Fatima un secolo dopo

Il centenario delle celebri apparizioni di Fatima ha catalizzato di fatto l’interesse dell’intero orbe cattolico in questo mese di Maggio. L’autentico happening della ricor­renza è stata la cerimonia di canonizzazio­ne dei due veggenti bambini, i pastorinhos di Aljustrel, Francesco (1908-1919) e Giacinta Marto (1910-1920) che, insieme alla cugina Lucia dos Santos (1907-2005), divenuta poi carmelitana col nome di Lucia del Cuore Immacolato, furono protagonisti di quell’e­vento soprannaturale. Nell’arco di un secolo su Fatima si è detto e scritto tantissimo, al punto che gli studi e le pubblicazioni in me­rito potrebbero riempire intere biblioteche. Fatima ha ormai assunto le proporzioni di un enorme dossier, in continuo ampliamento e con tesi, interpretazioni, scoperte, indizi, ri­velazioni spesso contrapposte e contraddit­torie. Non c’è che dire: quanto avvenuto in quei mesi del 1917 in una sperduta contrada posta quasi all’estremità atlantica dell’Eu­ropa ha scatenato un movimento di portata oceanica. A volte si ha come l’impressione di essere di fronte ad una diatriba continua ed apertissima in cui la parola fine è ancora molto lontana.

Certo nessuna mariofanìa ha goduto di tanta fama ed attenzione probabilmente perché l’evento in sé stesso si presenta con un corollario di aspetti di natura cosmica e storica sconosciuto ad altre apparizioni ma­riane. Ciononostante, come scritto dalla pre­ziosa penna della saggista Cristina Siccardi, “il messaggio di Fatima tanto è semplice per chi ha fede, tanto diventa intricato per chi lo vuole giudicare ed ha la pretesa di compren­derlo con criteri puramente umani”.

Rinunciando allora ad una tale presun­zione, è lecito però abbozzare un sistema di coordinate in cui leggere questo avveni­mento così grandioso. In primo luogo è da notare una strana coincidenza di date. Il cen­tenario di Fatima infatti corrisponde con altri anniversari infausti per la memoria cattolica. Innanzitutto con quel 1517 in cui le martel­late di Lutero affissero al portone della cat­tedrale di Wittenberg le 95 tesi di quella pro­testa che, coloratasi quasi immediatamente di politico, avrebbe infranto per sempre l’unità spirituale e culturale europea. In se­conda battuta è da ricordare la fatidica data del 1717 che segnò la fondazione della Gran Loggia di Londra e dunque l’atto di nascita ufficiale della Massoneria, capace di scate­nare una lotta senza quartiere alla religione cristiana ed al Cattolicesimo in particolare. Infine, nel medesimo 1917, la rivoluzione comunista che assunse il potere in Russia facendo dell’ateismo dichiarato il proprio stendardo. Tre eventi simbolici insomma che fanno parte di un unico processo negativo di portata storica plurisecolare ed al quale Fa­tima, avvenuta nel bel mezzo della Grande Guerra, sembra chiaramente contrapporsi.

