DON DAVIDE BANZATO

Davide chi...
Davide Banzato è un sacerdote dell’Associazione internazionale “Nuovi Orizzonti” fondata da Chiara Amirante, dove dal 2000 segue l’Area Evangelizzazione, prevenzione e sensibilizzazione. Dal 2010 è Assistente Spirituale Generale di ‘Nuovi Orizzonti’. Dal 2016 è stato nominato “Missionario della Misericordia” da Papa Francesco. È nato il 17 febbraio 1981 a Padova ed è stato ordinato sacerdote il 23 settembre 2006. Si è laureato in teologia con specializzazione in morale con una tesi sul tema “La sequela nel pensiero di Bonhoeffer”. Ha scritto due libri ed è impegnato nell’ambito della comunicazione con media e new media, collaborando con diverse reti radio-televisive. Ha scritto e condotto diversi programmi a TelePace (“Vita che rinasce”, “Solo l’Amore”, “Buonasera! La settimana con Papa Francesco”) e a Tv2000 il programma “Traguardi. Giovani oltre il tunnel”. Dal 2008 collabora a Rai2 nel programma “Sulla Via di Damasco” dove è stato anche inviato dal 2010 al 2015. Nel 2017 ha condotto a RaiUno la rubrica Cei del commento al Vangelo “Le ragioni della speranza” nel programma “A Sua Immagine”. Dal 2008 conduce una rubrica a Radio Maria. Dal 2016 scrive e conduce a Rete4 il programma “I viaggi del cuore”.

“DIO È GIOIA E AMORE, NON POTEVA MAI CHIEDERMI QUALCOSA CHE NON MI AVREBBE RESO FELICE”

È una storia bellissima quella di don Davide Banzato, giovane sacerdote padovano, volto noto del picco­lo schermo per quelle trasmissioni che egli stesso identifica come momenti di evangelizzazzione ca­paci di parlare ad un pubblico generalista. Nell’intervi­sta che ci ha rilasciato racconta la sua storia vocazio­nale e il suo incontro con Chiara Amirante e con ‘Nuovi Orizzonti’, determinante per incontrare davvero Gesù Cristo nella Parola e nel prossimo.

Don Davide, quando e perché ha deciso di farsi prete? Come è nata la sua vocazione al sacerdo­zio?
Sono entrato in seminario minore alla fine della secon­da media dopo un anno di verifica con i campi vocazio­nali previsti dalla Diocesi di Padova. Il seminario mino­re allora aveva ben 120 ragazzi dalla prima media alla quinta superiore. Anche se una forte spinta ad entrare era venuta dall’attrazione per i ben 7 campi da calcio in realtà non escludevo il sacerdozio e avevo preso già seriamente la possibilità che ci fosse il seme di questa vocazione in me. Fin da bambino mi dicevo: «Da gran­de vorrei fare qualcosa per cui vale la pena vivere così da girarmi indietro ed essere soddisfatto di come ho vissuto». Mi interrogavo sul senso della vita profonda­mente. Poi la storia è evoluta con un allontanamento da Dio e dalla Chiesa. Ma la chiamata al sacerdozio si è ripresentata più avanti una volta approdato a Nuovi Orizzonti, la comunità fondata da Chiara Amirante.

Cosa ricorda di più bello della sua vita in semi­nario? Quali gli ostacoli, i dubbi e le difficoltà più grandi da affrontare specie durante gli anni dell’adolescenza?
La parte più bella sicuramente è sta­ta l’aver imparato molto. Direi l’aver appreso un metodo di vita unitamen­te alle amicizie forti che ancora per­durano nel tempo con alcuni. L’ac­compagnamento ricevuto da alcune figure chiave di santi sacerdoti verso i quali sono molto grato. E soprattut­to l’incontro proprio in quel periodo con Chiara Amirante nell’estate del 1995. E’ stato l’evento che ha segna­to la mia vita. Gli ostacoli e le difficoltà sono state molte legate soprattutto ad un metodo educativo che non era più al passo con i tempi e alcuni forma­tori forse stanchi di quel servizio che mi hanno anche segnato in negativo. Ma “tutto concorre al bene per coloro che amano Dio” come ci assicura la Parola di Dio!

In che modo la sua famiglia l’ha aiutata nel discernimento?
La mia famiglia mi ha aiutato innan­zitutto essendo una famiglia vera con tanto amore, vicinanza, presen­za. Ricordo papà che mi ha accom­pagnato dal Parroco non sapendo cosa rispondermi al mio desiderio di entrare in seminario. E il grande don Severino accogliente, rassicurante, paterno. In seminario però ho sofferto soprattutto il distacco dalla famiglia. Soffrivo tantissimo come tutti gli altri. All’epoca si rivedeva i propri familiari solo due volte al mese per poco tem­po. Un errore grave che poi nel tempo è stato rettificato nel piano educativo.

