Born in the Usa

 Parlare di preghiera dall’altra parte dell’Atlantico, significa parlare di mons. Fulton Sheen (1895-1979). Una figura to­talmente sconosciuta nell’Europa medi­terranea ma popolarissima nei Paesi anglo­sassoni e principalmente negli Stati Uniti. A tal punto da essere considerato il simbolo dell’autentica spiritualità cattolica a stelle e strisce. Non comprendere la grandezza e l’in­credibile influenza che questo vescovo sep­pe esercitare sulla sua patria durante i lunghi anni di apostolato significherebbe quindi omettere la più bella pagina della storia della Chiesa americana del ‘900. Ma anche privare il Cattolicesimo contemporaneo di uno dei suoi eroi.

Chi era dunque mons. Sheen?

Per accostarsi alla sua persona è neces­sario immergersi nel multiforme e comples­so mondo culturale statunitense. Una sor­ta di universo alla cui base si ritrovano tre elementi, tutti ostili alla fede cattolica. In­nanzitutto, un calvinismo estremo, più ve­terotestamentario che evangelico. Una con­fessione talmente radicale da far impallidire anche la Ginevra di Calvino e che spinse i suoi seguaci a cercare spazio per il loro cre­do addirittura oltreoceano. In secondo luo­go, una massoneria tenace, talmente solida da poter erigere nella costituzione america­na ancora in vigore uno dei suoi monumenti classici: tutti i padri fondatori furono, infat­ti, venerabili maestri ed esponenti dichiarati delle Logge. Infine, una vastissima presen­za ebraica che, controllando larghi strati dell’informazione e dell’economia, si con­figura come un vero potentato, decisivo in campo politico, finanziario e non solo. Il tut­to, mescolato insieme, ha dato luogo a quel­la che chiamano Civil Religion: la fede laica nei “diritti umani”, nei “valori universali” che unirebbero tutti gli uomini e che, negli Usa, si configura nel culto dell’istituzione presidenziale e della bandiera cui, ogni mat­tino nelle scuole, con una forma di rito, gli alunni prestano giuramento: “Mi impegno a essere fedele allo stendardo degli Stati Uniti e alla Repubblica che essa rappresenta: una nazione sola, indivisibile, con libertà e giu­stizia per tutti”.

Sembrerà paradossale ma la Civil Reli­gion altro non è che il ritorno al paganesimo antico e agli “dèi civili” dell’impero, gli ido­la urbis. In un tale panorama, il Cattolicesi­mo risultò fin da subito un corpo estraneo. Tanto più disprezzabile perché identificato come la religione delle comunità irlandesi, italiane e ispaniche che, insieme agli afro, costituivano i bassifondi delle immense metropoli. Genti lontane anni luce dall’alto­locata casta degli Wasp, White Anglo-Saxon Protestant. Molti sono gli esempi in cui si concretizzò l’odio americano verso la Chiesa ma il più emblematico resterà sempre la di­struzione di Montecassino del ʼ44: un crimine contro la storia e la cultura, per giunta inutile sul piano economico e controproducente su quello militare, spiegabile solo con il preciso intento di cancellare dalla terra uno dei luo­ghi più significativi del detestato “papismo”. Insomma, erano ben lontani i tempi in cui i Pontefici Romani visiteranno tranquilla­mente Washington e verranno ricevuti dal Presidente alla discesa dall’aereo: il primo sarà Paolo VI nel 1965.

Ѐ in un tale contesto che va inserita la vicenda di mons. Sheen. Nato ad El Paso, in Ilinois, nel 1895 e consacrato vescovo nel 1951, per volontà di Pio XII, sarà pastore dapprima a New York e in seguito a Ro­chester e, in questa veste diventerà l’anima cattolica più autorevole e trascinante dell’in­tero paese. Il motivo è in quel suo incredibile carisma perfettamente espresso nei program­mi radiofonici e televisivi di cui fu pioniere e protagonista a partire dagli anni ʼ50 e che spinsero addirittura il laicissimo Time a defi­nirlo il primo televangelista della storia.

Ancora oggi se ne conservano i filmati. Al vederli, si rimane rapiti dal suo comportamento nobile da antico principe della Chie­sa: quel suo mantello, la teatralità di certi gesti, la conoscenza senza sbavature dei tempi retorici… ma ciò che davvero incanta è la chiarezza dell’esprimersi. Mons. Sheen mostrava come la fede fosse qualcosa di epi­co, un’epopea senza eguali e questo modo di trasmetterla faceva una gran presa su atei e protestanti a tal punto che le conversioni quasi non si contarono.

Un aneddoto su tutti ci fa comprendere meglio la sua personalità: una volta, entran­do negli studi della Nbc a Miami Beach, si imbatté nelle prove di uno spettacolo del co­mico ebreo Jackie Gleason che, pensando di metterlo in imbarazzo, se ne uscì dicendo: “Eccellenza, cosa fa?! Lei sta ammirando le ballerine!”. E di rimando, il vescovo: “Il fatto che nella vita abbia scelto di stare a dieta, non significa che non possa neanche guar­dare il menù!”. Tutti i presenti risero, am­mirando la battuta di spirito del prelato. Ma questi, approfittando dell’attenzione gene­rale, tenne un breve discorso così profondo sulla bellezza del celibato da commuoverli.

Da dove poteva sgorgare tanta ricchezza dell’anima se non dalla preghiera? Ogni gior­no trascorreva intere ore in adorazione euca­ristica personale e questo lo riempiva di una tale carica da essere capace di attrarre a Cri­sto chiunque. Ecco come descriveva la sua vocazione: “Ero uscito di casa per saziarmi di sole. Trovai un Uomo che si dibatteva nel dolore della crocifissione. Mi fermai dicen­do: ‘Permetti che ti stacchi dalla croce’. Lui rispose: ‘Lasciami dove sono, fino a quando avrò un fratello da salvare’. Gli dissi: ‘Cosa vuoi che io faccia per Te?’. Mi rispose: ‘Va’ per il mondo e proclama a coloro che incon­trerai che c’è un Uomo inchiodato alla cro­ce’”. Non c’è da stupirsi allora se nel 1979, celebrando la Santa Messa per il suo 60° di sacerdozio, dichiarò nell’omelia: “Non è che io non ami la vita, ma ora voglio vedere il Si­gnore. Ho passato tante ore davanti a Lui nel Santissimo Sacramento, ho parlato a Lui nella preghiera e di Lui con chiunque mi volesse ascoltare. Ora voglio vederlo faccia a faccia”. E, appena due mesi dopo, il suo desiderio si concretizzò nel momento in cui poté sul se­rio vedere Dio faccia a faccia, nella gioia. A quanti, smarriti dalla confusione dilagante della nostra epoca, mons. Sheen rispondeva: “Se io non fossi cattolico e volessi trovare quale sia oggi, nel mondo, la vera Chiesa, andrei in cerca dell’unica Chiesa che non va d’accordo col mondo. Andrei in cerca della Chiesa che è odiata da tutti... Cerca quella Chiesa che i mondani vogliono distruggere in nome di Dio, come crocifissero Gesù. Cer­ca quella Chiesa che il mondo rifiuta, come gli uomini rifiutarono di accogliere Cristo”.

di Andrea Pino

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