La certezza di essere amati comunque Il Giubileo per riscoprire il perdono

 

 

 

 

Perché indire un Giubileo Straordinario sulla Misericordia dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016? “Ho indetto un Giubileo Straordinario della Misericordia come tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti”: così si esprime Papa Francesco nella Bolla di Indizione Misericordiae Vultus dell’11 Aprile 2015.

Parole che richiamano quelle di Giovanni XXXIII dell’11 ottobre 1962 quando apriva il Concilio Ecumenico Vaticano II, orientandolo in senso pastorale: “Oggi la sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece che imbracciare le armi del rigore”.

Papa Francesco non indice un altro Concilio, ma riforma la Chiesa e i fedeli in senso pastorale e missionario, con atti, gesti e parole caratterizzati dalla misericordia e condivisione verso i lontani, i non credenti, i più poveri in tutti i sensi.

É proprio il programma di pontificato di Papa Francesco ad essere impostato sulla Misericordia! Ma la vera novità di Papa Francesco, più che a livello dottrinale, è a livello di atteggiamento.

D’altra parte, tutta la vita di Jorge Bergoglio è rivisitazione della vita di Gesù nell’incontro con la sofferenza, con il dolore, con la disperazione. “Una sorta di Eucaristia vissuta quotidianamente nella compassionevole cura dei corpi e delle anime” (Cfr. A. Gaspari, Un ciclone di nome Francesco: Il Papa venuto dalla fine del mondo, Zenit Book 2013).

La sete di sperimentare la misericordia e il perdono la si percepisce fortemente nella Chiesa, ma anche nei rapporti della vita sociale.

Con Papa Francesco, fin dall’inizio la misericordia di Dio è il tema centrale e fondamentale del suo pontificato. Egli conosce bene l’Occidente cristiano e sa che ben più del 50% dei battezzati non vanno in chiesa, conducono vite lontane da Cristo, e capisce che questo rifiuto della misericordia e del perdono di Dio ha imbarbarito le nostre società, i nostri popoli ancora nominalmente cristiani.

Tutto il suo pontificato è impostato per riconvertire l’Occidente cristiano, come indispensabile passo per annunziare Cristo a tutti gli uomini. Tant’è vero che ha affidato l’organizzazione del Giubileo della Misericordia al Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione.

“La misericordia è la forza che tutto vince, che riempie il cuore di amore e che consola con il perdono” (Misericordiae Vultus, 9).

Ecco, con la liturgia pasquale scopriamo che il perdono autentico esiste, non è solo una leggenda: il nostro Pontefice intende ora farci interiorizzare come la misericordia sia essenzialmente un atto d’amore, sia, cioè, speranza di essere amati comunque, nonostante limiti e peccati.

Nella Misericordiae Vultus si apprezzano da subito il senso biblico della misericordia, i suggerimenti concreti, l’appello alla conversione, le citazioni dei Padri, e la scelta eloquente di far iniziare l’Anno Santo nel giorno che segnerà i cinquant’anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II. Ma soprattutto il continuo, insistente riferimento all’esperienza della riconciliazione e del perdono come sorgente viva e inestinguibile della vita cristiana.

La Bolla assomiglia ad un’enciclica sulla misericordia. Descrive gli effetti salutari del perdono nella vita stessa della Chiesa, l’efficacia del perdono nel guarire le ferite e nel far rinascere le anime che sembravano aver perso la speranza.

Già l’ultimo Angelus di Giovanni Paolo II, nella Domenica della misericordia, suonava come un appello che riassumeva tutto il suo ministero in chiave di misericordia. Il 13 maggio 1981 Giovanni Paolo II aveva fatto l’esperienza personale della violenza del male e aveva poi perdonato generosamente il suo attentatore Ali Ağca.

La Misericordia, infatti, apre ad un orizzonte di senso ampio e carico di implicazioni per l’uomo contemporaneo, anche alla luce delle due encicliche Deus Caritas Est e Spe Salvi di Benedetto XVI.

Infatti Papa Benedetto ha parlato a più riprese dell’Amore misericordioso, e così all’Angelus del 16 settembre 2007 disse: “Nel nostro tempo l’umanità ha bisogno che sia proclamata e testimoniata con vigore la misericordia di Dio” invocando la Vergine Maria a concederci il dono di confidare sempre nell’amore di Dio.