Se dovesse spiegare ad un ra­gazzo come ci si accorge di essere chiamati al sacerdozio quali paro­le userebbe tenendo anche conto della sua personale esperienza?
Userei le parole che Chiara Amiran­te ha rivolto a me quando le chiesi a Borca di Cadore come potevo capire la sua volontà: “Davide, il Signore ha un progetto meraviglioso su ciascu­no di noi. È sicuramente più grande di qualsiasi nostro progetto. Si tratta di un meraviglioso quadro unico ed irripetibile. Ma per realizzarlo c’è bi­sogno di mettere un tassello alla volta al suo giusto posto come in un puzzle o in un mosaico”.

Ancora ragazzino ma già in se­minario, l’incontro con Chiara Ami­rante e con Nuovi Orizzonti. Come è andata? È vero che quell’incon­tro le ha cambiato la vita?
Difficile riassumerlo in poche parole. Casualmente - o come amiamo dire in comunità - per Dio-incidenza era venuta a parlare a noi seminaristi del­la sua esperienza in strada e dell’a­pertura della prima comunità a Roma. Il racconto della sua vita era affasci­nante. Ma ciò che più mi aveva colpito di Chiara era il suo sguardo luminoso e il suo sorriso raggiante. Mi chiedevo cosa ci fosse di diverso tra me e lei e come mai non potessi anch’io ave­re la gioia che vedevo irradiare. Ero stupito che io da seminarista fossi tri­ste, vuoto e abbattuto. Lei nella gioia piena e con la capacità di parlare di un Gesù vivo e di un Vangelo vissuto come mai avevo sentito prima.

A 15 anni decide di lasciare il seminario. Una sorta di ribellione nel cuore le fa cambiare idea circa Dio, la vocazione al sacerdozio... Cosa avvenne?
In parte forse era l’età. Ma anche una certa saturazione di un percorso che avevo cercato anche di vivere con ra­dicalità e serietà. Ma certe dinamiche non riuscivo più a sopportarle: non poter chiamare a casa, vivere in ca­merate da trenta, le punizioni, il meto­do generale. Al nuovo rettore e forma­tore avevo consegnato cinque pagine di critiche costruttive per cambiare il seminario. In due anni sono state tut­te realizzate. Uomini umili e sapienti che hanno ascoltato un ragazzino su­perbo ma sincero.

Come è uscito dal seminario?
Nel peggiore dei modi. Sono uscito urlando a Dio: “Adesso voglio vede­re se esisti! Farò tutto il contrario di quello che mi hanno insegnato… se ci sei sentirò la tua mancanza, sen­nò andrò avanti lo stesso, io non ho bisogno di te! Sono io il dio della mia vita!”. Inoltre giurai con rabbia: “Tutto ma mai prete! Potrò fare di tutto nel­la vita, ma ti giuro, mai farò il prete!”. Per un intero anno ho vissuto il “fai ciò che vuoi” raccogliendo nel mio cuore una silenziosa e lenta morte interiore. Devo dire d’aver sperimentato il vuo­to, il non senso, le tenebre dell’anima e credevo non ci fosse più speranza né via d’uscita.

Che cosa le è successo tanto da operare in lei il grande cambiamen­to?
Riassumere diversi anni è difficile. Ma le Dio-incidenze avevano fissato un altro appuntamento con ‘Nuovi Oriz­zonti’ a Padova. Così sono andato ad una della Giornate di Spiritualità che Chiara Amirante tiene mensilmente e là sono stato folgorato dalle sue pa­role: “Dio è Amore, Dio è Luce! Lui bussa sempre alla porta del nostro cuore. Ma siamo liberi. Possiamo aprire il cuore e permettergli di entra­re oppure chiuderlo e dire un no. ‘La Luce venne nelle tenebre, ma le te­nebre non l’hanno accolta’”. Ricordo il dolore di aver consapevolizzato che il mio malessere veniva dal mio libero “no” a Dio. Non era colpa degli altri. Ma mia. Da lì è iniziato un percorso immediato e spontaneo di lettura quo­tidiana del Vangelo meditandolo ogni giorno sullo stile di ‘Nuovi Orizzonti’ e cercando di vivere la ‘Parola del Gior­no’ che oggi Chiara condivide sempre su Facebook. È nato un gruppo di preghiera a Padova, sono tornato ad evangelizzare in strada ed infine ho lasciato tutto per andare a vivere in comunità a Piglio (Frosinone).

Che cosa ha aggiunto alla sua umanità e poi al suo ministero, l’e­sperienza di fidanzamento, l’amore per una donna?
Innanzitutto ero convinto che vive­re in comunità e poter seguire la for­mazione “Arte di Amare”, un percor­so di conoscenza di sé e guarigione del cuore ideato da Chiara, valeva più di qualsiasi altra laurea che po­tessi prendere. I ragazzi e i poveri mi hanno forgiato ed evangelizzato. Poi sicuramente il fidanzamento è stata una tappa importante in una realtà come ‘Nuovi Orizzonti’ fatta soprattut­to da laici consacrati, sposi e famiglie missionarie.

