ATTILIO FONTANA

“Padre Pio è stato l’attore di dio perché ha portato la croce fino in fondo”

I  ncontriamo questo mese Attilio Fontana, apprezzato musicista, autore e attore protagonista di “Actor Dei”, il musical incentrato su un “gigante della fede”, San Pio da Pietrelcina, già in programma nei teatri italiani. Racconta il suo rapporto con l’arte, la fede e la scoperta di Padre Pio che gli ha positivamente sconvolto la vita. “San Giovanni Rotondo è la mia seconda casa e Pietrelcina il crocevia del cuore”.

Chi è Attilio Fontana, non una carta d’identità ma una storia di vita. Cosa può dirci?
Sono una persona che ha deciso di avventurarsi nel mondo dello spettacolo a 360 gradi forse perché provenendo da una famiglia di musicisti, entrambi i miei genitori suonavano. Mio padre era fisarmonicista e direttore di due bande musicali e prima ancora di un’orchestra, pressappoco negli anni ’50. Pertanto, c’era come innata in me questa grande passione finché ad un certo punto non decisi di farne appunto una professione.

In che modo hai conosciuto la fede e che rapporto hai avuto, da ragazzo, con il Vangelo e con la Chiesa?
La fede l’ho conociuta grazie a mia madre la quale era molto devota e cattolica “praticante”. Sono cresciuto in un piccolo paese dove certi valori sono accora abbastanza sentiti. Lei si recava sempre in Chiesa e da bambino spingeva anche me a farlo. Il Vangelo mi ha sempre illuminato. E la Parola di Dio, proclamata durante le messe che ascoltavo, mi ha sempre più affascinato. Complici anche le pellicole cinematografiche technicolor a farmi sempre più innamorare di Gesù e della parte più profonda della religione cattolica.

Come ha vissuto la sua adolescenza in rapporto alla scuola e alla formazione come anche in rapporto alla fede?
La mia è stata un’adolcescenza abbastanza solitaria. Ho perso mio padre da piccolo e sono rimasto con mia madre, probabilmente ho un po’ cercato la “mappa della vita” da solo ma l’arte mi ha aiutato, in qualche modo, a ritrovare me stesso e gli affetti familiari, se così possiamo dire, svaniti con la scomparsa naturale della mia famiglia d’origine. Quindi, certamente la fede mi è stata vicina ed ho potuto indirizzarmi verso traiettorie che mi interessavano maggiormente. Per lungo tempo sono stato molto introspettivo, in effetti, mi sono posto molti interrogativi su me stesso, sulla fede, sull’esistenza, etc. La figura di mio padre mi è mancata molto, tanto che per una ventina d’anni lo cercavo negli altri perché ero desideroso di armonia. è per questo che ho sempre tentato di instaurare con tutti un bel rapporto che fosse anche un viaggio comune. Poi, mi sono abbandonato a Dio, come ha fatto Gesù sulla Croce, nel senso che rispetto la sua volontà e gli sarò sempre grato, come lo sono ai miei genitori, per avermi dato la vita. Mio padre e mia madre erano musicisti e suonavano la fisarmonica. All’epoca con la musica non si mangiava per cui egli dovette trasferirsi a Genova per trovare di meglio e fu così che conobbe mia madre, giovane ed apprezzata fisarmonicista come lui, e in poco tempo si innamorarono.

Come nasce invece la sua vocazione per il teatro ed il cinema?
Il cinema è un grande amore che ho da sempre perché mi ha fatto anche un po’ da genitore, nel senso che mi ha coinvolto tanto nelle sue rappresentazioni della vita e dell’umanità, come ha fatto anche il teatro del resto mimando la vita. Così sin da giovanissimo decisi di entrare anch’io a far parte del mondo teatrale e dell’Accademia di Belle Arti. Tutto era sempre più affascinante.

