Al contrario Noi ci stanchiamo di chiedere. Lui invece dimentica e perdona

Il perdono è tema fondamentale nella vita umana e cristiana poiché nessun essere umano è estraneo al male. Ogni uomo vive e riconosce dentro di sé questa contraddizione, questa negazione del bene cui, di volta in volta, dà nomi diversi come aggressività, violenza, ostilità verso gli altri e verso se stesso, pessimismo.

Quando, però, la Parola di Dio ci svela che la nostra debolezza, i nostri limiti, le nostre fragilità, le nostre paure, il nostro peccato possono essere trasformati in bene, scopriamo che l’Amore divino, che è assoluto, ci apre un orizzonte nuovo, ci induce naturalmente a rivedere noi stessi, le nostre relazioni, il nostro stile di vita.

L’uomo che vive senza Dio non ha la capacità di chiedere perdono, perché dovrebbe restituire un qualcosa che non ha ricevuto!

Il perdono di Dio è assoluto e non pretende nulla in cambio, supera e vince ogni nostra esitazione e resistenza, rendendoci in modo sorprendente persone nuove, confortate da un abbraccio misericordioso che trasforma tutta la nostra esistenza.

Il tema della Misericordia, tanto caro a Papa Francesco e particolarmente attuale nel Giubileo che stiamo vivendo, è strettamente legato ad una equazione: “Se tu non sei capace di perdonare, come potrà Dio perdonarti?”. Il Papa sottolinea che la perfezione del perdono divino è spesso incomprensibile a noi uomini, in quanto Lui arriva al punto da ‘dimenticare’ i nostri peccati. “Quando Dio perdona, il suo perdono è così grande che è come se dimenticasse” (Papa Francesco, Meditazione mattutina nella Cappella Domus Sanctae Marthae, 1 Marzo 2016).  È, ha spiegato Francesco, “tutto il contrario di quello che facciamo noi”.  Noi “non dimentichiamo”, e di tante persone conserviamo “la storia antica, media, medievale e moderna”, a causa del fatto “che non abbiamo il cuore misericordioso”. Se è vero che è difficile dimenticare, sicuramente non si può accettare l’atteggiamento del ‘perdonare e me la pagherai’. Bisogna invece “perdonare come perdona Dio”, il quale “perdona al massimo”.

Per Papa Francesco, la misericordia, che trova nel perdono il suo massimo apice, è il messaggio più forte del Signore. Il problema è che noi ci stanchiamo di chiedere il perdono, mentre Dio non si stanca di perdonare. Perdonare, da parte nostra, è un atto di autentica maturità e di profonda conversione. Chiedere scusa, riconoscendo il proprio peccato e offrendo contemporaneamente comprensione nei confronti degli altri, non è cosa facile: richiede un profondo cambiamento interiore, una trasformazione totale di sé che può avvenire solo per la grazia di Dio.

Una metodologia innovativa è stata proposta dall’Irccs San Giovanni di Dio all’Ospedale Fatebenefratelli di Brescia: rivolta a tutti coloro che lavorano negli ospedali e nei centri di cura, ha come obiettivo quello di formare professionisti in grado di ‘insegnare’ dei percorsi per ‘imparare’ a perdonare e riconciliarsi. Si intende, cioè, aiutare le persone a superare le conflittualità, ritrovare la pace in se stessi, con il mondo e, per chi ha fede, con Dio.

Fra’ Marco Fabello, il responsabile scientifico del corso condotto il 9 e il 16 marzo 2016, ha spiegato che “tutti abbiamo bisogno, in certi momenti della vita, di perdonare e di essere perdonati. Senza perdono, si finirebbe per rimanere avvinti al male fatto o subìto, si continuerebbe a soffrire in noi stessi e si rimarrebbe prigionieri del passato, sciupando le opportunità che il presente ci offre”.

La docente del corso, la dottoressa Laura Maria Zorzella, ha spiegato come le offese provocano, in chi le subisce, dal punto di vista cognitivo, incredulità, smarrimento, senso di impotenza, che si traducono, dal punto di vista emotivo, in rabbia, indignazione, vergogna, paura e senso di colpa. La conseguenza è nel rischio che si sviluppino sentimenti di vendetta o fuga, con ricadute su alcol e droghe. Il perdono, allora, aiuta l’individuo a ritrovare il benessere psicofisico, liberandosi dalla situazione stressante, riequilibrando stati mentali e comportamentali, migliorando le relazioni e le motivazioni esistenziali.

Diventa, perciò, importante differenziare il perdono dalla riconciliazione. Il primo è un processo unilaterale che conduce la vittima dell’offesa a migliorare nello stato d’animo personale. La seconda richiede un impegno reciproco a revisionare il cammino interiore nell’approccio all’altro. Solo questo ulteriore passaggio consentirà la riconciliazione, che sarà il fondamento da cui partire per rivedere le relazioni reciproche e farle ripartire in una nuova forma.

Tutto prende l’avvio dal peccato, che è il momento nel quale si rende necessario ricorrere all’esperienza del perdono. Il peccato, nell’ottica cristiana, è trasgressione del comandamento di amore a Dio e al prossimo. Peccare significa, quindi, uscire da se stessi dove abita Dio, e isolarsi dal prossimo.

Non possiamo ignorare, infatti, che “l’originaria apertura alla trascendenza è insita nel cuore dell’uomo” (Papa Francesco, Udienza per l’Ecumenismo, Sala Clementina 20 Marzo 2013). Peccare non significa semplicemente compiere una trasgressione di una legge divina, ma vuol dire prima di tutto sciogliere un legame vitale per realizzare un distacco da Dio e dal prossimo.

Quando non si accetta il perdono di Dio, perché si presume di non averne bisogno a causa del senso di orgoglio radicato in noi, allora si passa dalla misericordia al giustizialismo. Meno si riconoscono i propri peccati e più si diventa avvezzi a guardare i peccati dell’altro.

Ai nostri giorni constatiamo sempre più questa incapacità di amare da parte di molti uomini che presumono di potersi autogiustificarsi, auto-perdonarsi. E proprio questo è il dramma del nostro tempo: la mancanza di consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni! Conseguenze che si ritorcono su noi stessi! Non si avverte l’esigenza di ricevere il perdono di Dio; non si è più capaci di accogliere questo dono immenso, per diventare, a nostra volta, capaci di perdonare gli altri.

E questo è esattamente quello a cui si assiste ai nostri tempi. Le famiglie si sgretolano perché marito e moglie affermano le proprie ragioni invece di comprendere i bisogni dell’altro. I figli cadono nelle trappole dell’alcol, della droga, della dipendenza eccessiva di internet, perché destabilizzati dal comportamento dei genitori.

Allora il perdono diventa la grande opportunità offerta da Dio per riavviare il legame con Lui, per rompere le solitudini che ci tengono lontano dall’altro, per riconciliarci con la nostra essenza più profonda che è l’amore.

Il vedere i propri peccati viene dalla luce della fede. È la Fede che illumina la propria vita, la propria storia. Quindi l’anno della Misericordia diventa il tempo nel quale testimoniare agli altri che il perdono di Dio è riservato a tutti gli uomini, nessuno escluso.

di Giuseppina Capozzi

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