Laudato sì L’uomo e il mondo unico bene Il segreto dell’ecologia integrale

      Sono ormai 46 anni che l’Earth Day, Giornata della Terra, viene celebrata  in tutto il mondo sempre il 22 aprile, esattamente un mese e due giorni dopo l'equinozio di primavera. Nella sua visita a sorpresa il 24 Aprile scorso a Roma nel ‘Villaggio per la Terra’, la manifestazione organizzata da Earth Day Italia e dal Movimento dei Focolari di Roma, Papa Francesco ha affermato: “Trasformate i deserti in foreste, i deserti di morte in foreste di vita”, evidenziando tre termini in particolare, su cui riflettere e lavorare, che sono gratuità, perdono e umanità.

      Inevitabile il richiamo alla sua Enciclica Laudato sì del 24 Maggio 2015. Enciclica che rappresenta un passo in avanti nella dinamica di analisi e comprensione della realtà sociale, la qual cosa è connotazione strutturale della dottrina sociale della Chiesa. A partire dalla Rerum Novarum (1891) di Leone XIII, che di fronte alla rivoluzione industriale aveva affrontato la questione operaia nella chiave della giustizia sociale, attraversando la  Populorum Progressio di Paolo VI (1967), con la questione del sottosviluppo, la Chiesa continua a misurarsi con le grandi questioni sociali della modernità. I nuovi eventi, che determinano capovolgimenti radicali per l’umanità intera, interpellano inevitabilmente la Chiesa ad affrontare la realtà per guidare il suo popolo.

     Paolo VI, nella Octogesima Adveniens, aveva rivolto ai fedeli un invito profetico nel paragrafo dal titolo “L’ambiente naturale” (Lettera Apostolica per l’80° Anniversario dell’Enciclica Rerum Novarum, 14 maggio 1971).

     La ‘conversione ecologica’ è stata l’espressione utilizzata da san Giovanni Paolo II per invitare i fedeli a “cambiare rotta”, assumendo la bellezza e la responsabilità di un impegno per la “cura della casa comune”. Giovanni Paolo II ha sviluppato la questione ecologica in termini di crisi morale nella sua Sollicitudo Rei Socialis, nella Centesimus Annus e in diversi altri interventi, ponendo il legame tra “ecologia naturale” “ecologia umana” e “ecologia sociale”. Benedetto XVI, con una consapevolezza ecologica più matura, svilupperà la questione ecologica nella Caritas in Veritate (Lettera Enciclica 29 giugno 2009).

     Papa Francesco si rivolge ora ai fedeli cattolici, riprendendo le parole di san Giovanni Paolo II: “i cristiani, in particolare, avvertono che i loro compiti all’interno del creato, i loro doveri nei confronti della natura e del Creatore sono parte della loro fede” (Messaggio per la XXIII Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 1990, 15).

    Ma l’interesse per la Creazione e il suo rapporto con l’umanità è istanza fondante della fede biblica (Cfr. Laudato sì, 65) La nuova enciclica del Santo Padre Francesco si collega alle pagine iniziali della Sacra Scrittura: Dio formò l’essere umano – uomo e donna – e ‘lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse’ (Genesi 2, 15).

     Nelle parole del patriarca ecumenico Bartolomeo I, da sempre difensore della questione ambientale, troviamo l’ulteriore conferma di come nella tradizione cristiana non ci sia separazione tra giustizia ed ecologia, attenzione alla vita dell’ambiente e cura per la qualità della vita umana. (Cfr. Stefania Falasca, Ecologia umana: il dialogo che salva il mondo, 13 giugno 2015 www.avvenire.it).

