PADRE GINO BUCCARELLO

“IL MIO PRIMO IMPEGNO: ESSERE UTILE STRUMENTO DI COMUNIONE FRATERNA”

Padre Gino, chi l’avrebbe detto? È entrato in conclave “cardinale” e ne è uscito Ministro Generale. Perdoni l’analogia ma, viene spontanea. Se l’aspettava?
No, non me lo aspettavo. Sono entrato in Capitolo tranquillo e sereno, pronto ad offrire il mio contributo e a condividere l’esperienza maturata al servizio della Provincia italiana. La celebrazione del Capitolo Generale è sempre un momento di grazia, di discernimento, un kairos che ci permette di guardare al futuro con speranza, guidati dallo Spirito Santo che sempre ci invita a compiere un cammino di rinnovamento e conversione sia personale che comunitaria.



Quali sono stati i primi pensieri e primi sentimenti quando ha compreso che intorno alla sua persona si radunava la maggior parte dei consensi dei Padri capitolari? E dopo l’elezione?
La prima reazione è stata quella di smarrimento e paura, ho cercato nel silenzio e nella preghiera di affidarmi alla volontà del Signore. Ho cercato di vivere il momento dell’elezione con un certo distacco orientando il mio pensiero alla vita ed al futuro dell’Ordine della Santissima Trinità e degli schiavi. In genere grande attenzione è riservata al momento elettivo ma ciò che è più importante è il cammino che l’Ordine sceglie di compiere per esprimere la sua fedeltà al carisma in questo momento storico particolare che chiama tutti ad un supplemento di impegno e di testimonianza evangelica.

Da Ministro provinciale per l’Italia giovanissimo a Ministro generale molto giovane. Che cosa le mancherà, cosa cambia nella sua vita e cosa l’aspetta?
Solo il tempo potrà dare la giusta risposta a questa domanda. Ciò che spero non mi manchi mai è la disponibilità all’ascolto ed al servizio di comunione. La sfida più grande è la comunione fraterna, un aspetto che nel mio servizio da Provinciale ho cercato sempre di mettere in risalto per la sua importanza decisiva per il nostro futuro.

Che Capitolo Generale è stato? Quale Ordine le è stato consegnato dal suo predecessore Padre Narlaly?
Padre Jose Narlaly è stato per tutti un luminoso esempio di amore e profonda dedizione all’Ordine, inteso non come entità astratta ma nella concretezza delle sue luci ed ombre, nella concretezza di ogni singolo religioso e comunità. Per questo a nome di tutti i religiosi, religiose e laici, che hanno molto apprezzato il suo servizio, vorrei rinnovare quei sentimenti di gratitudine più volte manifestati durante il Capitolo Generale. Ricordo con commozione il lungo applauso dei padri capitolari a conclusione della sua relazione dove veniva presentato un Ordine dinamico, aperto, cresciuto anche numericamente, un Ordine sempre più impegnato al servizio dei poveri e dei perseguitati per la fede. Il suo grande merito è stato a mio avviso quello di averci in ogni occasione ricordato che il fondamento della nostra vita comunitaria e del nostro impegno nell’apostolato è una profonda esperienza di Dio coltivata in modo particolare mediante la preghiera. Senza questo fondamento siamo più deboli e più esposti al fallimento. L’esperienza capitolare è stata straordinaria. È via via cresciuto quell’atteggiamento di ascolto reciproco e di profonda attenzione alle diverse realtà dove l’Ordine è presente, soprattutto alle nuove presenze come il Vietnam, Corea, Marocco, Filippine, Camerun.... Abbiamo potuto constatare come lo spirito di condivisione e collaborazione sia notevolmente cresciuto negli ultimi anni. Una vera grazia di Dio che ci permette di camminare sempre più uniti tra noi. Il tema del Capitolo al quale tutti i religiosi hanno potuto offrire il loro contributo è stato il seguente: «Chiamati dal disegno provvidente della Trinità per annunciare il Vangelo». A partire dal Sinodo sui giovani abbiamo voluto riflettere sul tema della pastorale giovanile e vocazionale, definito da Papa Francesco “tema vitale per la Chiesa” che rappresenta una delle sfide più ardue e complesse anche per noi Trinitari. Il discorso del Santo Padre ed il documento finale del Capitolo saranno la nostra bussola per il cammino futuro. Invito tutti a ritornare su questi documenti veramente preziosi per le loro indicazioni e soprattutto per la speranza che li animano e per il coraggio e la generosità che ci chiedono.

L’udienza del Santo Padre è stata una tappa fondamentale... Che cosa le ha detto Papa Francesco?
Abbiamo vissuto un momento storico nell’incontro con il Santo Padre. Il suo discorso ha avuto grande risonanza anche nei media ed è stato molto apprezzato come un’ottima sintesi del Sinodo sui giovani. È il nostro programma per il futuro. Il Papa ci ha accolti con grande semplicità e familiarità e nel salutare ogni persona presente all’udienza, ha dimostrato grande attenzione, ascolto, spesso commentando quanto ascoltava, ringraziando e chiedendo di pregare per lui. Nel saluto di congedo mi ha detto: “Ho notato la presenza di molti giovani, mi raccomando: andate avanti con fiducia e speranza!”.

