PRESENZA TRINITARI NEL MONDO
[Venosa] Mani in pasta. OPERE D’ARTE, VERI ATTI DI LIBERTÀ
IMAGE Mettere “le mani in pasta”, sentire l’argilla scorrere sotto le dita e ac­corgersi che si modifica anche solo con una piccola pressione, dare sfogo alla propria fantasia con i colori che più...
[Napoli] San Carlo alle Brecce. PADRE JOSÉ NARLALY TRA NOI
IMAGE Per la comunità di San Carlo Borro­meo alle Brecce è stato un giorno pieno di letizia domenica 5 febbraio per la visita dei Padri Trinitari José Narlaly - Ministro Generale dei Tri­nitari - e...
[Andria] La Giornata del Malato. IL VALORE DELLA SOFFERENZA
IMAGE È l’11 febbraio 1858. Siamo a Lourdes, piccola cittadina dei Pirenei france­si, quando, ad una ragazzina di nome Bernadette Soubirous, la Vergine Ma­ria appare per ben 18 volte in una grotta...
[Andria] Il Ministro Generale. “SERVITE PER DARE SPERANZA”
IMAGE Fr. Jose Narlay, il Ministro Generale che guiderà l’Ordine fino al 2019, ha incontrato gli operatori, l’equipe dei medici e tutti i collaboratori della struttura riabilitativa di Quarto Di...
[Bernalda] Narlaly: AL SERVIZIO DEI PRIGIONIERI DEL NOSTRO TEMPO
IMAGE Forse non c’è festa più grande in una famiglia, di quella che si fa quando a casa torna il figlio o il padre.Si respira un clima di attesa, di pre­parativi e si gioisce immediatamente appena...
[Venosa] Premio Carlo Levi. LA CROCE TRINITARIA E IL MEDITERRANEO
IMAGE Meritevole di un riconoscimento fuo­ri concorso nell’ultima edizione del Premio Letterario Nazionale Carlo Levi, “Il blu il rosso nel Mediterraneo colori di un millennio” di Francesco Di Tria...
[Cori] Laici trinitari. IL NATALE CON MARIA DEL SOCCORSO
IMAGE In occasione dell’ultimo Natale i trini­tari laici di Cori sono stati promotori di diversi eventi che hanno coinvolto numerose famiglie. L’8 dicembre è iniziato il calendario natalizio con la...
[Andria] 65° anniversario. RICORDANDO IL VENERABILE DI DONNA
IMAGE Nella continuità di una tradizione mai interrotta nella Diocesi di Andria, anche quest’anno al secondo giorno del 2017, la chiesa Cattedrale è stata gremita di fedeli di Andria e di Ruti­gliano,...
[Bernalda] Note di solidarietà. EQUITÀ SOCIALE E DIGNITÀ DELL’UOMO
IMAGE A Bernalda il Concerto annuale della Solidarietà è alla settima edizione. E non dà segni di crisi, anzi.Ogni anno una sorpresa. Con arti­sti sempre di grande rilievo, spesso di fama...
[Cracovia] Austria e Polonia. NUOVO CONSIGLIO DELLA DELEGAZIONE
IMAGE I frati trinitari della Delegazione au­stro-polacca della Provincia di San Giovanni de Matha, si sono trovati a Cracovia per discutere la questione del futuro della loro presenza in que­sti due...

  

 

 

 

Il Mosaico di San Tommaso in Formis
Identità trinitaria e missione

La riflessione del Ministro Generale pubblicata dalla rivista dei Trinitari dell’India Trinitarian waves nel suo primo numero, gennaio-giugno 2014. Continua...

 

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Segni e significati La tensione perenne del cristiano. La felicità, sintesi di verità e amore

“Amare la verità vuol dire non solo affermare, ma vivere la verità, testimoniarla con il proprio lavoro” (Papa Francesco, Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Roma 22 Settembre 2016).  Non si parla di essere credenti o non credenti, ma onesti con se stessi e gli altri. L’uomo è essere-in relazione per eccellenza e nessuna relazione può vivere nel tempo senza onestà, cioè senza verità.

