GIOVANNI M. SAVINA

GIOVANNI M. CHI...
Fra Giovanni Martire Savina nasce a Leverano (Le) il 25 luglio 1948 da Antonio e Miraglia Maria Consolata. Entra da piccolo nel collegio di Gagliano del Capo frequenta le scuole medie fino al quinto ginnasio.
Il 4 ottobre 1973 emette la professione solenne e il 21 dicembre 1974 viene consacrato presbitero a Leverano. Prosegue gli studi a Napoli alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridinale - San Luigi  e consegue la licenza in teologia biblica.  
Subito dopo parte missionario in Brasile dove vi resterà per tre anni. Nel 1990 rientra in Italia e diventa parroco della parrocchia San Rocco in Gagliano del Capo e ministro della casa.
Nel 1993 diventa maestro degli studenti a Somma Vesuviana.
Il 13 giugno 2001 nel Capitolo Generale viene eletto Consigliere Generale. Nel Capitolo Generale del 2007 viene eletto Vicario Generale dell’Ordine fino al 2013.
Tornerà ad occuparsi di formazione come maestro dei novizi a Cori e nel 2016 viene nominato parroco della parrocchia Santa Maria alle Fornaci a due passi dal Vaticano.
Il 13 giugno 2019, in seguito all’elezione di Padre Gino Buccarello come Ministro Generale, assume l’incarico di Ministro Provinciale ad interim fino alla celebrazione del Capitolo Provinciale Straordinario che il 1 °ottobre lo elegge come Ministro Provinciale. 

 

SONO QUI PER SERVIRE “TUTTO POSSO IN COLUI CHE MI DÀ FORZA”

Sono passati quasi due mesi dal 1° ottobre  scorso. Il giorno in cui Padre Giovanni Martire Savina è stato eletto della Ministro della Provincia italiana San Giovanni de Matha dopo aver ricoperto l’incarico ad interim dal giorno in cui il suo predecessore, Padre Gino Buccarello, è stato scelto come Ministro generale dell’Ordine.
Spirito missionario innato, profondo cuore sacerdotale, innamorato dell’Ordine trinitario. Qui ci racconta per brevi tratti la sua vita.

Padre Giovanni, le scorse settimane, il capitolo elettivo straordinario l’ha confermata Ministro provinciale dopo aver ricoperto per qualche mese il servizio ad interim in seguito all’elezione del suo predecessore, Padre Gino Buccarello a Ministro generale dell’Ordine. Con quale spirito ha accolto questo servizio?
Sin dal 13 giugno scorso, dopo che Padre Gino è stato eletto Ministro Generale del nostro Ordine della Santissima Trinità e degli schiavi, ho dovuto assumere come Vicario Provinciale il servizio ad interim della Provincia di San Giovanni de Matha, servizio non facile, visto che la nostra Provincia comprende tutta l’Italia,l’Africa (Congo Gabon, Camerun), le Delegazioni del Messico e della Austria/Polonia, con una comunità in Vietnam. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole ma, i frati hanno riposto in me la loro fiducia ed io ho liberato il mio “Eccomi “ alla volontà di Dio. Sono qui per servire. Tutto posso in Colui che mi dà forza!

Facciamo qualche passo indietro. Provi a presentare se stesso. Chi è Padre Giovanni Martire Savina? Perché è trinitario?
La mia vita da Trinitario comincia nel  maggio 1960 al mio paese che mi ha dato i natali: Leverano in provincia di Lecce. Mentre terminavo la V elementare, entrò in aula Padre  Giuseppe Grilli, Trinitario: si presentò e annotò subito, che aveva chiesto il permesso al Direttore. Ci parlò del Collegio di Gagliano del Capo dove ci invitava ad entrare per essere sacerdoti trinitari. Non so come, ma alzai la mano e prese nota di me e di altri due compagni, uno di essi entrò con noi, poi uscì al liceo per continuare a studiare. Attualmente è cardiologo, l’altro entrò nel seminario diocesano di Nardò e poi anche lui usci ed è farmacista.

Cosa ricorda dei primi anni in seminario?
Ho  fatto le medie e il ginnasio a Gagliano, il noviziato a Cori (Lt) e il liceo a Livorno e poi a Salò, quindi a Roma, nel Collegio di San Crisogono per Iniziare la filosofia e la teologia all’Università Urbaniana, da lì alle Fornaci, dove ora mi trovo a fare da Parroco.

