LA TERAPIA DEL SORRISO GRANDE FORMA D’AMORE

Trovare il senso della propria vita corrisponde a trovare la felicità; quindi una vita dotata di senso è una vita felice.
Poiché la felicità che si cerca di raggiungere definisce la propria personalità, la vita di senso altro non è che la possibilità di essere se stessi!
Ma la risposta alla domanda sul senso della vita, ricercata da tutti i più grandi filosofi, letterati e pensatori, è del tutto personale, e dipende dai diversi modi di concepire la propria esistenza, pur permanendo alcuni valori comuni e assoluti come il diritto alla vita, e la libertà di ricercare la felicità sempre nel rispetto del bene e della dignità propri e altrui.  
Già con Socrate notiamo che lo scopo del ‘filosofare’, e quindi del vivere libero, è la felicità. Ma cos’è la felicità?
Orazio ci parla del carpe diem, cioè cogli l’attimo o il momento perché la vita è uno scorrere senza ritorno, e distingue due tipi di felicità: quella ‘edonistica’ e quella ‘eudamonistica’. La prima è la felicità dei sensi, quella dei piaceri immediati che si possono riproporre nel tempo, ma si estinguono facilmente. La felicità eudamonistica invece richiede tempi maggiori di riflessione e introspezione, di conseguenza è quella più duratura e autentica.
Papa Francesco mette in guardia dai rischi della ‘egolatria’: “Il rapido diffondersi di una cultura ossessivamente centrata sulla sovranità dell’uomo, rispetto alla realtà”, determina il rischio dell’egolatria “che è un vero e proprio culto dell’io sul cui altare si sacrifica ogni cosa, compresi gli affetti più cari, e che rende l’uomo incapace di rivolgere gli occhi verso gli altri e il mondo” (Pontificia Accademia per la vita, 5 Ottobre 2017).
Si può affermare che la cultura ipercritica del mondo secolare, soprattutto nei confronti della Chiesa, rivela la nostalgia per qualcosa di grande e di puro che è naturale esigenza del cuore umano!
Per lo psichiatra e filosofo austriaco Viktor Frankl, oggi si assiste ad un dilagante riduzionismo antropologico: l’uomo ridotto ad una dimensione, sia essa biologica, psicologica o sociologica, ma pur sempre esclusivamente orizzontale, nega la trascendenza e con essa la verità di Cristo Risorto. C’è, allora, chi ripiega nel fatalismo, ossia si lascia determinare dagli eventi e dalle circostanze che gli capitano; chi preferisce un conformismo ‘politicamente corretto’; chi è razionalista, confidando nel progresso costante della tecnologia; chi è scientista, per cui ripone tutte le sue speranze in una scienza priva di limiti.
Invece l’uomo, asserisce Frankl, è uno scopritore di significati che esistono indipendentemente da lui; è solo così che si autorealizza, che può scoprire se stesso orientandosi verso qualcosa fuori di sé, come un valore, un compito, una persona d’amare e di cui prendersi cura.
“Nella società dei consumi tutto esiste per essere comprato, posseduto e consumato; anche le persone. La tenerezza, invece, è una manifestazione di questo amore che si libera dal desiderio egoistico di possesso egoistico” (Amoris Laetitia, 127).
Certamente, se il segreto di una vita felice consiste nella capacità di trascendere se stessi amando, allora lo scopo della vita non si può ridurre all’illusione di una emozionalità momentanea e ingannevole! Quanto più si cerca il piacere come fine a se stesso, tanto meno lo si raggiunge, perché il piacere non è mai il risultato di sforzi umani, bensì l’effetto dello scopo raggiunto!
Ma allora come ritrovare il vero senso della vita?
Il santo spagnolo Josemaría Escrivá, nel secolo scorso, ha proposto un messaggio ancora non del tutto esplorato: vedere la vita quotidiana come l’hic et nunc (qui e adesso) del divino, che agisce e si rivela nel mondo secolare in modo ‘ordinario’.
La sua concezione della vita crea una inedita relazione fra sacro e profano: superando la distinzione ed il distacco tra queste due realtà, ne esalta una qualità speciale del loro legame, che apporta una profonda novità nelle culture e nelle pratiche del passato, sia religiose che profane.
“Anche nelle giornate in cui sembra di perdere il tempo, attraverso la prosa dei mille piccoli particolari quotidiani, vi è poesia più che sufficiente per sentirsi sulla Croce: su una Croce che non dà spettacolo” (Josemaría Escrivá, Forgia 522).
Proprio là dove sembra che ci siano solamente gesti e atti quotidiani banali, nel lavoro, nella famiglia, negli impegni civici e sociali, nell’amicizia, nella conversazione con altri, “quando un cristiano compie con amore le attività meno trascendenti, in esse trabocca la trascendenza di Dio” (Josemaría Escrivá, Colloqui 116).
Gli insegnamenti del santo spagnolo trasformano il senso dello stare al mondo: non esiste più una separazione tra umano e divino, in quanto in ogni contesto, in ogni azione e intenzione nella normalità quotidiana si manifesta l’amore di Dio per l’altro. La sua ‘unità di vita’ interpella la formazione profonda della nostra coscienza ad essere cristiani credenti e credibili. Il suo è un input a rinnovare la stessa antropologia alla luce della profonda e intima relazione fra l’umano e il divino.
Si tratta di un nuovo modo di essere cattolico nel mondo!
Per il filosofo Massimo Cacciari è l’assenza di fini universali che rende ‘tremendo’ il processo di razionalizzazione e globalizzazione odierno. “Il valore è diventato un termine dal significato esclusivamente economico” (“Quando finirà il sabba delle streghe?”, in Il Sole 24 Ore, 3 febbraio 2019, 19).
La vita quotidiana diventa, allora, il terreno per dare un senso alla propria esistenza; cercando la cura dei particolari si trasmettono amore e attenzione per se stessi e gli altri, che è la più alta forma di carità. Pensiamo alla terapia del sorriso come espressione di amore: quante persone fragili e sofferenti si riaprono alla vita appena scoprono di essere amate!
“Predicando il Vangelo, la Chiesa dispone coloro che l’ascoltano a credere e a professare la fede, li dispone al battesimo, li toglie dalla schiavitù dell’errore e li incorpora a Cristo per crescere in lui mediante la carità finché sia raggiunta la pienezza” (Lumen Gentium, 17).

di Giuseppina Capozzi

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