Ma cosa si intende per ‘verità’? Siamo in un’epoca nella quale ognuno dà alle parole il significato che vuole. Accade allora che, illudendoci di comunicare, non riusciamo in realtà a capirci, determinando una solitudine esistenziale senza precedenti.

     Il significato è sempre legato ad un segno, per esempio la parola, e ogni segno è frutto di una elaborazione unica di significato, unica come è unica ogni persona.

     La complessità della realtà ci induce, quindi, ad approfondire il significato di terminologie una volta definite in modo conclamato ed indubbio. Analizzare il significato vero dei segni, che sono connaturati all’uomo, vuol dire andare al di là delle cose, in una dimensione che supera quella biologica per arrivare a quella simbolica, che abbraccia l’interezza di verità della realtà.

     Certamente c’è una netta distinzione tra il significato dei segni da una parte e gli usi e gli effetti degli stessi dall’altra.

     Se valutiamo l’uso di un segno in relazione al comportamento tendente ad un fine, dobbiamo considerare che esso può essere volontario o involontario. Un segno può essere usato per esempio per informare ma non raggiunge l’obiettivo, nel senso che può essere tale per chi lo usa ma non per chi dovrebbe o potrebbe riceverlo. Oppure il segno che viene usato dal soggetto non è quello adatto per raggiungere lo scopo. In questo caso il significato non dispiega, attraverso il segno, il suo effetto. Si dice allora che un segno sia adeguato quando sarà efficace per lo scopo voluto.

Ora, è indubbio che la cultura sia strettamente legata ai segni e viceversa: la trasmissione dei segni è fondamentale per la costruzione e l’evolversi della cultura nel tempo. L’attribuzione di significato, ai segni di una società, diventa perciò rappresentativo dello sviluppo della natura e dell’esistenza stessa della comunità umana di appartenenza.

È arrivato il momento di ritrovare una comunanza di significati, per permettere una reale comunione tra noi!

Si tratta, innanzitutto, di un richiamo all’utilizzo corretto della parola: una parola che rappresenti sempre la verità, sia soggettiva che oggettiva.

Ma che cos’è la parola? La parola è la forma di comunicazione umana più utilizzata. E l’essere umano è nato per comunicare!

Ogni processo di comunicazione si svolge almeno tra due interlocutori, che giocheranno il ruolo di emittente e ricevente di un messaggio: il messaggio costituisce il contenuto della comunicazione. Perché sia efficace non basta che l’emittente abbia ben chiaro ciò che vuole comunicare: il messaggio deve essere ricevuto chiaramente e compreso esattamente dal ricevente.

Questo richiede una stessa forma comunicativa, chiamata codice.

La lingua, in sintesi, è una convenzione di segni e suoni, che utilizza codici ben definiti.

Dietro ogni parola c’è, però, ben oltre che la semplice successione di suoni o segni che la compongono. Ognuna di esse acquista significato in relazione al contesto in cui è inserita, all’uso e al senso che le si attribuiscono. È perciò uno strumento che, ben posseduto e gestito, può essere finalizzato in una direzione piuttosto che in un’altra!

Come per ogni strumento di potere, quindi, la presenza di una dimensione etica e valoriale in chi utilizza la parola, rappresenta un requisito indispensabile!

     Allora la verità cos’è? É l’adeguatezza tra segno e significato nell’accezione di volontarietà, consapevolezza ed efficacia.

     Risulta evidente come la scollatura, che si è verificata dopo il periodo illuministico tra fede e ragione, abbia condotto ad una disarmonia innaturale tra la persona umana e il suo contesto sociale e fisico. La dottrina cattolica individua l’angoscia del presente nella separazione avvenuta tra ragione e natura da una parte, e lex aeterna dall’altra: intese come entità a se stanti non condurranno mai alla verità autentica.