Arrivò il giorno della Professione solenne e le prime “avventure” missionarie...
Il 4 ottobre 1973 tre studenti trinitari facevano la Professione solenne in San Tommaso in Formis, tutti e tre missionari, Padre Leopoldo Feola, in Madagascar (ancora lavora nell’isola rossa), Padre Vincenzo Frisullo, per 39 anni in Brasile ed io. Dal 1977 al 1980 sono stato in Amazzonia nel Brasile e dall’1980 al 1990 in Aguascalientes in Messico (Lindo y querido). Nel 1973 avvenne la divisione della Provincia Italiana: io scelsi la Provincia Napoletana per stare più vicino alla famiglia, ma i piani di Dio erano altri, come dice Isaia: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri”(Is. 55,8).

Tornato in Italia l’ordinazione sacerdotale. Con qual servizi nell’Ordine?
Ordinato diacono a Roma nel mese di giugno, vigilia di Pentecoste, a luglio  il Provinciale, Padre Orlando Navarra, mi mandò nel seminario di Somma Vesuviana (NA) come maestro insieme a Padre Leopoldo Lo Russo (oggi defunto). Cominciò così la prima esperienza da formatore, come prima esperienza tra ragazzi delle medie, del ginnasio e del liceo.Ve ne erano una trentina. è stato un periodo faticoso, perché da Somma a Napoli, zona Posillipo, ci volevano due ore, trenino, metropolitana e bus e due ore al ritorno. Qui il vescovo di Nola mi diede l’insegnamento della religione nel liceo scientifico di Somma Vesuviana. è stata la mia prima esperienza di docente.

Poi ha pensato di approfondire gli studi di teologia biblica. Perché?
Grande era la mia passione per la conoscenza della Parola di Dio, quindi scelsi di approfondirla. Dopo aver ottenuto la Licenza in Sacra Scrittura, nell’Università di San Luigi, dei padri Gesuiti, a Napoli (1974/76), il Ministro Provinciale, Padre Orlando Navarra mi propose di andare in Amazzonia, dopo aver meditato nei due anni di sacerdozio, sull’invio missionario di Gesù come proposto nel Vangelo e secondo la tradizione dell’Ordine. Gli risposi: “questa è la mia vocazione”.

Ci racconti di più sull’esperienza missionaria in Brasile.
Il 24 marzo del 1977 partivo in Brasile per raggiungere i miei confratelli. I primi tre mesi, fui ospite dei Salesiani ad Ananindeua, Belèm (Pa) con  PadreAntonio Grossi e dopo quattro mesi di formazione nel Cenfi, (Centro di Formazione interculturale e interconfessionale) a Rio de Janeiro, nel mese di dicembre approdai finalmente in Amazzonia con i miei confratelli: i Padri Antonio Gervasio e Antonio Marchionni lavoravano a Ruropolis nella Transamazonica ed io succedendo a Padre Rocco Alba, in vacanze in Italia, come parroco a Itaituba (Pa) con Padre Salvatore Minonne. Ci dividemmo il lavoro, Padre Salvatore, continuò a lavorare nelle comunità della Transamazonica ed io nelle comunità lungo il Rio Tapajòs, affluente meraviglioso del Rio delle Amazzoni in un territorio di 164mila kmq. Ho trovato una comunità che erano sei anni che non vedeva un sacerdote! Con Padre Salvatore siamo stati tre anni insieme, condividendo gioie e dolori, tristezze e angoscie della gente amazzonica  ma anche tante speranze. Ci siamo fatti vicini ai poveri  coloni che rischiavano a causa di grandi fazenderos (proprietari terrieri), di perdere il piccolo lote(appezzamento di terra), più o meno di  due ettari di terra, necessario per la sopravvivenza della famiglia.

In quegli anni è vero che ha avuto il dono di incontrare mons. Camara?
Il 29 luglio 1977, incontrai a Recife, per la prima volta mons. Helder Camara, vescovo difensore dei poveri. Concelebrai con lui a Radio Olinda, dopo la celebrazione eucaristica, gli dissi: “eccellenza, comincio la mia missione in Brasile, mi dia per favore un pensiero guida” e mi scrisse sul breviario in portoghese: “Ricordati, fratello caro, che l’unità che Dio ci chiede consiste nell’aiutare a lavorare per la giustizia. E la povertà che Lui si aspetta da noi è soffrire per amore della giustizia!”.

Dopo il Brasile il Messico...
Dopo tre anni, rientrai in Italia per un periodo di ferie, Padre Orlando, a dicembre del 1980.  mi inviva in Messico per aiutare Padre Luigi Di Fonzo nella formazione dei giovani nella Casa di Aguascalientes. Tra questi l’attuale Delegato Padre Pablo Salas Placencia.