Alla fine è tornato sui suoi passi - lo scorso 23 settembre ha com­piuto 11 anni dall’ordinazione -, ha deciso di consacrare la sua vita al Signore e di farne dono agli ulti­mi. Che cosa l’ha convinta a fare il grande salto?
Più pregavo nel silenzio più avevo iniziato a sentire una spinta interiore verso il sacerdozio. L’ho repressa e combattuta con tutte le mie forze fin dall’inizio e direi fino al giorno dell’or­dinazione. Ma nel tempo Maria mi ha aiutato a fidarmi di Dio. Chiara stessa mi aveva detto che se Dio è gioia e amore, non poteva chiedermi qualco­sa che non mi avrebbe reso felice. e pensavo che non sarei mai stato felice da prete. Invece fidandomi di Dio tra lotte interiori, cadute e riprese siamo arrivati all’ordinazione. Da quel giorno è nata una pace e una gioia profonda che non mi hanno mai più abbandonato crescendo sempre!

Oggi è un sacerdote di Nuovi Oriz­zonti, che non è una famiglia reli­giosa ma un’Associazione Privata internazionale di Fedeli riconosciu­ta dalla Santa Sede. Cosa vuol dire? Di cosa si occupa? Come si dipana il suo servizio nel concre­to? In che modo oggi la Comunità Nuovi Orizzonti si pone accanto ai poveri? In che modo li serve?
Direi che innanzitutto è una fami­glia di persone che puntata alla san­tità e un Carisma che Dio ha donato a tutta la Chiesa come tutte le realtà ecclesiali perché in modo esemplare vivano un aspetto già presente nel Vangelo ma particolarmente impor­tante per il tempo presente. Il Carisma specifico è portare la Gioia di Cristo Risorto ponendo una particolare at­tenzione al mistero della discesa agli inferi di Gesù e alla sua Risurrezio­ne. Concretamente si traduce in una quarta promessa di gioia e nel cerca­re di scendere negli inferi della sepa­razione da Dio perché tanti possano ritrovare il Suo Amore e la Sua Gioia. E per questo poi ci sono onlus e coo­perative sociali per le 5 Cittadella Cie­lo, 210 Centri di accoglienza, forma­zione, più di 1000 equipe di servizio impegnate in ambiti diversi come me­dia e new media, accoglienza, ascol­to, carcere, strada, meninos de rua, ospedali, comunità di tipologia diver­se, cooperazione internazionale, arte, cultura, editoria, spettacolo e anima­zione, ergoterapia e lavoro e così via.

Papa Francesco durante il Giubileo l’ha scelto come Missionario della Misericordia. Che cosa avrà spinto e soprattutto quale posto occupa la misericordia nella sua spiritualità?
È stata una sorpresa ed una mis­sione molto bella che tuttora continua sia nel ministero della confessione sia nella predicazione ed evangelizzazio­ne. È un tema per me centrale. Aven­do sperimentato così profondamente l’amore misericordioso di Dio spero di esserne il più possibile tramite per altri.

Il suo ministero sacerdotale si av­vale anche della comunicazione (radio, tv, web, editoria...) come prezioso strumento di evangelizza­zione? Le risulta facile distinguere il ruolo che spesso la tv impone di “personaggio” e di “volto noto” da quello di ministro del Vangelo?
Sono e resto semplicemente me stesso. Non mi chiedono gli auto­grafi ma qualche benedizione e con­fessione in più. La tv o i new media sono strumenti e tali devono resta­re. Siamo noi che dobbiamo usare loro e non il contrario. La garanzia perché questo avvenga per me è l’obbedienza, la vita di preghiera, la fraternità e la comunità. Penso che il programma “I viaggi del cuore”, che ogni mattina conduco su Retequat­tro, sia un esempio di evangelizza­zione capace di parlare ad un pub­blico generalista.

Ultima domanda. I Trinitari - di cui questo giornale è uno degli stru­menti di informazione e formazio­ne - fin dalla loro fondazione sono impegnati sul fronte della “libera­zione” dell’uomo da ogni schiavi­tù. Qual è secondo lei la “catena” più pesante da spezzare oggi?
Sono molte e diverse le catene di oggi. Ma tutte le forme di dipendenze non sono che la punta dell’iceberg. Bulimia, anoressia, internet addiction, tossicodipendenza, alcolismo, ludo­patia. le droghe vecchie e nuove e tutte le forme di dipendenza hanno in comune un vuoto e una fame di amo­re. Il bisogno fondamentale dell’uomo è di amare ed essere amato. E que­sto bisogno lo può colmare solo Colui che è l’Amore: Dio.

di Vincenzo Paticchio

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