[Napoli] San Carlo alle Brecce. PADRE JOSÉ NARLALY TRA NOI

Per la comunità di San Carlo Borro­meo alle Brecce è stato un giorno pieno di letizia domenica 5 febbraio per la visita dei Padri Trinitari José Narlaly - Ministro Generale dei Tri­nitari - e Padre Isidoro Murciego, che per la prima volta sono approdati nel­la parrocchia napoletana in una sorta di tour che prevede spostamenti su scala nazionale per saggiare diretta­mente il lavoro che viene svolto dai parroci Trinitari in diverse e spesso variegate realtà.

Il parroco, Padre Serge Baudelaire, facendo doverosamente gli onori di casa, nel giro di circa una settimana ha illustrato le linee di condotta litur­gico - pastorali del suo mandato e le svariate attività correlate che da tem­po si portano avanti con la collabora­zione di un nocciolo “duro” della co­munità e l’assistenza preziosa di tanti cooperanti nella realizzazione di pro­getti sia eminentemente liturgici e sia sociali, questi ultimi particolarmente delicati in relazione all’area dove è ubicata la chiesa.

Con la celebrazione domenicale si è quindi esaurito il periodo napo­letano della missione dei due prelati con un bilancio consuntivo che abbia­mo provato a stilare con loro, proprio dopo la Santa Messa e alla vigilia del­la loro partenza. Padre Narlaly è in­diano, mentre Padre Murciego viene dalla Spagna. Un’ulteriore testimo­nianza della internazionalità del mes­saggio Trinitario.

Padre Narlaly, ha tenuto un’omelia di grandissimo valore e portata, lei co­nosceva già questa chiesa?
No, non ero mai venuto qui e ci sono da circa una settimana in cui ho effettua­to delle valutazioni obiettive per la mia missione in giro per l’Italia che già da domattina ci condurrà a Gorizia. È stata un’esperienza bella in un’atmosfera gra­devole e partecipata. Questo mi ha aiutato a capire certe dinamiche del luogo che ho evidenziato nella mia omelia domenicale dove la centralità di Cristo era un mezzo per incutere fiducia nella capacità di cia­scuno nel divenire il sale del mondo nel giusto modo, seguendo la traiettoria cri­stiana, per imitare i portatori di umiltà e di bontà affinché il mondo comprenda che il “pizzico” di sale che migliori tut­ti lo possiamo apportare ciascuno di noi, senza più temere il male circostante. Tutti possiamo sempre cambiare la nostra vita.

Cosa ha notato per prima cosa in questa sua visita e cosa l’ha colpita in particolare in questi giorni?
Ho notato una bella partecipazione dei fedeli ed una comunità variegata con dei ruoli assortiti all’interno delle molteplici attività di cui mi ha parlato il parroco del quale fra l’altro già conoscevo l’indole e la preparazione sul campo per le sue missio­ni italiane e straniere. E’ una comunità, la vostra, che so che vive in un contesto molto difficile, mi sono reso conto che si trova in una zona periferica ed abitata da una svariata tipologia di persone e dove purtroppo il messaggio cristiano non è percepito oppure lo è sicuramente troppo poco. Questa è una delle tante sfide da vincere in una realtà difficile. Ma con le mie impressioni ricevute in questi giorni, la gente meravigliosa che ha accolto me e padre Isidoro, devo dire che si sta facen­do un encomiabile lavoro seppure ancora tanto ci sia da fare. Come dico sempre, io punto ad un nuovo risveglio, contan­do pure sui nostri religiosi per guardare avanti con rinnovata speranza.

Padre, lei è il Ministro Generale dei Trinitari, come si prepara l’Ordine in questi anni difficili, pieno di migrazio­ni?
Il nostro Ordine, fondato il 17 dicem­bre  1198, è ormai diffuso in ogni parte del­la terra e i nostri fratelli sono chiamati ad essere partecipi e vicini a coloro che soffro­no o che vivono drammi di emarginazione e violenze e una delle prerogative di noi Trinitari è quella di difendere i derelitti, con attività che sappiano di liberazione oltre che evangelizzazione. Affrontiamo di petto la multiculturalità, come una base per la nostra missione in un contesto dove i nostri religiosi siano parte integrante di una rinascita a fianco di coloro che vivono o hanno vissuto emergenze di ogni na­tura, i poveri o diseredati, i bambini, gli emarginati.

Padre Isidoro, quale bilancio od im­pressioni su questi giorni che ha tra­scorso qui insieme a padre Narlaly?
Premetto che anche per me era la prima volta che venivo qui, ma devo dire che l’ac­coglienza è stata molto bella ed ho notato una comunità che riesce ad essere piuttosto compatta in un quartiere difficile e questo è un ottimo punto di partenza per progetti importanti futuri, dalle piccole alle grandi cose. I nostri religiosi sono sempre molto preparati ad ambienti in cui è necessaria una grossa motivazione ed un eccezionale impegno. Attuiamo per questo una sorta di formazione permanente e supervisio­niamo il lavoro effettuato per consentire anche la massima assistenza soprattutto in realtà marginali o periferiche.

di Antonello Gallo

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