono triste e in fondo rode. Lasciare tutto, le tue radici e ricominciare da capo in un paese che non è il tuo. Non siamo stati tutti forti come il sottoscritto. C’è gente che è ritornata a casa perché non ha avuto la fortuna di trovare lavoro nemmeno a Lou­rdes e sinceramente negli ultimi anni di­venta difficile anche qui trovare un lavoro, quantomeno si cerca di tenerselo stretto e si fa quel che si può. Il consiglio che do a tutti è questo: volete venire a Lourdes per cerca­re lavoro? Bene. Impegnatevi. Imparate il francese, se non sapete parlarlo, mi dispia­ce dirlo, ma evitate di spendere soldi inutili e partire. In quattro anni tanti amici mi hanno chiesto consiglio per venire a Lou­rdes ma non avevano intenzione di studia­re il francese: dopo un mese son ritornati in Italia. Io l’ho imparato sei mesi prima di partire su youtube ma studiando giorno e notte, pensate che nemmeno a scuola l’a­vevo studiato, però mi sono impegnato, ho fatto sacrifici e ci sono riuscito.

Nel carisma trinitario la liberazione dell’uomo dalle schiavitù di ogni tempo ha un ruolo di fondamentale importan­za. Quale pensi sia la schiavitù più strin­gente da cui l’uomo contemporaneo at­tende di essere liberato?

Il singolo essere umano attende la sua personale liberazione, che sia dal vizio del gioco, dall’alcool, dalla droga, dalle brutte amicizie ecc... Credo che non ci sia migliore liberazione spirituale di quella che si ottie­ne con la preghiera e la forza di lottare ed andare avanti per divenire un uomo mi­gliore giorno per giorno. Io giornalmente cerco sempre di essere un uomo migliore per me stesso e per la gente che mi circon­da. Un buon fratello, un buon amico ed un giorno spero anche un buon padre.

 

di Vincenzo Paticchio

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