Ecologia umana L’appello di Papa Francesco Più solidarietà con il creato

Il tema dello sviluppo sociale, per Giovanni XXIII, canonizzato il 27 aprile 2014, e per il Beato Paolo VI rappresentava uno dei motori della pace globale. Oggi, questo tema arriva a includere anche il progresso economico, legato alla difesa dell’ambiente.

“Noi stiamo vivendo un momento di cri­si; lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell’uomo. La persona umana è in pericolo: questo è certo, ecco l’urgenza dell’ecologia umana!” (Papa Francesco, Udien­za Generale, Piazza San Pietro 5 giugno 2013). La causa profonda del problema è legata non solo ad una questione economica, ma etica ed antropologica.

Afferma Donald Wuerl, arcivescovo di Washington (Rivista Formiche, 4 Giugno 2015) che l’uomo, dopo aver scoperto la sua capaci­tà di trasformare e, in un certo senso, di creare il mondo con la propria attività, “dimentica che questo avviene sempre sulla base della prima originaria donazione delle cose da par­te di Dio”.

Diventa, così, importante riflettere su que­gli elementi che compongono ‘l’ecologia uma­na’: il rispetto della dignità dell’uomo e la cura dell’ambiente umano. Il monito di Papa Fran­cesco a non ‘inquinare’, racchiude il significa­to profondo del termine: letteralmente ‘cor­rompere, contaminare’.

L’attenzione che Papa Francesco ha verso un maggiore rispetto per l’ambiente e verso lo sviluppo sostenibile è in diretta continuità con gli insegnamenti dei suoi predecessori, in par­ticolare San Giovanni Paolo II e il Papa emeri­to Benedetto XVI.

Papa Francesco invita la Chiesa a vigilare (Laudato Sì, Enciclica 24 Maggio 2015) sui segni allarmanti del nostro tempo. Il Papa sollecita perché ci sia maggiore consapevolezza della urgenza di una solidarietà più profonda a fa­vore dell’ambiente, affinché la famiglia umana possa crescere, o addirittura sopravvivere. Ci ricorda anche che la bellezza del creato e la nostra dignità di persone, incaricate dal Cre­atore di nutrire e proteggere la Terra, hanno come fine il bene di tutta la famiglia umana e delle generazioni a venire.

Si tratta dell’etica delle relazioni! E il luogo per eccellenza delle relazioni umane è la fami­glia. Il futuro dell’umanità passa per la famiglia, comunità che sa accompagnare, formare alle rette relazioni, fruttificare, promuovendo il giu­sto ed equilibrato sviluppo umano.

La famiglia come scuola di comunicazio­ne. “In un mondo - afferma Papa Francesco - dove così spesso si maledice, si parla male, si semina zizzania, si inquina con le chiacchiere il nostro ambiente umano, la famiglia può es­sere una scuola di comunicazione come bene­dizione”. Anche là dove sembrano prevalere l’odio e la violenza, quando le famiglie sono separate tra loro dai muri apparentemente in­valicabili del pregiudizio e del risentimento, benedire anziché maledire, visitare anziché re­spingere, accogliere anziché combattere è l’u­nico modo per educare i figli alla fratellanza (Messaggio per la 49/ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2015). I legami familiari permettono di capire “che cosa è veramente la comunicazione come scoperta e costruzione di prossimità”, cioè “ridurre le distanze, venendo­si incontro a vicenda e accogliendosi”.

Il Pontefice invita a riconoscere che la fa­miglia continua ad essere una grande risorsa, e non solo un limite o un’istituzione in crisi. Bergoglio sottolinea che non esiste la famiglia perfetta; ciononostante, pur con i propri limiti e peccati, è il luogo dell’amore e del perdono.

In realtà il vero inquinamento, causa di tut­ti gli inquinamenti, è il peccato! Dal peccato parte il disordine dal fine ultimo. Dal peccato discendono gli atteggiamenti egoistici che con­ducono all’inquinamento dell’ambiente umano, a sfidare la natura, a sostituire se stessi a Dio.

Quando si parla di inquinamento si pensa generalmente a quello dell’atmosfera, ma la radice e la fonte sono nel cuore dell’uomo. In quella intenzionalità e percezione del bene e del male, oggi così evanescente. La relazione nei confronti dell’ambiente è relazione con l’al­tro. Le nobili tematiche relative all’ambiente umano toccano inevitabilmente il tema delle relazioni umane armoniche e integrali, così come ribadito nell’Enciclica Laudato sì di Papa Francesco.

Il cardinale Martini segnalava la differenza tra un ‘pentito giudiziario’, che non purifica il cuore, e il riconoscimento della colpa da­vanti a ‘Colui che cambia il cuore’: è il senso del peccato ad essere in crisi! Diminuendo la percezione della santità, della maestà di Dio, della relatività della nostra persona terrena, si giunge anche alla diminuzione del senso di peccato.

La perdita del senso del peccato è frutto del volontario oscuramento della coscienza che porta l’uomo, per la sua superbia, a negare che i peccati personali siano tali e persino a negare che esista il peccato. “Elimina Dio dalla vita e la voce della coscienza si farà sempre meno imperiosa. È il cuore del dramma dell’uomo di oggi” (Peccato e misericordia secondo il Cardi­nale Carlo Caffarra e Don Aldo Trento, Tempi 19 novembre 2010).

I peccati si possono dividere in mortali o gravi e veniali o lievi. “È peccato mortale quel­lo che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevo­lezza e deliberato consenso” (Catechismo Chiesa Cattolica, 1857-1860).

Queste tre condizioni si devono verificare contemporaneamente. Se manca una delle tre, il peccato può essere veniale.

A volte non commettiamo direttamente il male, ma in qualche modo collaboriamo, con maggiore o minore responsabilità e colpa mo­rale all’azione cattiva di altri. Il peccato, che è sempre un atto personale, comporta la respon­sabilità delle sue conseguenze nei confronti degli altri.

Questo avviene anche quando cooperiamo con i peccati degli altri: “prendendovi parte di­rettamente e volontariamente; comandandoli, consigliandoli, lodandoli o approvandoli; non denunciandoli o non impedendoli, quando si è tenuti a farlo; proteggendo coloro che com­mettono il male” (Catechismo Chiesa Cattolica, 1868).

Il luogo privilegiato per l’incontro con Gesù Cristo è proprio il peccato! Non scanda­lizzi questa affermazione di Papa Francesco (Omelia Messa a casa Santa Marta, 4 settembre 2014). “La forza della vita cristiana e la forza della Parola di Dio è proprio in quel momen­to dove io, peccatore, incontro Gesù Cristo e quell’incontro rovescia la vita, cambia la vita … E ti dà la forza per annunziare la salvezza agli altri”.

Quanta intransigenza per gli altri e quanta indulgenza con noi stessi! Il peccato è qualcosa che riguarda la sfera personale della coscienza; non è un riscontro che si possa fare nei confron­ti di altri! Bisogna tener vivo il senso del nostro peccato personale, in quanto si tratta di un cammino diverso per ognuno di noi nella rela­zione privilegiata con Dio, e successivamente con gli uomini. L’ordine, che l’inquinamento del peccato inficia, è proprio questo: mettere Dio al primo posto! Un Dio che accoglie, non condanna e perdona. Questa è la misericordia divina!

 

di Giuseppina Capozzi

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