lo stupore del natale Bambino silenzioso e tenero chiede amore

Dio è apparso! Non è più soltanto un’idea, qualcosa da immaginare e intuire a partire dalle parole, ma è “apparso”, radicandosi nel presente!(Cfr. Omelia, Benedetto XVI, Basilica Vaticana 24 dicembre 2011).

Il mistero della natalità di Gesù è nell’Eterno che entra nel tempo e nella storia umana, l’Onnipotente che si fa povero, il Forte che si fa debole.

La vita assume, allora, un nuovo significato: non è un caso che gli anni si calcolino dalla nascita di Gesù. Il Natale segna uno spartiacque tra un prima e un dopo, tra ciò che è accaduto precedentemente e successivamente a Cristo; ed è evento storicamente accertato (Cfr. Il mistero del Natale, La Civiltà Cattolica 2017 IV 415-422 | 4019 - 2/16 dicembre 2017).

Ad una prima lettura del Vangelo cogliamo un’atmosfera di gioia pastorale, in cui sembrano essere assenti ombre e discordie. Eppure nel Natale si attua un molteplice dramma come quello dell’accettazione di Gesù come figlio nella vita di Maria, sconvolgendola, e lo smarrimento di Giuseppe, che deve affrontare il mistero che prende vita nel grembo della sua sposa.

Maria e Giuseppe, però, sono persone in ascolto, che accettano con profonda gioia il piano di Dio che entra nella loro vita, anche se imprevedibile e forse non desiderato.

Ci sono anche i Magi, persone facoltose e di cultura, che si mettono ad inseguire con attenzione i fenomeni del cielo. Dopo aver scoperto una stella cometa che indica loro la direzione, e dopo un lungo viaggio che li induce a perdere la loro scienza e il loro sapere, trovano anch’essi il Signore e gioiscono.

Ci sono infine i pastori ad accogliere il Signore. Persone semplici, umili, povere, senza una fissa dimora, senza una storia e senza una identità definita, i quali vegliano e accorrono con gioia!

Questa scena rivela il la verità soprannaturale del Natale. I pastori dimenticati da tutti, emarginati senza avere una occasione di riscatto umano, hanno la possibilità di essere accolti dal Dio bambino e di adorarLo nel silenzio.

Dio che si rivela non come un giudice severo o un re potente, ma con la semplicità e con la tenerezza di un neonato. Dio appare rimanendo in silenzio, perché vuole parlare al nostro cuore.

Il Natale ci insegna la gioia dell’ascolto silenzioso. Maria e Giuseppe non parlano ai pastori, i quali sono tutti intenti ad ascoltare e contemplare Gesù.

Il credente e la Chiesa tutta hanno la vocazione all’ascolto silenzioso!

Il silenzio è l’espressione più alta della parola più profonda, rivelatrice della verità dell’anima e del cuore.

Se la parola è vera, nel suo intimo si annida il silenzio. E la parola, una volta pronunciata, torna nel silenzio per fare posto all’amore, alla bellezza, alla verità, che proprio essa ha portato, quindi alla gioia autentica.

La pace, la gioia, il senso della vita si incontrano lasciandoci stupire da quel Dio che ha accettato di soffrire e di morire per amore.

La gioia di vivere non è per il cristiano una fuga emotiva, ma ha una sua profonda radice teologica: il mondo è bello nonostante problemi e dolori. La luce divina nel cuore illumina il cammino dell’uomo in cerca di senso.

Il Figlio di Dio, viandante, fragile e affaticato come noi, sofferente in un percorso simile al nostro, dà senso al nostro peregrinare nella sofferenza, precarietà e povertà.

L’onnipotenza di Dio si rivela nella fragilità e nella debolezza di un bambino che nasce e che è in grado di parlare attraverso il linguaggio della debolezza. “La salvezza è la potenza di qualcuno che si mette al tuo livello e, partendo dal tuo livello più basso, ti rialza, ti fa diverso; qualcuno che ti garantisce della reale consistenza di quella sua pienezza che vuole condividere con te” (S. Corradino, Il potere nella Bibbia, Roma 1977, p. 4).

Si tratta di un messaggio di speranza, nel quale riconoscersi e scoprire la gioia dell’affidarsi!

Spiegando il vero significato della parola ‘rallegrati’ nel messaggio di Gabriele a Maria, Benedetto XVI osserva: “Con questo augurio dell’angelo inizia, in senso proprio, il Nuovo Testamento” (Benedetto XVI, L’infanzia di Gesù, 2013,p. 36-38).

Il cristianesimo è sicuramente la religione della gioia: la gioia di sentirsi amati e di poter amare.

Un amore che contempliamo nell’infante Gesù: ‘infans’, in latino, letteralmente significa ‘che non parla’. Il silenzio di Dio invita alla contemplazione, all’ammirazione, all’adorazione. Il Figlio di Dio si presenta bambino come segno silenzioso e tenero che chiede amore.

Lo stupore del Natale è racchiuso in questi atteggiamenti interiori. All’esterno appare una scena ordinaria di una famiglia indigente costretta a fare nascere il proprio figlio dentro una stalla, ma all’interno avviene un cammino di riconoscenza e riconoscimento di un Dio che, con la sua vicinanza e il suo amore, apre al dono della vita.

Il Natale è la festa della famiglia chiamata a non rimanere chiusa tra le pareti della propria casa ma ad aprirsi all’altro. Il Natale è il giorno della conversione all’ascolto: ascoltiamo l’altro senza interruzioni e senza pregiudizi, lasciamolo parlare anche se non condividiamo pienamente i suoi argomenti e le sue ragioni.

E soprattutto il Natale ci ricorda che l’ascolto è un gesto di sincera carità, perché presuppone sempre di conservare profondamente quello che abbiamo ricevuto, ricordandoci di come noi stessi siamo stati raggiunti, condotti ed amati da Dio. Il silenzio è l’espressione più alta della dignità. Tanto più nei momenti di prova e di sofferenza, quando vorremmo giustificarci e sottrarci alla croce.

Sperimentiamo, allora, quel sentimento interiore di fallimento che l’eccesso delle parole lascia nel cuore. Le parole c’intrattengono e ci fanno dimenticare che siamo viandanti: è proprio il silenzio a mantenerci nella nostra condizione di peregrinazione e gioia.

Il Concilio Vaticano II raccomanda che nella santa liturgia si osservi il “sacro silenzio” davanti a Dio (Sacrosanctum Concilium, 30). Così, durante la celebrazione eucaristica “i cuori dei credenti fanno silenzio e lasciano che parli Lui” (Evangelii Gaudium, 143). È nel silenzio che cogliamo il senso di gioia che proviene dall’ascolto dei “suggerimenti intimi” dello Spirito Santo (Verbum Domini, 17).

Dio vuole solamente la salvezza di ogni uomo, cioè che ciascuno possa godere della pienezza di gioia della vita.

 

 

di Giuseppina Capozzi

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