A tale coordinata storico-metafisica se ne affianca una seconda di natura più stretta­mente dogmatica che riguarda i contenuti ed il messaggio delle apparizioni stesse. Non tutti sanno che la manifestazione del­la Vergine venne preceduta da una serie di apparizioni angeliche sulla collina del Ca­beço, dove oggi sorge un bel monumento che vuole in un certo senso eternare l’incon­tro tra l’angelo ed i tre pastorelli. Centro di quell’incontro soprannaturale è l’Eucare­stia. L’angelo chiede ai veggenti preghiere di adorazione ed atti di riparazione verso il sublime sacramento dell’altare. È come se il dogma eucaristico fosse in pericolo, come se la fede nella presenza reale stesse per affie­volirsi nei cuori dei credenti. Di più, si parla chiaramente di oltraggi, di sacrilegi, di indiffe­renze commesse da anime ingrate che offen­dono la maestà divina. Seguirono poi le ben più note sei apparizioni mariane, avvenute il 13 di ogni mese, da maggio ad ottobre, alla Cova d’Iria, tranne quella di agosto accadu­ta presso i Valinhos per via dell’arresto dei bambini da parte del sindaco massone di Vila Nova de Ourém, comune da cui Fatima dipendeva. La più straordinaria di queste sei mirabili giornate fu indubbiamente quella di Ottobre che si concluse con lo spettacolare “miracolo del sole”, talmente impressionante da convertire addirittura Avelino de Almeida, caporedattore della testata O Seculo, il più dif­fuso e più anticlericale quotidiano di Lisbona. De Almeida, giunto a Fatima con la precisa intenzione di smascherare gli inganni pre­ teschi che si celavano dietro la messinsce­na dei bambini, si ritrovò invece a scrivere esterrefatto del miracolo sulle colonne del proprio giornale.

Tuttavia l’apparizione che più avrebbe contraddistinto l’enigma-Fatima è quella di luglio per la rivelazione da parte della Vergi­ne dei cosiddetti “tre segreti”. Il primo con­sisteva in una terribile visione dell’inferno, il secondo annunciava una catastrofe bellica peggiore di quella in corso nel 1917 (iden­tificabile nella successiva guerra mondiale) ed esprimeva la precisa volontà di Maria di vedere consacrata la Russia al proprio Cuore Immacolato da parte del Pontefice romano e di tutti i vescovi cattolici, il terzo venne avvolto sin da allora in una sorta di impenetrabile oscurità. Da qui ebbero inizio le due delicatissime questioni su cui ancora, secondo molti, si stenta a fare luce. La prima ruota intorno alla richiesta celeste di consa­crazione della Russia. Richiesta che, stan­do ai più attenti studiosi dell’evento, non è stata soddisfatta secondo le giuste modalità indicate dalla Vergine. È un fatto che il Papa inevitabilmente più legato a Fatima sia Pio XII. Egli non solo ricevette l’ordinazione epi­scopale il 13 Maggio 1917, nello stesso giorno della prima apparizione, ma testimoniò di aver assistito ad una sorta di “miracolo del sole” durante una delle sue passeggiate nei giardi­ni vaticani nei giorni in cui volle definire ex cathedra il dogma dell’Assunzione di Maria. Ora, fu proprio Papa Pacelli a compiere dap­prima una consacrazione della Chiesa e del genere umano a Maria il 31 Ottobre ’42 e l’8 Dicembre dello stesso anno ed infine, nella lettera apostolica Sacro Vergente del 7 Luglio ’52, a consacrare, in maniera esplicita, la na­zione russa. A quest’atto pontificio però non si unirono tutti i vescovi del mondo cattolico che si ritroveranno a Roma solo durante il Concilio Vaticano II. I successivi atti di affi­damento alla Regina del Cielo compiuti da Paolo VI (nel ’64 e nel ’67) e Giovanni Paolo II (nel ’82 e nel ’84) avrebbero poi evitato di menzionare la Russia.

Ancora più difficile da definire si sarebbe rivelata la questione del terzo segreto. Rima­sto sepolto in un’autentica coltre di silenzio per decenni, sarebbe stato svelato in maniera ufficiale solo nel 2000, in occasione della be­atificazione dei piccoli veggenti. Il suo con­tenuto verteva sulle tremende persecuzioni che la Chiesa avrebbe sofferto da parte dei totalitarismi del XX sec. e sulla visione del martirio di un “vescovo vestito di bianco”, identificato nello stesso Papa Wojtyla, colpi­to nel famoso attentato.

Ad un secolo dalle apparizioni dunque gli interrogativi permangono e, senza dub­bio, risultano notevoli le parole pronunciate da Benedetto XVI durante il suo pellegri­naggio del 2010 nella città portoghese: “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”.

di Andrea Pino

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