L’IMPERATRICE CELESTE IL CULTO MARIANO IN CINA

In contrapposizione con l’altro che acquista nome e titolo di buon ladrone (sarà una contraddizione in termini?) lui resta nel novero dei malfattori. La pagina di S. Luca non dà spiegazione né instaura processi; non sappiamo se arrivato primo secondo o terzo, in ordine di tempo sulla croce. Avverte qualcosa di speciale e di grande che sta accadendo sotto i suoi occhi, dà quasi per scontato che si tratta di una figura storica, anche al di sopra della storia, perché si rivolge a lui con una domanda diretta e pertinente “non si tu il Cristo?”. È come uno che si ferma alla prima pagina di un libro, pertanto non può conoscere l’argomento.
La sua è una visione che non supera tutta la contingenza del reale, l’aria che si respira e niente di altro. Attingendo ai miei personali ricordi, ho rivisto un signore alle porte di un edificio nell’immensa città del Messico. Mi fissa negli occhi e mi domanda “dammi un peso” (una moneta di poco valore) e io di rimando altrettanto diretto gli rispondo “no”. Lui mi guarda negli occhi e rincara la dose: dammi una spiegazione, un peso non si nega a nessuno e tu perché mi dici con arroganza di no? Non solo ho confermato la mia posizione ma l’ho sfidato: ti dico di più “se hai coraggio seguimi” e mi diedi alla fuga. A questo punto però per render chiaro che il mio interlocutore era di qualche anno oltre la mia età e fisicamente meno prestante per cui in un ipotetico scontro mi sentivo dalla parte del vincitore. Lui però visto che mantenevo la parola di mettere in esercizio le gambe, fece altrettanto.
Io avanti e con la coda dell’occhio seguivo le sue mosse. Ad un certo punto si sedette e anch’io a una certa distanza feci la stessa cosa. Per non smettere il dialogo gli facevo boccacce. Per un paio di volte seguimmo lo stesso rito, finalmente alzò la mano e fece cenno di attenderlo. Non mi costò molto sacrificio e trovando un luogo adatto mi sedetti. Mi raggiunse e si accomodò vicino come due amici da gran tempo. Mi apostrofò: “e allora?”. Risposi: “resto della mia idea”. E lui: “dopo tanta fatica nemmeno la ricompensa di un misero peso? Questo non mi sembra giusto!”.
Con calma lo guardai con simpatia e sciorinai il mio discorso: “tu mi costringi a far uso della comune tirchieria. Perché mi limiti a un peso quando io te ne voglio offrire dieci?”. Fu molto saggio, accettò ringraziò e mi diede un abbraccio. Non saprei se affermare qualcosa del genere sulle mie e nostre confessioni possa suscitare qualcosa di molto nobile che si trova nel sacramento e che il più delle volte sprechiamo dilapidando un tesoro di misericordia che è sempre a completa disposizione.

di Andrea Pino

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