Un bel dono oltre che un dovere Essere più creativi sul futuro

“All’inizio della creazione, Dio ha creato l’uomo custode della Sua opera, incaricandolo di coltivarla e di proteggerla”: parte dalla originaria opera divina, Papa Francesco, per ricordare al direttore generale dell’I.L.O. (Messaggio in occasione della 103a Sessione della Conferenza dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, Città del Vaticano, 28 Maggio 2014) che il lavoro è “un dono” oltre che un dovere.

Con la sua sensibilità sociale e la sua capacità di cogliere la realtà, Francesco utilizza un linguaggio che stravolge i convenzionali canoni linguistici. Chiarisce, da subito, come il lavoro umano “è parte della Creazione e continua il lavoro creativo di Dio”. Una verità, questa, che “ci porta a considerare il lavoro sia un dono che un dovere”, e ci ricorda che esso “non è meramente una merce, ma possiede la sua propria dignità e valore”.

La disoccupazione “sta tragicamente espandendo le frontiere della povertà” e demoralizzando i giovani, al punto di perdere “la consapevolezza del loro valore” e “sentirsi alienati dalla società”.

Ernest Hemingway, che aveva combattuto in Italia nella Prima Guerra Mondiale, trovandosi a Parigi udì un meccanico rimproverare il suo apprendista, coetaneo dello scrittore, dicendogli: “voi siete una génération perdue”. Da allora questa espressione designò quanti avevano trascorso la loro gioventù a combattere, senza riuscire a ritrovare la pace.

Francesco, incontrando i giovani a Rio de Janeiro (25 Luglio 2013), usa la medesima espressione riferendosi alla loro condizione di oggi: una generazione che l’umanità rischia di perdere essendo coinvolta nell’equivalente economico di una guerra. Il Papa allude alla disoccupazione giovanile che, afferma, non è soltanto un problema della società ma della stessa Chiesa.

I cristiani, perciò, non possono mostrarsi indifferenti di fronte ad una realtà così grave per l’umanità intera. Il lavoro ha infatti un valore spirituale, costituendo l’adempimento dell’ordine, impartito da Dio all’uomo, di continuare l’opera della Creazione.

“Non avere lavoro non è soltanto non avere il necessario per vivere”, sottolinea Francesco, “noi possiamo mangiare tutti i giorni: andiamo alla Caritas, andiamo a questa associazione, andiamo al club, andiamo là e ci danno da mangiare. Ma quello non è il problema. Il problema è non portare il pane a casa: questo è grave, e questo toglie la dignità! Il problema più grave non è la fame, è la dignità”. È fondamentale allora “lavorare e difendere la dignità che dà il lavoro” (Università di Campobasso, 5 Luglio 2014).

Ma cosa si intende per dignità? Poiché la persona è “ad immagine e somiglianza di Dio”, è nel mondo manifestazione di Dio, segno della Sua presenza. “La radice della dignità della persona è l’intimo legame che la unisce a Dio” (Carlo Caffarra, Bologna 1 maggio 2014, Messaggio del Cardinale durante la messa celebrata nell’Azienda Nobili di Molinella in occasione della Festa dei lavoratori). Il rapporto tra la dignità della persona ed il lavoro, colonne portanti della nostra civiltà, ha più sfaccettature: “il valore fondamentale del lavoro non è di carattere economico, ma etico”, continua Caffarra.Il fondamento per determinare il valore del lavoro umano non sta prima di tutto nel genere di lavoro che si compie, ma il fatto che colui che lo esegue è una persona”. Una società veramente umana è una società del lavoro adeguata alla dignità della persona. Questa viene meno “quando si invertono i valori di riconoscimento tra produzione e consumo. Quando, cioè, non si produce per il consumo, ma si consuma per produrre”.

Tutto dipende in realtà dalla visione che si ha della persona umana. Se alla base c’è una concezione di persona individualista e slegata dalle relazioni originarie, l’organizzazione economica e del lavoro che ne derivano risultano alla fine contro l’uomo.

“Esiste già un reale e percettibile pericolo che, mentre progredisce enormemente il dominio da parte dell’uomo sul mondo delle cose, di questo suo dominio egli perda i fili essenziali, e in vari modi la sua umanità sia sottomessa a quel mondo” (Redemptor Hominis,16). Quando l’uomo diventa schiavo del sistema economico e produttivo, riduce la sua esistenza all’aspetto materialistico perdendo in umanità.

