DON LUIGI MEROLA

“L‘educazione è l’arma vincente contro il degrado morale e malavitoso”

Don Luigi Merola sprigiona simpatia ma anche coraggio, autorevolezza, coerenza. è sempre un fiume in piena. Di recente in tv ha commentato a più riprese i terribili fatti di Calenzano (Fi) dove un prete è stato arrestato perché colto in flagranza per un grave episodio di pedofilia. Ma i suoi interventi sempre molto appasssionati e incisivi hanno riguardato anche e soprattutto la criminalità organizzata. Sono note infatti le sue prese di posizione contro la camorra e il suo impegno instancabile con la Fondazione “A‘ voce d’è creature”attraverso la quale tenta di strappare alla strada e ad una “naturale” connessione con un territorio difficile e “inquinato” dalla malavita centinaia di bambini napoletani.
Don Luigi Merola, un prete in tv. Il suo volto è noto e la sua presenza sul piccolo schermo è diventata familiare per molti. Considera anche questa una sua missione? Un modo originale di fare il prete?
Nella sua missione la Chiesa é  chiamata ad abbracciare tutto l’uomo e dunque si serve anche di quei strumenti in uso all’essere umano, alla sua persona: la comunicazione oggi è fondamentale... il Vangelo passa attraverso la tv e la riempie di contenuti... spesso la tv è occupata da persone vuote che danno cattivi messaggi. Però è successo nella mia vita che la tv é  anche incontro di salvezza: ho conosciuto personaggi, attori e cantanti più o meno famosi che volevano sentire parlare di Dio.

Di recente lo scandalo di don Paolo ha fatto riemergere - come se non bastassero i fatti già noti - il dramma della pedofilia nella Chiesa. Lei ha usato parole dure...
La pedofilia abbraccia tutta la società civile: preti, insegnanti, educatori,  dottori, professionisti, allenatori e genitori. In Italia abbiamo su 28mila sacerdoti solo 16 indagati x questo grave crimine... mentre nei tribunali italiani sono circa 1800 le persone indagate tra genitori, familiari e insegnanti per questa orribile perversione. Comunque anche un solo indagato deve portarci a riflettere: la Chiesa di Gesù rappresentata oggi da papa Francesco chiede tolleranza zero. Nel Vangelo leggiamo: “Chi scandalizza uno solo di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appeso al collo una macina girata da asino e fosse gettato negli abissi del mare”. Parole dure quelle di Gesù. La Chiesa deve usare le stesse parole e di conseguenza tolleranza zero.

è indicato come prete “anticamorra”. In qualche modo vive scortato (anche se non a carico dello Stato, è bene sottolinearlo). Come è nata questa sua speciale vocazione? Come sta cambiando la criminalità organizzata a Napoli?
Dal lontano 2004 vivo sotto protezione. Prima la polizia di Stato, poi i carabinieri. Dal 2016 me la pago da solo. Vado in giro con una macchina protetta dove pago io il gasolio e Telepass e sono accompagnato da un agente di pubblica sicurezza. Un prete non può essere definito anti-camorra perché è chiamato da Gesù a salvare. Il prete è per e non anti. La sua missione é quella di essere pescatore di uomini. Purtroppo a Forcella moriva Annalisa Durante vittima innocente davanti ai miei occhi, uccisa da un camorrista e siccome ho testimoniato contro questo giovane da allora sono prete anti-camorra. Ma ho fatto il mio dovere di cittadino. La criminalità non è cambiata affatto ma è solo peggiorata. Lo Stato incide poco con le forze dell’ordine. Deve invece investire nelle scuole e nella formazione.

La fondazione “A’ Voce d’è creature” ha compiuto dieci anni. Ci spiega meglio di cosa si tratta? Come è nata e quali sono le principali azioni?
La Fondazione nasce nel 2007 in un bene confiscato. È chiamata “A‘ voce d’è creature” perché per cambiare una società bisogna partire dai bambini. Si occupa di circa 200 minori che provengono da famiglie spesso legate ai clan. Molti sono poveri. Noi offriamo questi servizi gratis: scuola, formazione e lavoro. Seguiteci sul sito: www.avocedecreature.it.