Che mondo è quello dello spettacolo? È vero, come pensano alcuni che è solo apparire e mettere in ombra i colleghi-concorrenti? Lei come lo vive?
Questo è un problema un po’ di tutti gli ambienti, a mio parere. Il carrierismo è diffuso ovunque sebbene abbia visto tanti artisti fare il proprio mestiere per passione e per talento, persone che difficilmente si vedrebbero in altri contesti perché hanno trovato nell’arte vocazione e gratificazione. E, a questo proposito, ho avuto occasione di lavorare con grandi maestri che mi hanno insegnato tanto, penso ad esempio a Lucio Dalla che viveva di arte, ruotava sempre intorno a questo mondo e non saliva sul palco solo per cantare una canzone ma nel suo tempo libero curiosava in giro fra cinema, teatri, e quant’altro a cercare sempre nuove idee ed informazioni per coltivare la sua arte. Questi sono i veri artisti letteralmente posseduti dalla “tarantola dell’arte”, che ti porta a voler descrivere la vita come in fondo la si vive e la si contempla.

Parliamo di “Actor Dei”, perché questo titolo per il Santo di Pietrelcina?
“Actor Dei” è una mia creazione musicale e ne sono l’attore protagonista. All’inizio mi documentai a lungo, raccogliendo testimonianze, divorando libri, documenti ufficiali... Ero pervaso da una singolare angoscia di non essere all’altezza del personaggio così carico di umanità e accoglienza e di non riuscire a renderle tali in scena come io stesso le avvertivo in un impasto di umanità e conflitti. Così decisi di recarmi prima a Pietrelcina e poi a San Giovanni Rotondo: solo camminando tra la gente ho dato corpo e colore a quelle sensazioni e a quel santo così amato dalla gente percorrendo vicoli esistenziali nei crocevia del cuore. In seguito, colloquiando con Fra’ Luciano Lotti, Segretario Generale dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio e Padre Pagano ho ottenuto la definizione corretta che stavo cercando per definire il mio personaggio: Actor Dei, l’Attore di Dio, una definizione che mi colpì molto perché lo caratterizza molto bene, in quanto l’attore è colui che interpreta un’altra figura ed egli ha interpretato magistralmente la figura di Cristo ed evidenti erano anche i segni della crocifissione su tutto il suo corpo. In un linguaggio più religioso si può dire che fu un “alter Christus” cioè un altro Cristo. Quindi, è questa la sintesi perfetta di quest’uomo che ha dovuto portare la croce fino in fondo.

Che tipo di rapporto ha stabilito con Padre Pio indagandolo e poi interpretandolo?
Un rapporto abbastanza complicato perché Padre Pio è molto amato da chi credeva e crede in lui ma anche molto perseguitato e vilipeso da chi non ha subito dato fede al suo carisma e alla sua missione e da chi lo denigra tuttora. All’inizio mi interessava essere lucido e fedele alla storia di quest’uomo cioè non volevo scadere subito sul piano moralistico ma sottolineare che era un grande uomo in primis, per poi anche la sua vita straordinaria e il suo essere miracoloso. Così ero partito da un sistema più analitico del personaggio; poi mano a mano che lo conoscevo e mi immergevo nella sua vita mi sono sempre più coinvolto ed innamorato di questa figura tanto da avvertirne la presenza prodigiosa in alcuni momenti fondamentali della mia esistenza e ho sentito il bisogno di diffondere questo messaggio a tutti.

“Actor Dei” può diventare anche un desiderio, un sogno, per la sua vita e professione?
Credo di aver intrapreso questo mestiere senza alcuna vanità e così spero di continuare e “Actor Dei” è una responsabilità grande e il mio desiderio sarebbe quello di avvicinare un po’ di più questo personaggio ai giovani anche in Accademia. Difatti, collaborando molto con i ragazzi e portando Padre Pio in teatro, posso contribuire a diffondere la sua storia che magari fuori dalla Puglia è meno conosciuta o è arrivata frammentariamente e quindi di città in città tutti possono davvero conoscere il grande Santo che è stato e sempre sarà. Con lo strumento della musica, immagino, si possa entrare più agevolmente nel cuore dei ragazzi e delle nuove generazioni spesso più distratte nei confronti di un personaggio che ad un certo punto irrompe nella storia dei cristiani e della Chiesa tanto da far parte delle nostre radici.