Nostalgia nel lasciare il Brasile?
Mi è costato molto lasciare l’Amazzonia per andare in Messico, dopo sette mesi la luce mi venne dal Vangelo di Giovanni a proposito del racconto della Risurrezione di Cristo: “L’Apostolo che Gesù amava, vide e credette”(Gv.20,8). Mi dicevo dunque: se non accetto questa nuova situazione, non incontrerò Gesù vivo e risorto. Solo l’amore, apre gli occhi!

Com’è andata l’esperienza messicana?
I dieci anni in Messico sono stati bellissimi. Mi sembrò appena giunto che la Madonna di Guadalupe mi aspettasse: arrivai infatti in Aguascalientes la notte tra l’11 e il 12 dicembre del 1980, festa della Madonna di Guadalupe. Qui la provvidenza tramite un gruppo, l’Associazione Messicana per lo Sviluppo Integrale della Famiglia, ha voluto che realizzassimo dal nulla una casa per bambini abbandonati, abbiamo detto un “sì”  alla vita contro la cultura dello scarto e della morte. è la casa della Divina Provvidenza.

Poi il ritorno nella sua terra: parroco a Gagliano del Capo. Oggi ha nostalgia del Salento? Quali i ricordi più belli della sua infanzia a Leverano e dei primi passi della sua vocazione nel collegio di Gagliano?
Ritornare da adulto a Gagliano come parroco (arciprevete), è stato un apprendistato, ho imparato a fare da parroco a spese dei Gaglianesi - mi perdonino - che mi hanno accettato come uno di loro, qui abbiamo pregato con l’adorazione eucaristica, col  rosario, abbiamo ascoltato, attraverso la Lectio divina, la Parola che salva e abbiamo invitato i giovani a seguire Cristo, Glorificatore del Padre e Redentore del genere umano, secondo il carisma Trinitario. Alcuni sono stati toccati dalla grazia di Dio per la vita religiosa, i Padri Gino, Rocco, Francesco, Suor Maria Assunta, Pasquale; altri hanno formato delle buone e solide famiglie cristiane.

A cosa attribuisce la scarsità delle vocazioni italiane ed europee in generale? Con quale occhio osserva nel suo Ordine il notevole aumento dei religiosi provenienti da terre lontane?
Dio chiama continuamente, la preghiera  ci dispone ad accogliere i doni delle vocazioni, ricordo un’affermazione di San Giovanni Paolo II in un Giovedì Santo: “Le vocazioni si chiedono in ginocchio!”. “Bisogna avere il coraggio di invitare - affermava inoltre Wojtyla - chi invita è segno che ha stima della propria vocazione”. Testimonianza e preghiera ecco i due pilastri che dispongono le comunità ad accogliere i doni che Dio  incessantemente elargisce. Le vocazioni che vengono dalle periferie, soprattutto dall’Africa e dal Madagascar ad aiutare in Italia sono una benedizione di Dio. Esse sono la risposta di Dio alla testimonianza resa dai nostri missionari. Uno per tutti, il Venerabile mons. Giuseppe Di Donna, all’inizio del secolo XX  in Madagascar (1926). Nel mese di agosto scorso, con il Ministro  generale, Padre Gino Buccarello, l’economo provinciale Padre Francesco Prontera siamo stati una settimana a Libreville e Brazzaville  (Gabon e Congo) per la celebrazione del Capitolo Vicariale dell’Africa. C’è una ricchezza da accogliere con gratitudine e accompagnarla con passione.

Lei è stato sia consigliere generale sia vicario generale di Padre Narlaly fino al 2013. Che esperienza è stata quella?
è stata un’esperienza che mi ha permesso di conoscere un po’ meglio la geografia dell’Ordine Trinitario. In Usa, Canada, America Latina, India, Europa, Dio porta avanti il suo progetto di liberazione dalle schiavitù moderne. Ci siamo attrezzati dell’Organismo SIT, Solidarietà Internazionale Trinitaria, inteso come Osservatorio delle nuove schiavitù e povertà. Storicamente tanti documenti e progetti che ci accreditano; tocca a noi saper trasmettere ai giovani la passione per Dio Trinità e per l’uomo povero, schiavo e oppresso!

Ora, intanto, è Ministro provinciale e parroco a Roma. Faticoso vero?
Essere parroco e Provinciale non è l’ideale, entrambi gli uffici esigono tempo da donare con generosità Come spesso sentivo dire a Gagliano in dialetto leccese: “A do rii mintu lu zippu!” (tradotto: dove arrivi metti il segno), era il segnale che i contadini mettevano quando zappavano! Da li si partiva il giorno seguente, vi abbraccio e vi benedico di cuore. Pregate per me, grazie.

di Vincenzo Paticchio

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