I bambini che passano dalla Fondazione di cosa hanno bisogno?
I bambini nostri hanno bisogno innanzitutto di essere guidati, di sentirsi amati e considerati protagonisti. Spesso hanno avuto come modello il boss della camorra. Noi presentiamo a loro un nuovo boss: Gesù Cristo. Padre Pino Puglisi che il 15 settembre diventerà santo a Palermo era chiamato il “parrino” delle tre ‘P’. Era forte con i suoi giovani. Un giorno disse: voi siete legati al vostro padrino, il vostro boss di turno? Oggi vi presento il mio boss: il Padre nostro. Nacque così il centro “Padre nostro” a Brancaccio, quartiere della diocesi di Palermo. I nostri ragazzi hanno bisogno di modelli positivi. Diamo a loro tutto questo.

Crede che l’educazione dei più piccoli possa un giorno sconfiggere il malaffare e la cultura criminale?
L ‘educazione è l’arma vincente contro il degrado morale e malavitoso. La cultura è lo strumento necessario per cambiare il nostro territorio. Bisogna battersi non per la costruzione delle carceri, ma per creare più scuole, più oratori e più associazioni come “A‘ voce d’è creature”. Lo Stato ho l’ impressione che si sia arreso. La Chiesa no. Non lo potrà mai fare perché la sua missione é salvare l’uomo.

Come vive le sue battaglie all’interno della Chiesa? Le succede di essere additato come un prete “diverso” e “fuori dal comune”? Ciò, che cosa le procura interiormente?
Non sempre la Chiesa ufficiale mi è stata vicina. Poi conobbi il cardinale Renato Raffaele Martino che mi portò dal Papa Giovanni Paolo II. Alla morte del Papa polacco mi ha fatto conoscere Benedetto XVI e oggi Papa Francesco.  Tutti e tre mi hanno incoraggiato ad andare avanti: la Chiesa é quella che riconosce la puzza delle sue pecore.

Papa Francesco insiste sulla missione nelle “periferie”. E più volte ha ribadito la necessità di uscire dalle chiese e di abbandonare le sacrestie. Secondo lei, i sacerdoti - specie i più giovani ma anche i laici che frequentano le parrocchie e i movimenti ecclesiali, ormai davvero pochi e forse in età troppo matura - sono pronti e disponibili a questo “trasloco”? Li immagina capaci di andare oltre le consuetudini del culto e della catechesi ai bambini?
I laici e i preti hanno la stessa vocazione: pescatori di uomini. Tutti siamo chiamati a salvare ciò che era perduto. È venuto il momento del “trasloco”. La catechesi oggi è nelle piazze, nei luoghi dove l’uomo cammina e passeggia. In chiesa si entra solo per pregare e celebrare ogni domenica il giorno del Signore.  Negli altri giorni andiamo negli ospedali, nelle scuole, nelle strade, nelle carceri e negli ospizi... nei luoghi di forte marginalita sociale... Noi preti giovani che a volte sembriamo già vecchi dovremmo entrare nei bar e nelle discoteche: parliamo di Gesù ai giovani. Gesù affascina, profuma ed è salvezza. Ascoltiamo la sua parola, leggiamo il suo Vangelo e facciamoci interrogare da lui.

Il drammatico fenomeno dell’immigrazione. Condivide la linea dura dell’Italia negli ultimi mesi? Non crede che certe “chiusure” possano sfociare facilmente in atteggiamenti xenofobi e razzisti?
La Chiesa deve denunciare la deriva di una politica chiusa ed ottusa. Il fenomeno dell’immigrazione lo avremo sempre perché la gente scappa dalle guerre e dalla fame. È come un onda del mare che tu vuoi fermare con uno scoglio ma che tornerà sempre indietro... è così dirompente che non la puoi bloccare. Bisogna investire nella accoglienza e non come oggi ghettizzando, tenere le persone chiuse in questi centri  senza fare nulla: prima o poi succede l’ irreparabile.

Se le chiedessi cos’è per lei la felicità, lei come risponderebbe?
La felicità è aver incontrato una persona come Gesù. Avevo 13 anni e mi chiamò ad essere sacerdote. Io sono innamorato di Gesù e la mia vita è sua.

di Vincenzo Paticchio

L'ULTIMO NUMERO

RUBRICHE
SERVIZI

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso Accetto