Il genio femminile Maria è il modello più autentico

“La Bibbia ci convince del fatto che non si può avere un’adeguata ermeneutica dell’uomo, ossia di ciò che è ‘umano’, senza un adeguato ricorso a ciò che è ‘femminile’” (Mulieris dignitatem, 22).
Le tappe di crescita nell’autonomia della donna hanno avuto, nella storia recente, periodi di grandi accelerazioni. Il risultato è nel tentativo di valorizzare la figura femminile sminuendo il valore del maschile. Pericolosissimo percorso, che induce alla creazione di monadi isolate private della forza necessaria per sopravvivere.
La vera rivoluzione dei tempi contemporanei è, in realtà, rintracciabile in un pluralismo antropologico che ha generato una crisi identitaria senza precedenti! Mai come oggi assistiamo ad una concezione della persona così fragile e dai contorni così indefiniti, da interrogarci sul ruolo del maschile e del femminile. Dai modelli antropologici derivano le diverse visioni esistenziali della persona. Quello che caratterizza l’antropologia cristiana è la prospettiva antropocentrica, relazionale e dialogica: l’unica che garantisca una esistenza pienamente umana e rispettosa del valore del femminile! Il modello da ricercare, quindi, è quello di un’etica della persona che sappia guardare alla donna nella sua interezza e nella sua piena realizzazione (S. Cipressa, Bioetica per amare la vita, EDB, 2010), e la risposta cristiana è in grado di liberare le migliori risorse che la donna possiede. “Dio affida l’essere umano alla donna” (Mulieris dignitatem, 30), è affermazione biologicamente indubbia. Solo a lei, infatti, Dio ha affidato il compito di generare l’essere umano che popola la Terra. È urgente, allora, ripartire da questo evidente dato della realtà, considerando che lo specifico della donna non si risolve nell’atto generativo materiale, ma si sviluppa naturalmente in quello spirituale di tutela del figlio e della famiglia. Mettendo in campo la forza morale e spirituale a lei congeniale, la donna è autrice insostituibile della costruzione umanitaria della società.
Ecco che la distinzione di genere diventa una priorità, nell’ottica della rilevanza antropologica al femminile. Non si tratta di una nostalgia romantica dell’‘eterno femminino’, ma di un approfondimento che sappia guardare l’anima come autrice dell’identità personale.

“Nella dimensione socio-etica che investe le relazioni umane e i valori dello spirito a partire dai rapporti quotidiani tra le persone, specie dentro la famiglia, è proprio al ‘genio della donna’ che la società è in larga parte debitrice” (Giovanni Paolo II, Lettera alle donne, 29 giugno 1995, 9). Attualmente la secolarizzazione impone i suoi modelli economici e funzionali nella sua forza attrattiva nei confronti del femminile. Si vuole creare una nuova realtà, nella quale non c’è più rispetto per la natura, ma per la dittatura (Benedetto XVI, Luce del mondo. Il Papa, la Chiesa e i segni dei tempi, Ed. Vaticana, 2010) di una cultura, costruita a tavolino, da esperti del settore. La mentalità dell’efficienza, dell’autonomia organizzativa, della gestione del potere, modello ambìto dalla donna contemporanea, è proprio uno dei mali che si è cercato e si cerca di combattere e di ridimensionare, per entrambi i sessi. Nell’ambito della Chiesa, poi, il ruolo femminile non diverge da quello nella società laica. La storia è disseminata di contributi forti e generosi da parte delle donne.
Inoltre nella crisi della famiglia, geneticamente e naturalmente legata alla donna, leggiamo la incertezza, la fragilità, le problematiche esistenziali sia a livello individuale che comunitario. Il carattere naturale della famiglia ne fa il luogo privilegiato per l’apprendimento del vincolo universale di familiarità fra tutti gli esseri umani; sia la dimensione strettamente istituzionale che quella individualistica, considerate separatamente, snaturano e riducono la struttura antropologica della famiglia. Questa si può recuperare solo con riferimento a valori più alti.

