ESISTENZE PARALLELE PER SCOMPARIRE DAL MONDO REALE

Febbraio: periodo del Carnevale. Una delle feste più amate dai bambini che vogliono indossare, almeno per una volta, il costume e la maschera del proprio eroe preferito.
La più moderna maschera sociale è rappresentata dal bisogno di costruirsi un’esistenza parallela sul web!
Per un bambino o un adolescente internet, i videogiochi, la realtà virtuale, le reti social o la telefonia mobile sono diventati parte normale della sua esistenza.
Nella vita di tutti i giorni, soprattutto i giovani avvertono pressioni molto forti. I mezzi di comunicazione impongono modelli di perfezionismo spesso irraggiungibili; alcuni ragazzi avvertono la sensazione di non farcela e allora sentono il bisogno di indossare delle maschere e di rifugiarsi in dimensioni virtuali per potersi muovere liberamente senza essere giudicati. Si tratta in prevalenza degli avatar in rete, o profili virtuali!
Certo, il bisogno di fuggire dalla realtà per sperimentare e mettersi alla prova non è sempre negativo.
Il rischio vero di creare relazioni sul web è nell’incapacità di costruire rapporti autentici, celando la propria identità. Ed è qui che bisogna fare attenzione.

La complessità del fenomeno ci fa comprendere come esso non sia ancorato solo a specifiche caratteristiche individuali, ma ad un sistema di relazioni. Queste costituiscono lo sfondo e la dinamica delle singole azioni che possono essere amplificate o ridimensionate.
La vera rivoluzione si è verificata non solo nelle nuove tecnologie, ma anche negli inediti comportamenti che abbiamo adottato.
Nel nuovo modello di ‘relazione’ imposto dal web, tutti sono interlocutori inter-attivi, inter-creativi, co-produttori di contenuti.

Si è passati da un modello statico di comunicazione e unidirezionale, come l’era televisiva o referenziale di un autorevole comunicatore, ad un modello dinamico e partecipativo: dalla trasmissione alla condivisione. Le reti sociali digitali hanno creato una nuova agorà, una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità (Cfr. XLIV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 16 Maggio 2010).

L’avvento della cultura digitale ha mutato alcuni paradigmi spazio-temporali nei quali l’uomo è da sempre abituato a vivere. Così lo spazio-tempo è divenuto spazio-velocità: la crisi del concetto di tempo ha diminuito la capacità di progettualità, la deterritorializzazione ha messo in crisi le comunità tradizionali e ne ha create di nuove focalizzate sul destino o sul sentimento. Non più condizione di relazione è la vicinanza! Di fatto sono state generate mutazioni psico-cognitive che pongono le basi per una nuova antropologia.

Dobbiamo considerare che la relazione interattiva sul web è orizzontale: cioè pone sullo stesso piano ogni idea, ogni opinione, che sembrano, di conseguenza, avere tutte lo stesso valore. Da qui una mentalità sincretista e relativista che dipinge Gesù come uno dei tanti profeti! Si cerca, peraltro, di imitare ciò che appartiene alla nostra tradizione cattolica, per condurre i ragazzi su strade fuorvianti, come i simboli cristiani rielaborati per la costruzione di un Cristianesimo superstizioso e indebolito, ben lontano dal messaggio del Vangelo.

Ma i giovani hanno sete di verità, non di confusione; e tutta questa opera di disinformazione può diventare una preziosa occasione per far riscoprire ai ragazzi la verità relativa al senso della vita!
Nella nostra epoca i giovani, nel pieno di un’apparente energia, avvertono un senso di solitudine e disorientamento. Hanno bisogno di aiuto, nella loro crescita personale, per difendersi dalla cultura di morte diffusa soprattutto dai mezzi di comunicazione.
In cosa consiste la cultura della morte? Sembra che esista solo la vita presente, senza una prospettiva futura, i valori vengono accantonati se non addirittura derisi e le relazioni diventano false e vuote.
Si tratta, allora, di comunicare ai giovani l’apprezzamento per il valore positivo della vita, suscitando in essi il desiderio di spenderla al servizio del bene per loro e per la comunità da cui dipendono.   

“La Chiesa deve rispondere alla grande sfida che pone l’educazione in questo momento della Storia, deve disporsi ancora una volta a dare il suo contributo alla formazione della persona umana” (Cardinale Zenon Grocholewsky, I Congresso Internazionale sull’Educazione Cattolica, Valencia 29 aprile 2008).

La deriva dell’individualismo e del relativismo, nonché l’influenza dei mezzi di comunicazione, con il loro potere di creare modelli e imporre categorie, lasciano l’essere umano senza capacità di rispondere alle grandi sfide dell’esistenza. Soprattutto i giovani vivono una quotidianità ancorata a falsi idoli.

Gli idolatri si sono “perduti nei loro vani ragionamenti e la loro mente ottusa si è ottenebrata”; costoro vivono “l’egoismo del proprio pensiero”, fino a ritenerlo un “pensiero onnipotente”, per il quale “io faccio la verità col mio pensiero” (Papa Francesco, Omelia Santa Marta 15 ottobre 2013). Sfruttando l’innato senso di curiosità dei ragazzi per il mondo del mistero, si cerca di diffondere messaggi di ogni genere, proponendoli come verità storiche nascoste.

Il problema che tocca prevalentemente i giovani, consiste nel fatto che si ritrovano spesso a fare i conti con un mondo fatto di silenzi, di giudizi ottusi e perbenisti, di pregiudizi, di maschere, di rapporti non sinceri e ingannevoli.

L’ipocrisia della falsa identità crea cecità mentale e spirituale, superbia, menzogna e immoralità: dalla falsità non può scaturire la verità del bene della condivisione, della fratellanza e della reciprocità, unica forma di relazioni umane. Il vero bene della persona è nella liberazione e nel riscatto dal male. Ma che cos’è il male se non assenza del bene?

L’ambiente in cui si impara ad amare la verità anziché essere un ambiente di opposizione, è un ambiente di amicizia, gioia, affetto che illuminano lo spirito e aiutano a sfondare i muri del relativismo, che chiudono l’intelligenza alla comprensione della verità dell’amore. “La miglior difesa di Dio e dell’uomo consiste proprio nell’amore” (Deus Caritas Est, 31).

Parte della missione della Chiesa consiste specificamente nell’accendere e diffondere nell’animo dei cristiani e di tutti gli uomini la passione e la tensione verso la verità. È stato questo un obiettivo costante in particolare del magistero di Giovanni Paolo II – ne sono chiari esempi le encicliche Fides et Ratio o Veritatis Splendor - e identico è l’atteggiamento di Benedetto XVI da quando, fin dai primi giorni del suo pontificato, ha incoraggiato tutti a non lasciarsi vincere dalla mentalità relativista, che è solo un modo di rinunciare alla ricerca sulle verità di senso per l’uomo.

Allora, solo un percorso spirituale e formativo, che parta dal profondo dell’interiorità umana, può sradicare le radici della ipocrisia e del nascondimento.  
Solo una formazione integrale della persona può permettere ai giovani di essere critici su ciò che li circonda, perché possano smascherare i falsi idoli che oggi schiavizzano l’umanità.

 

di Giuseppina Capozzi

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