In alcune occasioni si è definito un miracolato da Padre Pio, può dirci qualcosa in merito?
Anni fa ebbi un brutto incidente assieme alla mia compagna incinta di otto mesi, rimanemmo schiacciati dentro una galleria e ad un certo punto ho visto un’immagine di Padre Pio sotto il volante, era la mia che avevo nel portafogli ma ad un tratto era lì a terra subito dopo l’impatto e per me è stato come una specie di segno che lui ci stava proteggendo e, istintivamente rivolgendomi alla mia compagna ho detto: “Tranquilla, non è successo niente” e ne siamo usciti del tutto indenni. Padre Pio ci ha messo del suo, ne sono certo e così abbiamo battezzato nostro figlio Blu Francesco Pio, in suo onore.

Adesso lei è un giovane adulto, quanto si è fortificato ora rispetto a prima nel rapporto con Dio anche alla luce di questa esperienza del musical? È facile o difficile rimanere coerente con il Vangelo nel suo ambiente di lavoro?
La coerenza oggi credo sia difficile per tutti in quanto stando seduti su un divano possiamo comunicare qualunque cosa a chiunque da una parte e dall’altra. La coerenza è divenuta merce preziosa, difficile da coltivare. E siccome non ho la presunzione di sapere qual è la cosa giusta mi limito a continuare questa ricerca della fede sia nell’intimo che nel mio lavoro poiché coltivare la figura di Padre Pio significa dover accettare che ti sconvolga la vita. C’è un momento in cui Padre Pio viene messo in condizioni di non esercitare più il suo ministero e si sente incatenato e nello spettacolo c’è la figura di un avvocato che riesce a liberarlo da questa restrizione e lui comunque ribadisce la sua obbedienza alla Chiesa che ritiene madre. Era capacissimo di una coerenza al di là di tutto ed oggi tutto ciò è merce rarissima. Quindi, conoscendolo ti senti talmente assorbito da lui da voler entrare nel suo meccanismo e mentalmente per un uomo comune non è facile, ma nel momento in cui entri, poi, devi accettare anche ciò che non ti piace. Ed è questa la testimonianza di fede più grande: andare avanti sempre e comunque anche con il vento contrario perché certi delle proprie convinzioni della propria fede. Però bisogna anche sforzarsi un po’ per svilupparla questa coerenza.

Che tipo di rapporto ha con Papa Francesco?
Ancora non ho avuto la fortuna di incontrarlo ma lo apprezzo e lo sento vicino in quanto essendo cresciuto per strada lo comprendo bene quando parla la lingua del popolo: si capisce subito che ha avuto a che fare con la gente e tutte le varie problematiche che ruotano attorno. Lo vedo un gigante in questo, rispetto a tanti politici che lanciano slogan, campagne che hanno solo ritorni economici dimostrando solo un cinismo dilagante ma delle persone in realtà non se ne curano. Mi ricorda molto San Francesco. Questi sono gli eroi del cristianesimo che mi affascinano ogni giorno di più e di cui la Chiesa ha molto bisogno, oggi più di ieri.

La felicità spesso passa dalla propria storia e dalle scelte di vita personali, familiari e sociali, lei è felice? Quanta importanza dà alle relazioni e alla famiglia?
Lucio Dalla cantava: “Ah... felicità...su quale treno della notte viaggerai/lo so...che passerai...ma come sempre in fretta. Non ti fermi mai”.  Essere sempre felici è un po’ un’utopia però sì, sono felice perché sto attraversando una fase della mia vita in cui ho trovato pace e serenità in quello che la famiglia mi dà e in quello che faccio. Avverto la sensazione di compiere un viaggio e nel contempo quella di essere impegnato a costruire qualcosa d’importante. La mia vita sta cambiando in meglio rispetto ad una precedente fase più “anarchica”; ora vedo tutto molto più chiaramente e ,come tutte le persone normali, riesco a “darmi delle regole”.

di Vincenzo Paticchio
* ha collaborato Christian Tarantino

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