     La cultura della libertà assoluta, creatrice di ogni felicità, porta l’uomo a negare ogni trascendenza nell’ottica soggettiva di utilizzare tutti gli strumenti possibili per la rimozione personale del dolore, dell’impegno, della fatica, della rinuncia, del disagio. L’uomo ritiene di bastare a se stesso quando elimina la verità oggettiva e il diritto naturale, inteso già dall’antichità come quel complesso di conoscenze e valori universali substrato del genere umano. I modelli offerti nell’epoca moderna ci hanno consegnato una realtà fatta di verità parziali, incapaci di fornire risposte certe e durature.

È il relativismo: atteggiamento di chi rifugge dall’incontro con la verità, per timore di perdere la libertà e la felicità. Tutti aspiriamo all’amore e “la verità e l’amore sono identici. Questa proposizione è la suprema garanzia della tolleranza; di una relazione con la verità la cui unica arma è essa stessa, e che proprio per questo è l’amore” (J. Ratzinger, Fede, verità e tolleranza, Cantagalli, Siena 2003).

La verità è un termine ricorrente sul quale si basa l’orientamento di tutta l’umanità. Oggi, più che mai, è messo in crisi da una dittatura del relativismo che fa sentire fuori-luogo e fuori-tempo chi non vi si adegua. L’unica certezza è la relatività, denunciava un pedagogista già qualche anno fa; ma quando il fondamento dell’esistere è relativo, tutto perde consistenza e valore.

Venendo meno, negli ultimi decenni, i punti di riferimento su cui sia i gruppi che i singoli soggetti fondavano la continuità della propria esistenza, per ogni persona si pone il problema di trovare una risposta di verità alla domanda prima e ultima sul chi è.

E la verità è amore, in quanto, anche se a volte scomoda, ha una forza di attrazione che infonde certezza e costruttività! Segna la retta direzione della esistenza, risponde alle domande e ai bisogni reali e autentici. Questo dà, a ciascuno di noi, il senso profondo dell’agire!

“L’uomo, per natura, ricerca la verità”, soprattutto quella che sappia spiegare il senso della vita, “è perciò una ricerca che non può trovare esito se non nell’assoluto” (Fides et Ratio, 33).  

Il cristiano trova la soluzione, ai continui interrogativi sulla vita, nella concezione teleologica: determinato il fine in modo definitivo e certo, il luogo delle opzioni e delle scelte viene definito in modo inequivocabile, trovando il fondamento dell’etica in una relazione indissolubile tra la persona e il suo fine nella concezione teleologico-personalistica.

La passione e la tensione verso la verità sono stati obiettivi costanti del magistero di Giovanni Paolo II, basta leggere le encicliche Fides et Ratio o Veritatis Splendor; lo stesso è accaduto per Benedetto XVI da quando, fin dai primi giorni del suo pontificato, incoraggiava tutti a non lasciarsi vincere dalla mentalità relativista. E lo stesso Papa Francesco rimarca: “è fondamentale non ingannarci, non dirci bugie e così non cadere nell’ipocrisia, quella schizofrenia spirituale che ci fa dire tante cose ma senza praticarle” (Messa a Casa Santa Marta, Roma 14 Ottobre 2016).

Il relativismo, al quale si riferiva il cardinal Ratzinger come al ‘problema centrale della fede cristiana’ è piuttosto una posizione di fronte alla vita, che facilmente prende piede nella cultura, impregnando le relazioni sociali tra gli uomini. Non è soltanto un sistema filosofico o una struttura dottrinale, bensì uno stile di pensiero in cui si evita di parlare in termini di vero o falso, dal momento che non si riconosce una validità oggettiva a realtà che trascendono quanto ciascuno può vedere e toccare: Dio e l’anima.

La verità è strettamente riferita all’intelligenza ed altro non è che “adeguazione tra le promesse e i fatti realmente compiuti, tra le intenzioni e i gesti, tra i concetti e le cose”, si potrebbe anche definire come coerenza, fedeltà, corrispondenza (F. Ocáriz–A. Blanco, Rivelazione, fede e credibilità, Università della Santa Croce, Roma 2001, p. 142).

La tensione verso la verità è lo stato d’animo perenne del cristiano. Egli sa che verità e amore sono la medesima cosa e conducono alla felicità più di chi le allontana o, peggio, le evita!

 

di Giuseppina Capozzi

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