A LUI AFFIDÒ LA TERRA COME DONO PREZIOSO, EREDITÀ DA CUSTODIRE

Quando Dio diede inizio alla storia, la Sua intima comunicazione si aprì a ciò che non era Dio. L’imperscrutabile dialogo divino si rivolse all’esterno e la prima ‘parola’ fu quella della creazione, della natura: “e Dio disse….” e le cose furono.

Ma a nessuna creatura Dio rivolse la Sua parola, tranne che all’uomo, l’unica creatura capace di partecipare al dialogo con Dio, e alla quale è affidata la creazione stessa. Però, mai come oggi nella storia dell’umanità, la creazione è ferita e aggredita!

L’inquinamento della natura è tematica assolutamente inedita per modalità e genere, e di tale pericolosità da rappresentare uno dei temi più dibattuti in tutti i consessi internazionali.

L’importanza dell’argomento interpella anche la Chiesa ad una riflessione continua.

Paolo VI, con una intuizione già nel 1972, aveva colto che non si era dinanzi ad un problema etico limitato ma al complesso rapporto tra uomo e natura (Octogesima Adveniens, 21). La terra da Dio è stata destinata “all’uso di tutti gli uomini e popoli, e pertanto i beni creati debbono essere partecipati equamente a tutti, secondo la regola della giustizia, inseparabile dalla carità” (Gaudium et Spes, n 69).

La prestigiosa rivista americana di geopolitica Foreign Policy ha classificato Benedetto XVI al 17.mo posto tra i “100 maggiori pensatori globali” dell’anno: quelli che con le loro grandi idee hanno modellato il nostro mondo nel 2009.

Tra i meriti, quello di “aver collocato la Chiesa inaspettatamente in prima fila nella difesa dell’ambiente e nella denuncia dei pericoli del cambiamento di clima”.

Un concetto essenziale del messaggio di papa Benedetto è questo: tra l’ecologia della natura e l’ecologia dell’uomo c’è identità di destino. La cura del creato, in simbiosi con la cura della inviolabilità della vita umana in ogni sua fase e in ogni sua condizione, diventa garanzia di rispetto della dignità dell’uomo e pace tra i popoli. Dove scoppiano l’odio e la violenza, anche la natura soffre, come prodotto di un’umanità che ha fatto il deserto nella propria anima (Cfr. S. Magister, Coltivare il creato: la rivoluzione verde di Benedetto, 17 dicembre 2009, chiesa.espresso.repubblica.it).

Nel magistero della Chiesa, lo sviluppo della sensibilità ai temi ambientali, avvenuto nella seconda metà del secolo scorso, si è strettamente intrecciato con i temi della giustizia e della pace. Negli stessi anni il tema della salvaguardia del creato è stato uno dei primi punti di accordo nel difficile cammino di riconciliazione tra le diverse confessioni cristiane.

La Giornata per la custodia del creato, infatti, che ricorre ufficialmente ogni anno il 1° settembre, è un’iniziativa voluta dalla Conferenza Episcopale Italiana in sintonia con le altre comunità ecclesiali europee; e consiste in una giornata dedicata a riaffermare l’importanza della cura dell’habitat umano.

“La dignità e la prosperità umane sono profondamente connesse alla cura dell’intera creazione”: è quanto scrivono Papa Francesco e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo in un messaggio congiunto per la Giornata Mondiale di Preghiera per il Creato (1 Settembre 2017). “In principio” - si legge nel messaggio – “Dio designò l’uomo custode dell’ambiente naturale, a lui affidò la terra come dono ed eredità della quale tutti condividiamo la responsabilità, finché, ‘alla fine’, tutte le cose in cielo e in terra saranno ricapitolate in Cristo”.

L’anno 2017, proposto dalla comunità internazionale come anno del turismo sostenibile, invita a riflettere sulla dimensione contemporanea del viaggiare.

La tradizione cristiana ha sempre visto nel viaggio un’efficace metafora dell’esistenza umana, sostenuta dalla promessa della patria che Dio ci ha preparato.

Lo stesso Gesù viene presentato come viaggiatore, in cammino sulle strade della Palestina per l’annuncio del Regno, ma anche attento a “contemplare la bellezza seminata dal Padre suo” e pronto ad invitare “i discepoli a cogliere nelle cose un messaggio divino” (Laudato Sì, 97).

La mobilitàè sempre stata connotazione di annuncio per i cristiani, sia nei viaggi missionari, che quando erano costretti dalle persecuzioni, dalle guerre, dai commerci e dalle migrazioni.

Una simile dimensione missionaria è a pieno titolo ascrivibile al fenomeno del turismo!

Turismo sostenibile, quindi; ma in quale accezione?

Sostenibilità del turismo significa, ad esempio, un’attenzione particolare per evitare sprechi di energia e di cibo e compulsivo sfruttamento del suoloche talvolta viene giustificato proprio per esigenze turistiche. Significa sobrietàda parte di chi viaggia, perché privilegi il godimento delle bellezze della natura e della cultura, al consumismo di beni tanto incoraggiato dal turismo globalizzato. Significa, ancora, promozione di forme di mobilità sostenibile, privilegiando ovunque sia possibile i mezzi pubblici rispetto al trasporto privato. Turismo sostenibile vuol dire anche attenzione per le realtà visitate, rispetto per luoghi e culture la cui bellezza non può essere snaturata riducendoli a mere attrazioni turistiche.

Si tratta, insomma, di realizzare una esperienza del turismo che si traduca in una concreta attenzione per i luoghi di destinazione e per la terra tutta.

Così anche la categoria del ‘turismo sostenibile’ declina la “civiltà dell’amore” e della “cultura della cura” (Laudato Sì, 231), dell’accoglienza, dell’ospitalità, della sobrietà e del rispetto della terra, del mare, del cielo. Anche in questa dimensione del viaggiare si vive realmente la custodia del creatoche costituisce una nuova frontiera dell’evangelizzazione.

Ma la forma di viaggio spiritualmente più elevata è quella del pellegrinaggio.

Il pellegrino non è un turista, perché non insegue solo il bello esteriore, né un vagabondo, il quale non ha meta né progetto. Il pellegrino viaggia verso un luogo significativo della tradizione religiosa, per dare più vigore alla sua spiritualità.

Spesso le mete dei pellegrinaggi sono località molto belle: certamente la bellezza del creato riflette la bellezza divina, consentendo di meglio penetrarla interiormente.

L’attrattiva del creato è nella provocazione della meraviglia e dello stupore di una realtà donata e non prodotta dall’uomo. Da questa consapevolezza, emerge il Tu che supera e integra l’io!

L’ecologia integrale, scrive infatti papa Francesco, è “inseparabile dalla nozione di bene comune” (Laudato Sì, 156). Non esiste ecologia della natura, allora, se non a partire dall’ecologia umana!

di Giuseppina Capozzi

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