Amoris Laetitia - Generare la presenza di Dio nel coniuge. La prima forma di fecondità nella coppia

Per Papa Francesco non ci sono compromessi: o si è umili, e di conseguenza fecondi, oppure superbi e, dunque, sterili. Il Pontefice (Santa Marta, 19 dicembre 2013) è stato rigoroso: “L’umiltà è necessaria per la fecondità”. È attraverso questa virtù, infatti, che Dio interviene nella nostra vita e può abbattere quella sterilità, dettata dalla superbia, che rende vana ogni parola o azione. Ed è solo “l’intervento di Dio che ci fa fecondi, che ci dà la capacità di dare vita”.

Dopo aver  riconosciuto la nostra incapacità, da soli, ad essere fecondi, il Papa ci invita a chiedere a Dio la forza per generare fede e amore. È una vera e propria preghiera che possiamo rivolgere a Lui nel tempo di Natale.

L’equivoco più grande è, innanzitutto, quello terminologico; si tende a confondere, infatti, la fertilità con la fecondità!

Fertilità, letteralmente, è la capacità di riproduzione degli organismi viventi; differisce in questo dalla fecondità che, invece, esprime la capacità di riproduzione potenziale di un individuo o di una popolazione.

Il tema della fertilità è importante, anche perché è legato alla differenza tra uomo e donna, e al fatto che c’è un modo anche di vivere l’affettività e la sessualità molto propositivo e molto bello. Va visto, quindi, sotto l’aspetto antropologico e sociale.

Nell’ambito della fertilità si è parlato di ‘ecologia della fertilità’, con la quale si intendono l’attenzione e la cura rivolti alla fertilità, anche in vista della procreazione, nel rispetto dei tempi e dei modi stabiliti dall’ordine naturale: “ovvero l’ecologia che orienta i giovani e le coppie a conoscere e tutelare la fertilità come valore umano e sociale e non come ‘malattia’ da evitare o ‘diritto’ da pretendere” (Cfr. A. M. Cosentino, Ecologia della fertilità, Roma 13 Luglio 2014, zenit.org).

L’ecologia della fertilità è da inscrivere all’interno della ‘ecologia umana’, termine con cui si definisce l’insieme delle condizioni psico-fisico-sociali che rispettano la natura umana e ne promuovono lo sviluppo.

Questa espressione fu introdotta da Paolo VI (Udienza Generale, 7 novembre 1973) con riferimento ad altro contesto. Fu poi utilizzata da San Giovanni Paolo II nell’Enciclica Centesimus Annus (1991) e nell’Enciclica Evangelium Vitae (1995). Successivamente la troviamo con Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2007, 2009, 2010 e nell’Enciclica Caritas in Veritate (2009). Infine, Papa Francesco l’ha richiamata nell’Udienza generale del 5 giugno 2013.

È, adesso, il momento di parlare di ‘ecologia della fecondità’!

L’Amoris Laetitia dedica un capitolo intero a “L’amore che diventa fecondo”. L’Esortazione Apostolica, del 19 Marzo 2016, pur parlando di famiglia, non parte da quella ‘mononucleare’, proprio perché sa vedere la famiglia come una rete di relazioni ampie (Cfr. Amoris Laetitia, 186). E all’interno di questa dimensione sociale il Papa sottolinea sia il ruolo specifico del rapporto tra giovani e anziani, sia la relazione tra fratelli e sorelle come tirocinio di crescita nella relazione con gli altri.

L’Amoris Laetitia parla il linguaggio dell’esperienza. Chiaramente ispirata a situazioni concrete, intende ribadire con forza non l’ideale della famiglia, ma la sua realtà ricca e complessa. Viene chiarita l’importanza di una fecondità “allargata” che, se non è possibile con figli propri, si apra all’adozione (Amoris Laetitia, 5, 178,179,180), sempre nella trama del progetto di coppia.

La fecondità, quindi, non è esclusiva della coppia. Si possono avere molti figli, ma essere sterili. La coppia veramente sterile è quella ripiegata su di sé, quella non spiritualmente feconda.

Fecondità non significa, infatti, solo fertilità fisica. La fecondità è una dimensione spirituale che, superando la condizione di fertilità fisica, rappresenta un bisogno naturale il quale, non solo all’interno delle coppie, sviluppa il progetto comune di ‘generare amore’.

I genitori sono “cooperatori con Dio in ordine al dono della vita a una nuova persona”, sono suoi “collaboratori” e “interpreti del suo amore”, ma i figli sono anzitutto figli di Dio (Gaudium et Spes, 50), come spiega anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (C.C.C., 2222).

Per questo, l’amore coniugale non si esaurisce all’interno della coppia.L’Amoris Laetitia apre a una comprensione della fecondità nuziale più ampia rispetto alla sola fertilità. La fecondità nuziale è: generare la presenza di Dio nel coniuge; generare il coniuge come persona amata; generare i figli come dono concesso da Dio in affido ai genitori e generare la famiglia come comunità in missione.

La prima forma di fecondità nuziale è data dal generare la presenza di Dio nel partner e quindi nella relazione di coppia. È questa la vera fecondità della coppia, oltre la mera fertilità! Generare il coniuge come persona amata, poi, è un generarsi a vicenda; un generarsi come persone che si sentono reciprocamente amate e apprezzate. La prima grande fecondità non è data dalla nascita dei figli, ma dalla nascita di quel ‘noi’ in cui ognuno è unico per l’altro.

Quando si parla di generare i figli come figli in affido, si intende la reciprocità della relazione con i figli. I genitori non ‘fanno’ i figli, ma li ricevono da Dio come un miracolo di amore e un dono senza fine. I genitori non sono padroni dei figli! Li accolgono come in affido, con il compito di proteggerli, difenderli, aiutarli a crescere, contribuire a far discernere la vocazione cui sono chiamati, ma senza un’autorità assoluta sulla loro vita.

Infine si parla di generare la famiglia come comunità in missione. La comunità familiare, che nasce dalle prime tre forme di fecondità, è una comunità in missione. La vera fecondità deve condurre a generare Dio nei figli, biologici o affettivi che siano, e a farli crescere nel percorso della santità.

La Familiaris Consortio arriva a dire che solo per questa via i genitori diventano pienamente genitori: “Pregando con i figli, dedicandosi alla lettura della parola di Dio e inserendoli nell’intimo del corpo eucaristico ed ecclesiale di Cristo con l’iniziazione cristiana, i genitori diventano pienamente genitori, generatori cioè anche di quella vita che scaturisce dalla risurrezione di Cristo” (Familiaris Consortio, 39).

Ed è allora che la comunità familiare attua la sua ultima dimensione di fecondità nuziale: generare la civiltà della vita e dell’amore secondo Cristo.

Il modello sublime della fecondità è la Famiglia di Nazareth. È attraverso di essa che è stato rigenerato il genere umano. Con lei scopriamo come la generazione fisica risponda pienamente al suo significato solo se viene completata dalla paternità e maternità nello Spirito.

La procreazione e la fecondità spirituale si fondono in Maria, che ha concepito suo Figlio nel cuore e nella mente prima che nel grembo, proprio mediante la fede.

La fecondità spirituale di Gesù di Nazareth è nell’amore gratuito e illimitato, di cui la fecondità fisica diventa immagine e simbolo.

“Nazareth ci ricordi cos’è la comunione di amore” (Paolo VI, Discorso tenuto a Nazareth, 5 gennaio 1964).

La fecondità più piena è dunque la fecondità spirituale, che è dono della vita per gli altri.

 

di Giuseppina Capozzi

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