      In seguito alla pubblicazione della Enciclica Laudato sì, però, viene pubblicata una lettera aperta (È proprio la ricerca ciò che ci mostra i limiti dell’uomo, Avvenire, 15 luglio 2015), firmata da un gruppo autorevole di scienziati e filosofi italiani, a commento dell’Enciclica. Gli studiosi ritengono che nella Laudato sì “papa Francesco, nel delineare ‘la radice umana della crisi ecologica’ del tempo presente, sottolinea che la prima causa va cercata nella ‘globalizzazione del paradigma tecnocratico’, mettendo sotto accusa ‘il modo in cui di fatto l’umanità ha assunto la tecnologia e il suo sviluppo insieme a un paradigma omogeneo e unidimensionale’”. Nella sostanza il Papa avrebbe individuato nel metodo scientifico una ‘tecnica di possesso, dominio e trasformazione’. Gli studiosi ribattono che “sono stati proprio la riflessione sulle modalità dell’impresa tecnico-scientifica e lo sviluppo di forme sempre più raffinate di critica all’interno stesso della teorizzazione scientifica a mostrare che la scienza, lungi dal garantire un dominio assoluto sul mondo, mette in luce soprattutto quello che ‘non’ possiamo fare”. Si domandano, infine, se ‘l’ecologia integrale’ di cui parla il Papa non sia da leggersi nella prospettiva antiscientifica del passato galileiano.

    Nella medesima giornata viene pubblicata sulla stessa rivista la replica di Roberto Timossi (Il problema è scadere nell’ideologia. Anche il sapere esige responsabilità), il quale chiarisce la necessità di contestualizzare le affermazioni del Pontefice, che, dopo aver evidenziato l’importanza delle conquiste tecnologiche per il progresso dell’umanità, pone l’attenzione sul pericolo concreto di un uso anomalo dei mezzi tecnologici foriero di gravi pericoli per l’intero pianeta. “Mai l’umanità ha avuto tanto potere su se stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo. Basta ricordare le bombe atomiche lanciate in pieno XX secolo” (LS, 104).

     Timossi, per dimostrare la veridicità della sua tesi, richiama al riguardo le fonti dello scritto papale: il pensiero di Romano Guardini (soprattutto il saggio Das Ende der Neuzeit, tradotto in italiano con La fine dell’epoca moderna, Morcelliana 1993) e la Dottrina sociale della Chiesa.

     Non è la ricerca scientifica e tecnologica a rappresentare in sé il pericolo, continua il Papa, quanto “un’ideologia scientista e tecnocratica che tende a condizionarla” (Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, 462). Il Papa fa, quindi, riferimento a questioni di ordine specificamente etico, antropologico e politico (quest’ultimo inteso come potere che strumentalizza le conquiste tecnologiche) e ribadisce che: “Ogni epoca tende a sviluppare una scarsa autocoscienza dei propri limiti” (LS, 105). Sul sapere scientifico, Papa Bergoglio si è espresso esplicitamente richiamando Giovanni Paolo II: “La scienza e la tecnologia sono un prodotto meraviglioso della creatività umana, che è un dono di Dio” (LS, 102).

      L’ecologia integrale cui fa riferimento il Papa, allora, è nel legame imprescindibile tra questioni ambientali e questioni sociali e umane, che non può mai essere spezzato, ed è direttamente collegato alla nozione di bene comune. Nel contesto di oggi, in cui “si riscontrano tante iniquità e sono sempre più numerose le persone che vengono scartate, private dei diritti umani fondamentali”, impegnarsi per il bene comune significa fare scelte solidali sulla base di “una opzione preferenziale per i più poveri” (LS, 158).

      'Tutto è connesso, tutto è in relazione”, ripete continuamente. Il mondo è un ecosistema e non si può agire su una parte senza che le altre ne risentano.

       Diventa, di conseguenza, più chiara la prospettiva delle parole papali: per il cristiano l’ecologia e i suoi compiti hanno significato e valore ‘spirituale’. Una spiritualità, quella cristiana, che “non è disgiunta dal proprio corpo, né dalla natura o dalle realtà di questo mondo, ma vive con esse e in esse, in comunione con tutto ciò che ci circonda” (LS, 216). Si tratta dello sguardo contemplativo del credente che sa cogliere la sua responsabilità ecologica nella relazione con Dio.

         La Chiesa non ha un catalogo di soluzioni da offrire. Può, però, formare “ad uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico” (LS, 111).

       Non si deve sottovalutare l’importanza di percorsi di educazione ambientale capaci di incidere su gesti e abitudini quotidiane: “Un’ecologia integrale è fatta anche di semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo” (LS, 230).

 

di Giuseppina Capozzi

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