Farsi carico dell’altrui vita. Sempre con e per gli altri

Nella coscienza dell’umanità di oggi la li­bertà appare come il valore fondamenta­le, come il valore più alto, a cui tutti gli al­tri valori sono subordinati. Ma che cos’è la libertà? Nel linguaggio corrente per “libertà” s’intende generalmente lo stato di non-impe­dimento e/o di non-costrizione in cui si viene a trovare una persona; il diritto e la possibilità di fare tutto ciò che si desidera in un determi­nato momento e di non dover fare quello che non si vuole.

In altri termini, libertà significherebbe che la propria volontà sia l’unica norma del no­stro fare e che essa possa volere tutto e abbia anche la possibilità di mettere in pratica tutto ciò che è voluto. Ma quanto è libera la nostra volontà? Quanto è ragionevole? È evidente che nella questione della ragionevolezza del­la volontà e del suo legame con la ragione si nasconde implicitamente anche la questione della verità.

Nella sua più intima essenza l’uomo è li­bertà perché è spirito. La libertà è espressione della sua natura spirituale, della sua trascen­denza. La libertà si rivela soltanto nell’espe­rienza e nella vita dello spirito, nella conquista della vita spirituale. Più l’uomo cresce nella vita spirituale più diventa libero da tutto ciò che lo costringe e lo schiavizza. Dire uomo si­gnifica dire spirito: l’uomo è uno spirito nel corpo. Egli è libertà perché è specificato dallo spirito, ossia dall’intelligenza e dalla volontà che sono in lui principio di autodeterminazio­ne.

La storia del pensiero è contrassegnata dalla contrapposizione tra coloro che negano la libertà e pongono l’uomo sotto il principio della necessità (deterministi) e quelli che con­siderano la libertà una condizione ontologica che esprime le possibilità dell’uomo (indeter­ministi). Ai nostri giorni la dialettica si è radi­calizzata nella conflittualità tra un determini­smo naturalista e meccanicista da una parte, e un liberismo autarchico e arbitrario dall’altra.

Il primo espressione dell’induzione dei processi bio-psico-sociologici, il secondo di una soggettività individualistica. Inoltre, emergono, da una parte, segni inquietanti di limitazione della libertà, legati soprattutto alla massificazione sociale e al conformismo cultu­rale; dall’altra processi che aprono nuove ed inedite possibilità di espressione della libertà. Si pensi, ad esempio, all’estendersi della de­mocrazia e delle forme sempre più allargate di gestione della propria vita e di partecipazione sociale.

L’uomo, nella sua esperienza concreta, avverte contemporaneamente di essere libe­ro e condizionato. La libertà umana non è mai completamente libera da condizionamenti, essa coesiste dentro la persona con una multiforme illibertà, da cui il soggetto deve prendere le di­stanze. Il famoso psichiatra Viktor Frankl af­ferma: “Non si può negare che l’uomo è sotto­posto a molteplici condizionamenti, siano essi biologici, psicologici o sociologici. In tal senso egli non è libero dai legami che lo costringono. Ciò nonostante egli è libero per qualcosa, nel senso che è libero per poter prendere una po­sizione nei confronti di tali condizionamenti” (La sofferenza di una vita senza senso. Psicote­rapia per l’uomo d’oggi, Leumann (To), 1987, p. 109).

Scegliere non significa fare tutto quello che si vuole, essere arbitri del bene e del male, ma significa orientarsi verso il vero bene dell’uomo, verso ciò che lo realizza a livello umano, mora­le e spirituale. La libertà umana autentica non sta perciò tanto nella possibilità di scegliere, quanto piuttosto nello scegliere ciò che corri­sponde ad una crescita vera della persona se­condo le sue potenzialità e la sua vocazione. Scegliere significa anche rinunciare a qualcosa che potrebbe allontanare la persona dal suo vero bene. Perciò ogni atto di volontà è sempre un atto di autolimitazione, un atto di autosacri­ficio, è la via, a volte dolorosa, che bisogna per­correre per entrare nel mondo dei valori.

La libertà è il più grande dono di Dio. Dante Alighieri nella Divina Commedia afferma: “Lo maggior dono che Dio per sua larghezza fece creando, ed alla sua bontate più conformato, e quel ch’ei più apprezza fu della volontà la libertate, di che le creature intelligenti, e tutte e sole, fuoro e son dotate” (Paradiso, V,19-24). Il valore e la dignità dell’uomo sono legati alla sua libertà che è “segno altissimo dell’imma­gine divina. Dio volle lasciare l’uomo in mano del suo proprio volere (cfr. Sir 15,14), così che egli cerchi spontaneamente il suo Creatore, e giunga liberamente, con l’adesione a lui, alla piena e beata perfezione. Perciò la dignità dell’uomo richiede che egli agisca secondo scelte consapevoli e libere, mosso cioè e indot­to da convinzioni personali, e non per un cieco impulso interno o per mera coazione esterna” (Gaudium et spes, n. 17). “Compiendo atti mo­ralmente buoni l’uomo conferma, sviluppa e consolida in se stesso la somiglianza di Dio” (Veritatis splendor, n. 39).

Alla libertà va riconosciuta un’intrinseca di­mensione sociale e relazionale e, pertanto, non può essere interpretata in chiave individualisti­ca. L’uomo esiste sempre con gli altri e per gli altri. Egli diventa libero e conserva la propria libertà personale attraverso la libertà degli altri. L’esercizio della propria libertà implica sempre il rispetto della libertà altrui. La liber­tà, quindi, non può mai essere separata dalla responsabilità. Non è concepibile una libertà senza responsabilità. La libertà va vissuta nel­la responsabilità e mai deve essere dissociata da essa. Infatti, l’ultima parola non spetta alla libertà, la quale può sfociare in arbitrio se non viene sostanziata e vissuta nella responsabi­lità. La responsabilità deve avere un orizzonte antropologico, teologico e morale, essa sussi­ste essenzialmente in rapporto a Dio, ma anche in rapporto a se stessi e agli altri. La respon­sabilità conferisce valenza relazionale all’agire morale. L’uomo di oggi, infatti, “si definisce anzitutto per la sua responsabilità verso i suoi fratelli e verso la storia” (Gaudium et spes, n. 55). Egli è sempre responsabile di quello che fa. Con le sue azioni costruisce o distrugge. La libertà, quindi, deve farsi carico sia della pro­pria vita che di quella altrui.

di Salvatore Cipressa

 

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