Quando Cristo sbarcò in Australia

Appena tre anni fa, il 17 ottobre 2010, sa­liva sugli altari Maria Elena della Croce. Il suo nome, nel bel latino liturgico della cappella papale, risuonava tra il colon­nato del Bernini, pronunciato da Benedetto XVI. Fu un’emozione insolita accostarsi alla figura di questa donna, del tutto sconosciuta alle nostre latitudini ma molto popolare nel­le lontanissime terre d’Oceania.

 

Lei, la prima santa australiana, in patria è considerata un’eroina, una vera madre delle tante genti mescolatesi in quel nuovissimo continente. Lì amano chiamarla col suo nome di battesimo, squisitamente anglo­fono, Mary MacKillop: è la singolare te­stimonianza di una grande familiarità tra il popolo e la sua celeste patrona, tanto che non si può parlare di lei senza con­siderare la variegatissima realtà austra­liana.

 

Ma sembra esprimere anche una con­sapevolezza, il fatto che questa piccola e umilissima religiosa sia stata la grande pro­tagonista di una pagina tanto dimenticata e però splendida del cattolicesimo, quanto può essere quella che racconta la storia della Chiesa nell’altro emisfero del mondo. Qual è il filo rosso di questa vicenda? Senza dub­bio, l’amore per la verità. Non è un caso che a canonizzare madre Mary sia stato il Papa tedesco che fece incidere sul cartiglio del proprio stemma episcopale le parole “Coope­ratores Veritatis” e che, dinanzi al sepolcro di questa suora ignota, si sarebbe inginocchia­to in profonda e toccante preghiera, quasi impressionato dalla ricca eredità spirituale lasciata in quelle contrade. C’è dunque una sorta di misterioso legame personale tra i due, quello che sempre unisce un pon­tefice ai santi proclamati durante il suo ministero.

 

Ma perché questa donna incarna l’em­blema dell’amore cristiano per la verità? Chi era madre Mary? Le foto d’epoca e le te­stimonianze giunteci ci hanno trasmes­so il profilo di una ragazza decisamente bella, sguardo tenace, forza d’animo da vendere e sfumature d’umorismo tutto femminile.

 

Una personalità combattiva, dunque. Del resto, aveva sangue scozzese. I suoi era­no emigrati laggiù in pieno ‘800: da circa un secolo la sterminata isola del Pacifico racco­glieva uomini delle più svariate nazionalità in cerca di riscatto nella propria vita. Era un complicato microcosmo tutto in divenire: i diversi gruppi etnici, già caratterizzati da accesi antagonismi, si fondevano e cemen­tavano la propria identità grazie alla diversa confessione religiosa e, a complicare di mol­to le cose, c’era poi il difficile rapporto con gli autoctoni, quegli aborigeni rimasti isolati nella loro millenaria cultura naturale e ani­mistica. Tuttavia per un cattolico dell’epoca l’Australia non prometteva bene, almeno da quando il capitano Cook era sbarcato alla baia di Botany Bay nel 1778. Da allora gli Inglesi protestanti se ne erano dichiarati pa­droni, trasformando quella terra in una co­lonia penale. Fu in un tale contesto che Mary venne alla luce nel caldo gennaio australe del 1842 a Fitzroy, un sobborgo di Melbou­rne, nella regione di Victoria.

 

Schierarsi, essere dalla parte della verità, lottare e soffrire per farla trionfare fu il suo ideale, la convinzione di fondo della sua esistenza. E tale verità, l’uni­ca per cui valeva la pena di scommettere e puntare tutto nella vita, era quella di Cristo e della Chiesa. Anche se spesso viene taciu­ta e oscurata. Rimane purtroppo celebre un discorso tenuto nel 1995 dal primo ministro australiano Paul Keating che rivolgendosi al Parlamento affermò: “Le qualità consacra­te da questa donna, apertura e tolleranza, coraggio, persistenza, fede e amore per gli altri, sono valori che le nazioni dovrebbero vivere a livello sia personale che comunita­rio”.

 

La MacKillop si prodigava per gli abo­rigeni strappandoli all’analfabetismo, con­solava i condannati a morte entrando senza timore nelle loro celle e accompagnandoli al patibolo, si prendeva cura degli orfani, non perché avesse fatto propri i cavalli di battaglia del pensiero razionalista ottocente­sco ma, al contrario, solo e unicamente per amore di Cristo. Aveva un puro orgoglio del suo status di vergine consacrata ed era felice di esprimerlo attraverso l’abito che le fu sempre caro. Viveva un’intensa devozione alla Croce, tanto da sceglierla quale proprio cognome di religiosa, e alla cattedra di Pietro, tanto da intraprendere un lunghissimo viag­gio verso Roma per inginocchiarsi ai piedi di Pio IX, incontro che ricorderà sempre come il più bello della vita.

 

Coltivò profonde amicizie con anglicani ed ebrei ma, restando salda nel proprio cre­do, se ne fece apostola, riuscendo a conver­tirne molti. Era talmente legata alla roccia del dogma eucaristico tanto da trascorrere in preghiera di gratitudine il giorno anniver­sario della prima Santa Messa in Australia. Il 15 maggio 1803 infatti, per la prima volta in quel continente, erano stati consacrati su un altare il corpo e il sangue del Signore, secon­do l’antico rito romano, da parte di un vero confessore della fede: il sacerdote irlandese James Dixon, deportato ingiustamente con la falsa accusa di aver preso parte ad un’in­surrezione nazionalistica e che i mozzi in­glesi avevano umiliato a tal punto da fargli compiere l’intera traversata del Pacifico in­catenato a un cadavere. Ancora oggi, in suo onore, le comunità australiane, sull’esempio di madre Mary, ricordano quella prima Messa cattolica come il principio della loro esperien­za cristiana, l’approdo di Cristo in Oceania. A chi ama la verità i detrattori non mancano mai e così è stato anche per questa nobile santa. Nei giorni precedenti la canonizza­zione fu diffusa con grande clamore media­tico una notizia: Mary sarebbe stata la prima a denunciare un sacerdote di pedofilia e, per tale motivo, avrebbe ricevuto una scomuni­ca. Le cose in realtà non furono così sempli­ci. Qui si tratta di indagare una pagina dolo­rosa e complessa nell’agiografia della madre che riguarda il biennio 1871-72. Come fon­datrice di una famiglia religiosa, visse mo­menti di forte tensione con le autorità eccle­siastiche locali, soprattutto con il vescovo di Adelaide, Laurence Sheil. Fu lui che, dando ascolto a storie infondate, comminò a Mary la scomunica, rimproverandole il suo carat­tere ribelle, salvo poi ritirare tutto, appena sei mesi dopo, sul letto di morte, consapevo­le di aver commesso un errore.

di Andrea Pino

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