“I nuovi spazi e responsabilità che si sono aperti, e che auspico vivamente possano ulteriormente espandersi alla presenza e all’attività delle donne, tanto nell’ambito ecclesiale quanto in quello civile e delle professioni, non possono far dimenticare il ruolo insostituibile della donna nella famiglia. Le doti di delicatezza, peculiare sensibilità e tenerezza, di cui è ricco l’animo femminile, rappresentano non solo una genuina forza per la vita delle famiglie, per l’irradiazione di un clima di serenità e di armonia, ma una realtà senza la quale la vocazione umana sarebbe irrealizzabile. E questo è importante. Senza questi atteggiamenti, senza queste doti della donna, la vocazione umana non può essere realizzata” (Francesco, Il ruolo insostituibile della donna nella famiglia, Udienza 25 gennaio 2014).
L’intreccio delle diverse attività, che la donna abitualmente svolge, assume, nel caso della donna, caratteristiche diverse da quelle dell’uomo. La donna riesce maggiormente ad armonizzare famiglia, lavoro, educazione dei figli, attività sociali e culturali, hobbies. Perché riesce ad essere più immediatamente in sintonia con i valori umani, quindi può esserne maggiormente il richiamo e il segno privilegiato (Evangelii Gaudium, 103).
Con la sua capacità di astrazione e di sensibilità, la donna riesce a contemperare le situazioni più diverse. Le sue capacità specifiche sono molteplici: la conoscenza dell’essere umano, la flessibilità nel passare da un compito ad un altro che le deriva dall’abituale competenza nel fronteggiare le imprevedibili necessità quotidiane, l’ampiezza di interessi e la versatilità d’ingegno stimolate quotidianamente dalle variegate competenze a lei richieste, il senso della realtà e il valore del tempo.
Quando si parla di genio della donna ci si riferisce alla sua capacità di matura e profonda auto-coscienza, alla capacità di raccordare ragione e relazione, pensiero e sentimento. La sua tendenza naturale al confronto, alla crescita, la sua propensione innata alla formazione, sono evidenti. Ovunque c’è l’esigenza di un lavoro formativo, si può constatare l’immensa disponibilità delle donne a spendersi nei rapporti umani, specialmente a vantaggio dei più deboli ed indifesi. Le donne sono impegnate sempre più nei più diversi settori formativi, ben oltre la famiglia: scuole, università, istituti di assistenza, parrocchie, associazioni e movimenti.
La storia della Chiesa offre senza dubbio fondamenti antropologici che impongono un’attenzione adeguata: “Pensiamo alla Madonna: la Madonna nella Chiesa crea qualcosa che non possono creare i preti, i vescovi e i Papi. È lei l’autentico genio femminile” (Francesco, Il ruolo insostituibile della donna nella famiglia).
Oggi si assiste ad una progressiva crescita e diffusione della sensibilità per il riconoscimento effettivo della dignità e dei diritti della donna in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale e politica. Maturando nei diritti e nella realizzazione negli ambiti lavorativo-sociali-familiari, la donna contemporanea riscrive il proprio rapporto con la realtà sociale di riferimento, secondo le sue peculiarità.
Diventa, così, necessario cercare di definire i mutamenti nei ruoli familiari, considerando la connotazione della donna, come dell’uomo, in quanto persona. Ma il mutamento dell’uomo si può definire culturale, non antropologico. La sua dignità di persona, i valori fondamentali della vita umana, il concetto stesso di vita umana sono immutabili. Alle donne spetta, adesso, il compito di elaborare un nuovo modello di femminismo, che valorizzi le caratteristiche arricchenti connaturate alla donna. E in questo il Magistero offre diverse possibilità. Nella Mulieris dignitatem, ad esempio, la donna é vista nella comune umanità con l’uomo, entrambi soggetti capaci di autonomia, decisione, personalità. La novità è nella visione di una donna che non è cosa,
non è oggetto, ma persona libera che decide da sé (Mulieris dignitatem, 18). Se si forma bene, con autonomia personale, con autenticità, essa realizzerà efficacemente se stessa, che è la vera libertà, e il Concilio Vaticano II precisa che la libertà è la capacità di auto-determinarsi nello scegliere il bene.

Di Giuseppina Capozzi

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