IL BENE COMUNE AL CENTRO UN’AlTRA ECONOMIA: AL SERVIZIO DELL’UOMO E MAI DEL PROFITTO

Aver cura dei poveri non è comunismo, è Vangelo: per Papa Francesco prendersi cura di chi è povero, di chi soffre nel corpo e nello spirito e di chi è nel bisogno è Parola di Dio. D’altra parte l’attività imprenditoriale, riconosciuta come “nobile vocazione orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti”, è “parte imprescindibile del suo servizio al bene comune” (Laudato Sì, 129). Il denaro è importante, soprattutto quando non c’è e da esso dipendono le necessità della persona: cibo, salute, istruzione e futuro dei figli. Ma diventa idolo quando si trasforma in fine!

In questi nostri tempi, che i mercati contino più delle persone è un dato evidente. Si tratta dell’economia malata di cui parla Papa Francesco! Un sistema, che mette al centro il denaro e il profitto, genera lo scarto di chi non è funzionale al sistema stesso: anziani, bambini, poveri e, ora, anche i giovani!

Il sistema economico moderno nasce nell’ambiente cattolico italiano. Nel Medioevo si sono create le basi per un mercato aperto, con istituzioni economiche e politiche di supporto al progresso dell’economia (Cfr. V. Zamagni, Ricchi e poveri: pensare all’economia del benessere, Cristiani d’Italia 2011 www.treccani.it). Dalla libertà d’impresa alla commenda, dall’assicurazione alla partita doppia, dalla condanna dell’usura alla camera dei mercanti, attraverso lo strumento delle corporazioni: queste le principali innovazioni concettuali ed istituzionali.

Con l’obiettivo del ‘bene comune’, furono costruiti chiese e monasteri, che fossero un richiamo all’etica e alla spiritualità dell’uomo, e create ‘opere solidaristiche’ come ospedali e Monti di Pietà, per la cura e il sollievo della persona. Mettendo al centro il ‘primato della persona’, il mercato europeo, dopo il declino dell’Impero romano, divenne il più efficiente del mondo.

Ma, ben presto, l’esaltazione per le innovazioni tecniche e i nuovi processi di crescita posero al vertice la potenza dell’intelletto umano: l’uomo che pensava di sostituirsi a Dio come unico autore del suo destino! A partire dall’Illuminismo la Chiesa prende le distanze da questa forma di modernità, identificata con lo spirito capitalista dell’individualismo, dell’utilitarismo e dell’ateismo.

Tra l’Ottocento e il Novecento, quando il capitalismo inizia a mostrare i suoi limiti, la Chiesa, finalmente, avvia una nuova stagione di interventi nell’ambito di questa economia disumana.

All’enciclica Rerum Novarum del 1891, seguì la Quadragesimo Anno di Pio XI, che nel 1931 ne ribadì la linea, accentuando l’aspetto della sussidiarietà, che diventerà il cardine della Dottrina sociale della Chiesa. Pio XI, dopo la crisi economica del 1929, aveva profetizzato le conseguenze dell’autonomia dei mercati e della speculazione finanziaria, per cui i problemi dei poveri avrebbero portato solo a nuove crisi.

Intanto l’elaborazione della Dottrina Sociale della Chiesa, che si avrà dopo il grave conflitto mondiale, veniva preparata dai radiomessaggi natalizi di Pio XII (1939-1954), poi dalla Mater et Magistra (1961) e soprattutto dalla Pacem in Terris (1963) di Giovanni XXIII. Un mese prima di aprire il Concilio Ecumenico Vaticano II, Papa Giovanni XXIII disse: “La Chiesa si presenta quale è e vuole essere, come la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri”. Negli anni successivi la scelta preferenziale per i poveri entrerà del tutto nei documenti del magistero.

La Gaudium et Spes e la Populorum Progressio segnano definitivamente il passaggio al nuovo corso della Chiesa. Restano ancora valide le pagine della Populorum Progressio nelle quali si dice che la proprietà privata non è un diritto assoluto ma è subordinata al bene comune.

Con le encicliche di Giovanni Paolo II (Laborem Exercens,1981, Sollicitudo Rei Socialis 1988, Centesimus Annus 1991) e la Caritas in Veritate (2009) di Benedetto XVI si prospetta, infine, una fattibile visione del mercato solidale più umanamente cristiano. In quest’ultima Enciclica, Benedetto XVI ricorda uomini e donne con le braccia alzate verso Dio per pregarLo, consapevoli che l’amore e la condivisione da cui deriva l’autentico sviluppo, non sono un prodotto delle nostre mani, bensì un dono da chiedere.

Ma l’etica nell’economia ha a fondamento l’etica dell’uomo!

Sul solco dei suoi ultimi predecessori, Papa Francesco insiste sul principio di fraternità che deve trovare un posto adeguato dentro l’agire di mercato e non fuori, come vuole il ‘capitalismo compassionevole’.

Il mercato non è solo un meccanismo efficiente di regolazione degli scambi. È soprattutto un ethos che induce cambiamenti profondi nelle relazioni umane e nel carattere degli uomini che vivono in società.

C’è da chiedersi se sia eticamente giusto che chi si trova verso il fondo della gerarchia sociale, pur migliorando la propria posizione di benessere, veda aumentare la distanza che lo separa dal gruppo sociale di testa. La povertà assoluta e la diseguaglianza sono cose diverse. La globalizzazione ha certamente diminuito la povertà assoluta, ma ha accresciuto in modo preoccupante i poveri relativi.

La soluzione è negli interventi di tipo strutturale!

Una evoluzione contemporanea di questa visione è nel movimento internazionale, Economia di Comunione, nato il 29 maggio 1991 da un’intuizione di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. L’Economia di Comunione, che coinvolge le diverse forze economiche, ha circa 800 imprese che vi aderiscono nei 5 continenti con l’impegno a generare nuova ricchezza, sradicando la miseria e l’ingiustizia sociale per contribuire ad edificare un sistema economico e una società di comunione.

Papa Francesco, quando parla di un’economia al servizio dell’uomo, intende un’economia che promuova l’uomo, che non abbia come finalità principale il profitto, cioè l’interesse personale di pochi, ma che abbia il senso del bene comune, cioè il bene di tutti e di ciascuno (Davos, 20 gennaio 2017).

La finzione dell’homo oeconomicus allontana dal bene comune. Il modello teorico che isola l’uomo, interpretandolo come agente razionale, lo conduce ad una incomunicabilità di fondo che esclude il rapporto con gli altri e con l’ambiente. Questa mentalità crea, a livello sociale, atomi economici (agenti economici, consumatori ecc.) sconnessi dalla natura relazionale e comunitaria della persona.

La lettura cristiana dell’economia permette all’uomo di rintracciare e percorrere le strade più opportune per una vera crescita.

“Se in qualche momento ci sentiamo tristi, stiamo male, abbattuti, vi invito a guardare il volto di Gesù crocifisso. Nel Suo sguardo tutti possiamo trovare posto» (Papa Francesco, Parque de los Samanes, Guayaquil Ecuador, 6 luglio 2015).

di Giuseppina Capozzi

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