Si tratta non tanto di «avere di più», quanto di «essere di più» (Gaudium et spes, 35, Populorum Progressio, 14).

A Castelpetroso, incontrando Francesco (5 luglio 2014) e parlando di disoccupazione, una giovane ha dichiarato: “vorremmo davvero che i sogni di santità, di famiglia, di lavoro si realizzassero qui, in questi luoghi dove i nostri nonni hanno sudato lacrime e sangue”. Ogni giovane, ha proseguito il Papa, è “alla ricerca di ciò che veramente conta, che rimane stabile nel tempo ed è definitivo” e di “risposte che illuminino la vostra mente e scaldino il vostro cuore non soltanto per lo spazio di un mattino o per un breve tratto di strada, ma per sempre”.

Dall’altro lato, però, ha detto rivolto ai giovani, “provate il forte timore di sbagliare, la paura di coinvolgervi troppo nelle cose, la tentazione di lasciare sempre aperta una piccola via di fuga, che all’occorrenza possa aprire sempre nuovi scenari e possibilità”. La “cultura del provvisorio”, frutto dei modelli culturali contemporanei, non offre alcun “clima favorevole alla formazione di scelte di vita stabili con legami solidi, costruiti sulla roccia dell’amore e della responsabilità piuttosto che sulla sabbia dell’emozione”.

Molti aspirano così tanto alla propria “autonomia individuale” da “mettere sempre tutto in discussione”, al punto di “spezzare con relativa facilità scelte importanti e lungamente ponderate, percorsi di vita liberamente intrapresi con impegno e dedizione”.

Questo atteggiamento “alimenta la superficialità nell’assunzione delle responsabilità, poiché nel profondo dell’animo esse rischiano di venir considerate come qualcosa di cui ci si possa comunque liberare”.

Tuttavia, il cuore umano “aspira a cose grandi”, ha osservato Francesco, “a valori importanti, ad amicizie profonde, a legami che si irrobustiscono nelle prove della vita anziché spezzarsi. L’essere umano aspira ad amare e ad essere amato, definitivamente”. Il Santo Padre ha quindi esortato: “non accontentatevi di piccole mete! Aspirate alla felicità, abbiatene il coraggio, il coraggio di uscire da voi stessi e di giocare in pienezza il vostro futuro insieme a Gesù”. La fede arriva dove la ragione spesso fallisce!

Francesco ha espresso la propria tristezza di fronte all’attuale generazione di ragazzi, da lui definita “né-né”, ovvero senza “né studio, né lavoro”. Si tratta di “una sfida che comunitariamente dobbiamo vincere”, senza rassegnarci a “perdere un’intera generazione senza la dignità del lavoro”. In tal senso i giovani hanno dalla loro parte tre grandi risorse: il “coraggio”, la “speranza” e la “capacità di essere solidali”, laddove la “solidarietà”, considerata da alcuni una “parolaccia”, è in realtà una parola autenticamente “cristiana”.

Il sistema economico mondiale ha come centro “un idolo che si chiama denaro” (Francesco, Cagliari, 22 Settembre 2013). A causa di quell’idolo e della “cultura dello scarto”, “cadono gli estremi” più deboli della società, a partire dagli anziani, vittime di una “eutanasia nascosta” in un mondo in cui “non c’è posto per loro”, e arrivando ai giovani per la mancanza di lavoro che toglie loro dignità.

Ora è il momento di agire, ora è il momento “di rafforzare le forme esistenti di cooperazione e di stabilire vie nuove per accrescere la solidarietà” (Messaggio di Papa Francesco al direttore generale dell’ILO, Città del Vaticano, 28 Maggio 2014).

Dio “rompe gli schemi” e “se noi non abbiamo il coraggio di rompere gli schemi, mai andremo avanti perché il nostro Dio ci spinge a questo: a essere creativi sul futuro” (Università di Campobasso, 5 Luglio 2014).

di Giuseppina Capozzi

L'ULTIMO NUMERO

RUBRICHE
SERVIZI

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso Accetto