La specificità della Misericordia è, quindi, nell’essere un dono, ma soprattutto nell’essere un dono gratuito! La parola ‘dono’ evoca sentimenti di attesa e di speranza, di gioia, di qualcosa legato sempre al bene, alla sensazione, cioè, di essere amati. L’uomo, fondamento della società, ha connaturata l’esigenza di donarsi nella relazione con l’altro. L’uomo ‘è’ relazione; e la relazione è la base della donazione “in quanto il dono è parte di uno scambio relazionale” (Cfr. Mara Conti, Il dono, il sussidiario.net 18 giugno 2014).

Nella relazione del dono, all’uomo viene svelata la sua naturale propensione a ricevere scambio, stima, affetto. La logica appagante del dono è opposta a quella arida del profitto, e del tornaconto personale in termini meramente materiali. Il linguaggio del dono ci parla dei valori autentici dell’uomo, di conseguenza del senso più profondo dell’esistenza!

Oggi la dinamica del dono è decisamente sommersa da quella del possesso. La società contemporanea sembra fondata prevalentemente sul mercato degli interessi personali, nell’ottica esclusiva dell’utilitarismo individuale. Tende, di conseguenza, a banalizzare se non ridicolizzare la logica della gratuità. Ma è proprio questo l’aspetto principale del dono: il dono è tale solo se non prevede nulla in cambio. Unica motivazione è il bene per l’altro!

Un’altra connotazione del dono è l’impegno. Ma oggi i media impongono il modello della facilità e velocità di accesso a tutto. Sembra che basti un click per realizzare qualsiasi desiderio: informazioni e notizie ci avvolgono con messaggi spesso semplicistici, i quali chiedono solo di cedere alle loro lusinghe. Alla facilità di un click sembra opporsi la difficoltà di un impegno, che richiede energie e tempo. Ma se “l’egoismo paga l’altruismo appaga di più”, come afferma l’antropologo Mark Anspach (Cfr. Cosa significa ricambiare? Dono e reciprocità di Marc Anspach, pp. 52-67, in M. Hénaff, M. Anspach, E. Sarnelli, D. Falcioni, Cosa significa donare?, a cura di D. Falcioni, Napoli, Guida 2011). L’appagamento è cosa diversa dalla soddisfazione di un desiderio temporaneo: quest’ultimo sembra dare una gioia immediata che, però, lascia subito spazio all’ansia per un nuovo desiderio. L’appagamento, invece, è molto vicino alla felicità. L’uomo scopre come la fatica e il tempo dell’attesa rappresentino il vero piacere: scopre, cioè, l’importanza di donare non qualcosa di esterno a sé, ma una parte di se stesso. Ciò comporta un continuo coinvolgimento del proprio sé, il mettersi in gioco e in discussione, in una vera relazione di scambio e arricchimento interiore.

Gratuità, impegno e reciprocità: questi, allora, gli aspetti principali del dono. Reciprocità da intendersi non come ottenimento automatico di qualcosa in cambio, ma come meccanismo naturale di emulazione, di ripetizione. L’effetto positivo del dono consiste nel fatto che chi lo riceve è spesso portato a compiere a sua volta quel gesto (magari con qualcun’altro), quindi a restituire ciò che ha ricevuto, creando una catena virtuosa di dono e reciprocità.

Il dono, perciò, ha delle gradazioni soprattutto etiche, più che pragmatiche, e ciò valorizza una dinamica di energia spirituale che rifugge dall’egoismo e dall’individualismo.

Solo l’accettazione dell’altro nell’amore e nel dono di sé  fanno da contraltare alla dilagante e disumanizzante confusione, all’incertezza dominante, alla fragilità, alla debolezza del principio imperante del piacere.

L’uomo sta disimparando l’arte del dono. Rischia di perdere la consapevolezza che il fare del bene, come perdonare e accogliere, è la più grande fonte di appagamento. Ricordiamoci, inoltre, che non occorre essere santi o eroi. Il dono gratuito è alla portata di tutti: è anche solo un gesto, un impegno, una parola.

Ecco che la misericordia, indicando ai cristiani il vero dinamismo della realizzazione personale, apre ad un’altra legge profonda della realtà: la vita cresce, matura e migliora nella misura in cui la doniamo per la vita degli altri!

di Giuseppina Capozzi

 

 

 

 

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