La medicina della misericordia. La nuova primavera della Chiesa

Nel tempo presente, la Chiesa “preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando (Solenne Apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, Discorso del Santo Padre Giovanni XXIII, 11 ottobre 1962, 7.2).

Oggi lo stile e il linguaggio di Papa Francesco stanno facendo vivere alla Chiesa una nuova primavera: dalle omelie a Casa Santa Marta in Roma “ai testi magisteriali, ad esempio la Lumen Fidei e la Evangelii Gaudium, siamo davanti un magistero tutt’altro che debole o di poco contenuto. Siamo di fronte a una straordinaria ricchezza di messaggi, a una pluralità di stili, di modi e di forme che nel loro insieme costituiscono un ricchissimo patrimonio di fede e di conoscenza” (Monsignor Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto, www.zenit.org).

‘Tenerezza’ è il nuovo linguaggio di Papa Francesco.

 “La misericordia è qualcosa di difficile da capire! Quello che cancella i peccati è il perdono di Dio! La misericordia è il modo come perdona Dio. La misericordia va oltre e fa la vita di una persona di tal modo che il peccato sia messo da parte; la misericordia divina è una grande luce di amore e di tenerezza, è la carezza di Dio sulle ferite dei nostri peccati” (Papa Francesco, Omelia a Santa Marta, Roma, 7 aprile 2014). “Appunto il modo e l'ambito in cui si manifesta l’amore viene denominato nel linguaggio biblico «misericordia»“ (Dives in Misericordia, 30 novembre 1980, 3).

Strettamente legata alla misericordia, il termine ‘tenerezza’ evidenzia la prospettiva del rapporto tra il Padre e il proprio bambino. E la sensibilità di Bergoglio verso i più piccoli, evidente in tutti i suoi incontri, non è solo un sentimento personale, ma una manifestazione concreta degli insegnamenti di Cristo nel Vangelo.

Il rapporto speciale tra Francesco e i bambini è negli abbracci, negli atteggiamenti di tenerezza, nelle sollecitazioni a prendersene più cura e a porvi maggiore attenzione. Anche nei confronti dei più deboli Francesco si ferma, si china, li bacia, si commuove. Come Gesù, vuole avere un contatto diretto con ogni uomo e donna, non si sottrae alla folla che preme per toccarlo personalmente.

Cristo agisce muovendo dal di dentro le ferite profonde dell’anima. La sua Parola ha il potere di farci alzare e di metterci in cammino interiormente riconciliati, in grado di ritornare a casa con piena dignità. È il Dio che si china: si può parlare della via kenotica della tenerezza.

La Bibbia ci parla di un Dio che è sceso e si è chinato sulle sofferenze del suo popolo. Dio trova la sua gioia nel prendersi cura dei suoi figli, nel chinarsi per nutrire e per far rialzare chi cade, per sostenere e rinvigorire i passi incerti sulla via della vita. Questa è la tenerezza divina.

Dostoevskij ha definito la tenerezza “forza dell’amore umile”, virtù non dei deboli ma dei forti. Lo ha bene illustrato Carlo Rocchetta (Teologia della tenerezza. Un Vangelo da riscoprire. EDB, Bologna 2000); egli ritiene che fra tutti i sentimenti non ne esista uno che superi la tenerezza come qualità tipicamente umana e umanizzante.

Quando Papa Francesco incontra i bambini, dialoga con loro e richiama le famiglie ad occuparsi di loro senza distrazione. “Perché chi si distrae o non vive il tempo con i figli rischia di perderli” (Don Fortunato Di Noto, Roma, 10 Marzo 2014).

I suoi gesti fanno emergere l’amore infinito per “gli scarti della società”, in un mondo che “dialogando con il male” riduce la bellezza del mondo ai canoni costruiti “dal diavolo”.

L’audacia della tenerezza, coniugata al coraggio delle parole, è la forte provocazione del Papa in questo nostro mondo lacerato da violenze e indifferenza. “I bambini sono amati da Gesù” e “il coro più bello è il rumore dei bambini”. Non dobbiamo dimenticarli, condannandoli, come gli anziani, i malati e i più deboli, all’abbandono; ma sostenerli, accudirli, ascoltarli con amore protettivo e significativo.

È attraverso il senso immediato del rapporto umano che passa la tenerezza di Dio, la sua misericordia. Una tenerezza che si comprende soltanto se si considera che la vita, anche nelle sue espressioni più fragili, è un dono di assoluta grandezza, da rispettare e promuovere sempre, in tutti i momenti della sua evoluzione.

Nello storico discorso alla luna Giovanni XXIII il ‘Papa buono’, in occasione della solenne apertura del Concilio Vaticano II, aveva raccomandato ai numerosi fedeli: Tornando a casa, date una carezza ai vostri bambini e dite che è la carezza del Papa”. Anche Papa Giovanni Paolo II più volte si è espresso con questi termini e Papa Francesco spesso utilizza l’espressione della carezza di Dio che, con il perdono, manifesta la sua grande misericordia.

“Con i bambini non si scherza!”, ha tuonato Papa Francesco (Omelia Casa Santa Marta, 10 Dicembre 2013) chiedendo perdono per gli abusi del clero sui minori. La tutela dei bambini, la difesa della vita sin dal grembo materno e l’amore indissolubile del matrimonio cristiano sono valori fondamentali per ogni cristiano.

Da potente che è, Dio “si fa piccolo” e “si fa bambino” in quanto “non ha paura della tenerezza” e con tenerezza si dona. Il totale abbandono che Dio ha vissuto facendosi ‘bambino’, ci insegna come i bambini e gli anziani (che sono i bambini saggi!) costituiscano il futuro dei popoli. “È nella gratuità del tempo dedicato ai figli, ai bambini che si recupera il senso dell’accompagnamento e della trasmissione dei valori della vita e della fede” (Don Fortunato Di Noto). E ancora Papa Francesco, rivolgendosi agli anziani: “La violenza sugli anziani è disumana, come quella sui bambini” e “non c'è futuro senza incontro tra le generazioni”: così ha detto durante la Messa per anziani e nonni, provenienti da ogni parte del mondo (28 Settembre 2014, Piazza San Pietro, Roma). In decine di migliaia hanno infatti partecipato alla giornata dedicata alla terza età, promossa dal Pontificio Consiglio per la Famiglia. Il Pontefice, commentando il Vangelo del giorno, mette in guardia le giovani generazioni che, “per complesse ragioni storiche e culturali, talvolta vivono in modo più forte il bisogno di rendersi autonomi dai genitori, quasi di 'liberarsi' del retaggio della generazione precedente. È come un momento di adolescenza ribelle”.

Attenzione, però, è l’avvertimento del Pontefice: “Se poi non viene recuperato l'incontro, se non si ritrova un equilibrio nuovo, fecondo tra le generazioni, quello che ne deriva è un grave impoverimento per il popolo, e la libertà che predomina nella società è una libertà falsa, che quasi sempre si trasforma in autoritarismo. Ma Dio non vi abbandona!”. “Non c’è alcun limite alla Misericordia divina offerta a noi tutti” (Roma, 6 aprile 2014).
 
di Giuseppina Capozzi

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