L’invito a «camminare sempre con i poveri e gli schiavi» è arrivato come richiamo rinnovato al vostro carisma. Chi sono oggi i poveri e gli schiavi?
Tante, troppe sono le forme di povertà e schiavitù che oggi ci interpellano: sono spesso causate dal mancato rispetto dei diritti umani fondamentali, rivelano sempre più marcate disuguaglianze sociali, coinvolgono un numero sempre crescente di persone.
Posso affermare con orgoglio che veramente forte è la passione e l’impegno dei Trinitari nel rispondere ai bisogni dei poveri e degli schiavi di oggi, testimoniata da tante opere rivolte agli emarginati, carcerati, migranti, perseguitati, disabili, persone affette da varie dipendenze (alcol, droga, gioco…). Certamente siamo chiamati ad un supplemento di generosità perché i poveri, gli schiavi e i perseguitati si sentano meno soli e trovino in noi fratelli pronti ad accoglierli ed aiutarli.

“Vicinanza e accompagnamento” e “in uscita” sono le password che il Papa vi ha consegnato per entrare nel cuore dei giovani. Le utilizzerete?
Il Papa ci ha chiesto due cose fondamentali: stare con i giovani, “stancarci” con loro e aprire ai giovani le nostre case. Ecco il binomio vincente: presenza e accoglienza. Innanzitutto stare con loro, ascoltarli, uscire dagli schemi prefabbricati, raggiungerli lì dove sono e suscitare in loro il desidero di una vita piena. Il Papa ci ha invitati, inoltre, a lasciarci scomodare da loro, aprire le nostre case, offrire spazi perché i giovani si sentano accolti e amati e non giudicati e disprezzati. Tutto ciò per aiutarli a rispondere alla loro vocazione e orientarli alla santità. La pastorale vocazionale è uno dei più grandi servizi che possiamo offrire oggi alla Chiesa e al mondo. Anche perché il laicato trinitario ha bisogno di un ricambio e di un rinnovamento. Sarebbe bello l’innesto di forze giovani che sposino il nostro carisma anche nella vita secolare. In questo Capitolo Generale per la prima volta nella storia hanno partecipato nella fase programmatica i rappresentanti della famiglia trinitaria, compresi i laici. È stata una presenza gioiosa che ha dato a tutti noi un notevole impulso attraverso l’entusiasmo e il grande coinvolgimento che hanno dimostrato. Cammineremo insieme per attuare gli orientamenti del Capitolo Generale.Sono fiducioso che non mancheranno i frutti di questo impegno condiviso.

Un passaggio del discorso di Francesco è andato sul vostro impegno verso la Chiesa che soffre, verso i cristiani perseguitati. Quali risultati sono stati raggiunti negli ultimi anni e quali obiettivi si pone l’Ordine per il futuro?
Il Papa ha particolarmente apprezzato il nostro impegno per i cristiani perseguitati. In questi anni è cresciuta in tutta la famiglia la sensibilità, la preghiera e l’aiuto economico per sostenere tanti progetti in favore dei cristiani che soffrono a causa della loro fede in Iraq, Siria, India e tante altre parti del mondo. Durante il Capitolo abbiamo ascoltato la toccante testimonianza del vescovo mons. Camillo Ballin, Vicario Apostolico del Nord Arabia, che opera in un contesto particolarmente complesso e difficile. Certamente per il futuro consolideremo questo impegno che richiama le nostre radici carismatiche in un momento storico segnato come non mai dalla persecuzione religiosa.

“Perché siano santi. Questa è la motivazione, la forza di tutta la nostra vita religiosa”. Il Papa vi ha suggerito il senso vero da dare al vostro servizio e alla vostra missione. Quanto sarà importante curare la formazione umana e spirituale dei suoi frati?
La santità è la vocazione di tutti i battezzati. In particolare noi religiosi dobbiamo sentire l’urgenza di questa chiamata che dà senso alla nostra scelta e alle nostre rinunce. La santità impegna ogni aspetto della nostra vita da quello umano a quello spirituale e richiede una testimonianza sempre più coerente della nostra vita religiosa. Essere testimoni, questo il nostro primo compito che è allo stesso tempo il bisogno più grande del mondo in cui viviamo. Per questo è essenziale una adeguata formazione che orienti ogni religioso a vivere con generosità, gioia, profonda convinzione, coerenza la sua consacrazione. In questo ambito della formazione i primi responsabili sono il Ministro Generale e i Superiori maggiori. È sempre considerato un ambito prioritario dal quale dipende il futuro della nostra famiglia religiosa.
Trinità e Liberazione ancor più di prima - vista l’elezione di un Trinitario che ha sposato il progetto editoriale fin dalla sua nascita - seguirà la vita dell’Ordine anche oltre la Provincia italiana. La sentiremo vicino e continueremo a informare e formare secondo le sue indicazioni e quelle del nuovo Provinciale...
Rinnovo il mio grazie per l’importante e qualificato servizio di informazione e di comunione che offrite non solo alla Provincia italiana ma anche a tutta la famiglia trinitaria.

di Vincenzo Paticchio

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