Comunione. Il senso profondo del pregare. Dio e gli altri al centro del cuore

Quando si parla di preghiera, spesso si pensa di dover imparare una tecnica o di dover praticare un imprecisato esercizio di lessico. In realtà, i grandi maestri spirituali della storia cristiana hanno insegnato che la preghiera è il nostro status naturale. “Hai mai sorpreso il tuo cuore in flagrante mentre sta pregando?” (Jean Lafrance, La preghiera del cuore, Qiqajon, Magnano 2015). La preghiera del cuore ci svela che non è una pratica che si possa imparare, ma un istinto da riscoprire. Il nostro cuore, allora, si apre squarciando il muro di indifferenza e di distrazione dell’umano. L’esperienza della vera e spontanea preghiera ci colma di senso e speranza, sommergendo la quotidianità della dimenticanza! Si può affermare che la vera natura dell’uomo sia pregare! (Robert Cheaib, La vera natura dell’uomo è preghiera, 28 Marzo 2015  www.zenit.org).

Per San Josemaría Escrivá “l’orazione è il fondamento dell’edificio spirituale” (Cammino, n. 83), di ogni impegno soprannaturale e di tutta l’azione apostolica; è il mezzo indispensabile per progredire nella lotta per la santità.

La parola ‘preghiera’ proviene dal verbo latino precor, che significa pregare, rivolgersi a qualcuno chiedendo un beneficio. Il termine ‘orazione’ proviene dal sostantivo latino oratio, che significa parlare, discorso, colloquio. Entrambe le espressioni indicano il medesimo coinvolgimento per la persona umana. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, nel chiedersi cosa sia la preghiera, dice che non è altro “che un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo d’essere amati” (Santa Teresa di Gesù, Libro della vita, c. 8, n. 5, in Opere, p. 95; cfr. C. C. C., n. 2709).

Si allude qui, in particolare, alla preghiera contemplativa, momento nel quale, per azione della Grazia, lo spirito è condotto ai confini del divino, trascendendo la realtà. Ma la preghiera è sempre, in senso più ampio, il desiderio di una intima comunione con Dio.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica inizia la quarta parte con una affermazione che apre alla preghiera grandi orizzonti: il grande mistero della fede “richiede che i fedeli vi credano, lo celebrino e ne vivano in una relazione viva e personale con il Dio vivo e vero. Tale relazione è la preghiera” (C.C.C. n. 2558).

La preghiera, quindi, non come atto da compiere ma come relazione con Dio. In questa visio­ne il testo del Cate­chismo della Chiesa Cattolica segnala alcuni aspetti signifi­cativi della preghiera.

Dio prende l’iniziativa nella preghiera (n. 2560); la pre­ghiera è intimamente legata alla storia degli uomini; è l’in­contro con Dio negli avvenimenti della storia (n. 2568); la preghiera è una prova della fede nella fedeltà di Dio (n. 2570); è il dialogo di intimità, «faccia a faccia» con Dio (n. 2576); è l’ascolto di Dio (nn. 2576, 2578, 2584); è l’interces­sione per il popolo, per le generazioni di ogni tempo, per il perdono dei loro peccati e per i loro bisogni di ogni gior­no (n. 2580, 2584); la preghiera è l’espressione di tutta la persona che prega, perché sale dal suo cuore, cioè dal cen­tro nascosto che è il luogo della decisione, il fondamento più profondo delle tendenze psichiche (n. 2562). Per questo, la preghiera esige la fede e la conversione del cuore (n. 2581, 2608); la preghiera è inseparabilmente personale e comunitaria, abbracciando l’orante e tutti gli uomini con lui (nn. 2586, 2588); la preghiera è un’adesione filiale a Dio, al di là dei sentimenti e della comprensione umana (nn. 2609-2610) nella ricerca di fare la volontà del Padre (n. 2611); la preghiera è comunione d’amore con Dio Padre in Gesù, nello Spirito Santo (n. 2615).

Comunione: questo è il senso profondo del pregare!

