Ottobre 1571 Un giorno a Lepanto

Sembra che il Rosario, a cui il mese di ottobre è particolarmente dedicato, ab­bia avuto un’origine del tutto celeste. La tradizione ha infatti conservato il ri­cordo di come la Vergine, rispondendo alle suppliche di san Domenico (1170-1221), gli si manifestò a Tolosa, istruendolo su questa preghiera a Lei rivolta e definendola quale il mezzo più potente per combattere le eresie che nel Duecento mettevano in pericolo la fede cristiana.

Tuttavia, molto più che all’apparizione al santo iberico, il Rosario si sarebbe legato all’evento del 7 ottobre 1571, la gloriosa bat­taglia di Lepanto (una delle più grandiose combattute sul mare in tutti i tempi) rivelan­dosi come l’arma più potente per la vittoria sui Turchi. Come già avvenuto per l’antico scontro di Poitiers nel 732 e come poi sareb­be ancora accaduto sotto le mura di Vienna nel 1683, il conflitto di Lepanto fu fondamen­tale per arrestare l’avanzata islamica in Euro­pa. E tutte e tre le vittorie vennero imputate, oltre al valore dei combattenti, soprattutto all’intervento divino.

La vicenda di Lepanto, ricostruita in una recente pubblicazione del prof. Alessandro Barbero dal titolo “La battaglia dei tre impe­ri” e addirittura commemorata da una nota hit del rapper Murubutu, si svolse nel corso della guerra di Cipro.

Le flotte mussulmane dell’Impero ottoma­no si scontrarono con quelle cristiane della Lega Santa, che riuniva le forze navali della Repubblica di Venezia, dell’Impero spagnolo (comprendente anche il Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubbli­ca di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Duca­to di Savoia, del Granducato di Toscana e del Ducato di Urbino, federate sotto le insegne pontificie.

Dell’alleanza cristiana faceva parte anche la Repubblica di Lucca, che pur non avendo navi coinvolte nello scontro, concorse con denaro e materiali all’armamento della flot­ta genovese.

Prima della partenza della Lega Santa per gli scenari di guerra, il papa domenica­no San Pio V (Antonio Ghislieri, 1504-1572) benedisse lo stendardo raffigurante, su fon­do rosso, il Crocifisso posto fra gli apostoli Pietro e Paolo e sormontato dal motto co­stantiniano In hoc signo vinces. Tale simbolo, insieme con l’immagine della Vergine col car­tiglio S. Maria succurre miseris, issato sulla nave ammiraglia Real, sarà l’unico a sventola­re in tutto lo schieramento cristiano quando, alle grida di guerra ed ai primi attacchi turchi, i militi si uniranno in una preghiera accorata. Mentre si moriva per Cristo e per la Chiesa, si recitava il Rosario ed i remi ritmavano il tempo con le decine dei misteri.

Comandante generale della flotta cri­stiana era stato eletto Don Giovanni d’Au­stria di 24 anni, figlio naturale del defunto imperatore Carlo V e dunque fratello per parte di padre del re di Spagna Filippo II. Al fianco della sua ammiraglia erano schie­rate la Capitana del vecchio generale della Serenissima Sebastiano Venier, quella della Santa Sede guidata dall’ammiraglio pontifi­cio Marcantonio Colonna, quella del genera­le genovese Ettore Spinola, la Capitana del piemontese Andrea Provana di Leinì, l’am­miraglia Vittoria del priore dei Cavalieri di Malta Piero Giustiniani e le navi di Gianan­drea Doria e Agostino Barbarigo. In totale, la Lega schierò una flotta di 6 galeazze e circa 204 galere. A bordo erano imbarcati più di 40.000 combattenti, tra soldati, venturieri e marinai.

Comandante supremo dello schieramen­to ottomano era, invece, il Müezzinzade Alì Pascià. La flotta turca, munita di minore artiglieria rispetto a quella cristiana, posse­deva però 216 galee e 64 galeotte, cui si ag­giungeva un imprecisato numero di fuste e brigantini corsari. La forza combattente, comprensiva di giannizzeri, ammontava a circa 47.000 uomini. L’ammiraglio, conside­rato il migliore comandante ottomano, Uluč Alì, era un apostata di origini calabresi, convertitosi all’Islam. Partecipava allo scontro coadiuvato dal terribile corsaro egiziano Mehmet Shoraq, detto dai cristiani “Scriroc­co”. Alì Pascià si trovava a bordo dell’am­miraglia Sultana, sulla quale sventolava il vessillo verde, dove le donne dell’harem del sultano Selim II il biondo avevano ricamato, a caratteri d’oro, il nome di Allah per 28.900 volte.

Il Papa trascorse le ore della battaglia in preghiera dinanzi all’effigie della Madon­na della Salute, nella Chiesa di Santa Maria Maddalena a Roma. Era circa il mezzogior­no quando ordinò di suonare le campa­ne dell’intera città eterna per festeggiare il trionfo: caduto in estasi aveva visto l’esito positivo dello scontro che, considerando la ben nota fama di imbattibilità delle armi ot­tomane, non poteva che essere miracoloso.

L’annuncio ufficiale del successo giun­se in Italia solo 23 giorni dopo, portato dai messaggeri del Principe Colonna. Pio V volle comunque istituire a perenne ricordo dell’evento la festa della Vergine della Vitto­ria, ribattezzata poi dal successore Gregorio XIII (Ugo Boncompagni, 1502-1585) col tito­lo di Madonna del Rosario.

Fu inoltre da quest’occasione che si iniziò ad attribuire alla Madre di Dio il titolo di Au­xilium Christianorum, che non sembra esse­re stato formulato direttamente dal pontefice ma dai reduci vittoriosi che, ritornando dalla guerra, si recarono in pellegrinaggio alla san­ta casa di Loreto in segno di riconoscenza. Gli schiavi cristiani che, legati ai remi delle navi turche, si erano liberati nel corso del­lo scontro, contribuendo notevolmente alla vittoria finale, offrirono infatti a Maria le proprie catene: con esse furono realizzate le cancellate poste poi agli altari delle cappelle del grande santuario.

Con lo scorrere dei secoli, Lepanto sa­rebbe stata celebrata non solo nell’arte ma anche nella devozione di personaggi illustri per santità. Scriveva san Luigi Grignon de Montfort: “Nel Cielo, Maria comanda agli angeli e ai beati. Come ricompensa della sua profonda umiltà, Dio le ha dato il potere e l’incarico di riempire di santi i troni lascia­ti vuoti dalla superbia degli angeli ribelli”. Tutte le grazie dunque passano per Maria, come ci insegnano i grande teologi mariani ed ecco perché il Papa Pio V volle affidare a Lei le armate ed i destini dell’Europa mi­nacciata.

E, in tempi recenti, lo stesso Giovanni Paolo II insegnava: “Grazie alla recita fervo­rosa del Rosario, si possono ottenere grazie straordinarie per l’intercessione della celeste Madre del Signore”. Di questo, il trionfo cri­stiano in quelle acque del Mediterraneo fu di certo un segno meraviglioso.

 

di Andrea Pino

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