L’esperienza della preghiera avvicina all’esperienza dell’incontro profondo con l’altro: si tratta di un incontro che si fa ascolto e desiderio di conoscere l’altro, con le sue specificità, personalità e volontà. Imparare ad ascoltare è componente essenziale della preghiera. Per Kierkegaard “la vera situazione della preghiera non è quando Dio sta ad ascoltare ciò che noi gli domandiamo, ma quando l’orante persevera a pregare fino a che sia egli colui che ascolta, che ascolta ciò che Dio vuole… Il vero orante sta puramente in ascolto”.

Un ascolto che non è semplice passività, ma abbandono fiducioso all’opera di Dio, che si serve di noi per realizzare la sua dimensione di pienezza nella comunione. In questo senso è una conversione “passivamente attiva perché “è una grazia che si riversa su di noi, una luce imprevista e imprevedibile dalla quale ci si lascia penetrare fino alla divisione dell’anima e dello spirito”. È una rivoluzione copernicana perché al centro non c’è più l’io – collettivo o individuale – ma Dio e gli altri (Robert Cheaib, op. cit.).

I contenuti della preghiera, come ogni dialogo di amore, possono essere diversi: la preghiera vocale, la meditazione e l’orazione di contemplazione. “Esse hanno in comune un tratto fondamentale: il raccoglimento del cuore. Tale vigilanza nel custodire la Parola e nel rimanere alla presenza di Dio fa di queste tre espressioni dei momenti forti della vita di preghiera” (Catechismo Chiesa Cattolica, n. 2699). Si può notare che il Catechismo, nell’utilizzare questa terminologia, non fa riferimento a tre gradi della vita di preghiera, ma piuttosto a due vie, la preghiera vocale e la meditazione, presentandole entrambe come adeguate a condurre al vertice della vita di orazione, che è la contemplazione.

Anche se è vero che, per alcuni, particolarmente la preghiera contemplativa sembra avulsa o perlomeno distante dalla vita reale, la grande maggioranza delle persone concorda sull’importanza del­la preghiera nella vita cristiana. Tuttavia, le opinioni circa le motivazioni della preghiera, cioè sul suo significato autentico, differiscono molto.

Il luogo privilegiato di trasmissione della preghiera si può considerare, senz’altro, la famiglia, soprattutto la famiglia cristiana. È qui che si concretizza pienamente la condizione di comunione. E proprio nella comunione con l’altro la preghiera trova la sua direzione e la sua sede naturale! Attraverso la preghiera familiare quoti­diana, la tradizione vivente della Chiesa orante è mantenuta viva ed è trasmessa ai bambini e ai giovani (C.C.C., n. 2685). Un al­tro luogo favorevole per la trasmissione della preghiera è la catechesi, sia dei fanciulli che dei giovani e degli adulti (C.C.C., n. 2688); sono luoghi adatti anche i gruppi o le scuole di pre­ghiera, quando non si limitano all’insegnamento dell’orazione ma pregano davvero.

Nell’ambito dell’educazione alla preghiera non si può prescindere dal servizio dei ministri ordinati (C.C.C., n. 2686), dei religiosi (n. 2687), dei catechisti, di tutti coloro che sono chiamati al servizio di direzione spirituale (n. 2690), essendo essi stessi persone in preghiera.

Poiché l’orazione è sempre incontro con Dio, al quale ci si rivolge per sostegno, appoggio, richiesta d’amore, l’orazione può riguardare tutte le vicende della vita e tutti i sentimenti che il cuore può provare. “Mi hai scritto: Pregare è parlare con Dio. Ma di che cosa? – Di che cosa? Di Lui, di te: gioie, tristezze, successi e insuccessi, nobili ambizioni, preoccupazioni quotidiane…, debolezze! E atti di ringraziamento e suppliche: e Amore e riparazione. In due parole: conoscerlo e conoscerti, frequentarsi!” (San Josemaría Escrivá, Cammino, 91). La preghiera è incontro intimo e filiale tra l’uomo e Dio, è incontro che fornisce senso e fortifica nelle vicende umane.

“L’orazione è necessaria per la vita spirituale: è il respiro che permette alla vita dello spirito di perfezionarsi e attualizzare la fede nella presenza di Dio e del suo amore” (José Luis Illanes, L’orazione, 21 novembre 2013 www.opusdei.it).

di Giuseppina Capozzi

L'ULTIMO NUMERO

RUBRICHE
SERVIZI

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso Accetto