GESÙ CRISTO NEI VANGELI APOCRIFI

Lo aveva notato anche il grande romanziere russo Leone Tolstoj nella sua opera Il Vangelo spiegato ai giovani, nata dai corsi di religione che aveva tenuto ai figli dei poveri contadini.
I cosiddetti “Vangeli dell’infanzia”, cioè i primi due capitoli di Matteo e Luca, si rivelavano tra i testi della Scrittura più accessibili a qualunque fedele, anche ai bambini. Eppure, quelle pagine evangeliche capaci di scendere così a fondo nella letteratura mondiale, sono tutt’altro che degli ingenui racconti ma un autentico annuncio di salvezza universale. Forse, a creare la sensazione che quei passi del Nuovo Testamento fossero diretti a menti ancora in formazione, molto ha contribuito un genere letterario fiorito nei primi secoli cristiani ad imitazione dei Vangeli canonici. Si tratta dei ben noti Vangeli “apocrifi”. Termine questo che, almeno in greco, rimanda a qualcosa di “nascosto, segreto”, se non addirittura di “esoterico, proibito” ma che, nel corso della storia della Chiesa, assumerà anche l’accezione negativa di “falso”, in contrasto con le Scritture ritenute ufficialmente ispirate. Dopo tutto, questi libri si riconoscono per un taglio ben preciso: accanto a dati certo attendibili, anche se ignoti ai quattro Vangeli canonici, scorre un profluvio di pirotecnici racconti intrisi di folclore, devozione popolare, gusto per il miracolismo e, a volte, singolari teorie teologiche “alternative” sviluppatesi all’interno piccoli gruppi cristiani locali.
Stando a quanto scrive Gianfranco Ravasi, gli apocrifi dell’infanzia di Cristo si possono proporre secondo un trittico eterogeneo. La prima tavola è occupata dallo scritto più celebre, il Protovangelo di Giacomo, risalente al II sec. ed attribuito all’apostolo membro del clan familiare di Gesù e destinato ad essere il primo vescovo di Gerusalemme, Giacomo figlio di Alfeo, detto il minore. La trama dell’opera è semplice e potrebbe essere classificata come una biografia di Maria, dal suo concepimento miracoloso fino alla nascita del Salvatore. Le sottolineature sulla purezza e verginità della Madre di Dio che si riscontrano nascondono con ogni probabilità una polemica antignostica e soprattutto antipagana. Origene infatti ci informa, nel suo Contro Celso, che tra i pagani (come tra i giudei) fosse diffusa l’assurda e calunniosa diceria che “la madre di Gesù fosse stata ripudiata dal falegname a cui era unita in matrimonio perché trovata colpevole di adulterio, avendo concepito il figlio da un soldato romano di nome Panthera”. È curioso notare come questo strano nome paia essere una deformazione del vocabolo ellenico parthénos, “vergine”, titolo che i cristiani da sempre attribuivano a Maria. Attingendo poi ai testi di Matteo e Luca - sui quali vengono innestati dati nuovi, come l’assassinio di Zaccaria, il padre del Battista, da parte dei sicari di Erode - e riferendosi anche alla letteratura popolare dedicata agli eroi e alle loro origini, il Protovangelo forse echeggia notizie e informazioni di una primitiva tradizione orale cristiana. Sta di fatto che il successo di questo apocrifo nella storia dell’arte, del culto e della liturgia fu folgorante anche in Occidente, dove venne mediato attraverso la Legenda aurea di Jacopo da Varazze nel XIII sec.
La seconda tavola del trittico è il cosiddetto Vangelo dell’infanzia di Tommaso. Si tratta di un testo greco, giunto anche in varie traduzioni antiche (siriaco, latino, georgiano, slavo, etiopico) dalla trama semplice ma sconcertante. Racconta infatti episodi e detti del piccolo Gesù tra i cinque e i dodici anni, offrendo però di lui un ritratto da autentico enfant terribile, incontenibile e baldanzoso persino coi genitori. La carrellata delle divine malefatte è impressionante. È pur vero che il piccolo Gesù sfodera i suoi poteri risuscitando e guarendo, vivificando dodici uccelli da lui plasmati per gioco col fango, purificando un torrente, aggiustando un asse per il lavoro di Giuseppe, rendendo impermeabile il suo mantello per portare l’acqua a Maria, moltiplicando il grano per i poveri, decifrando il segreto simbolismo della lettera greca alfa e così via. Ciononostante, questo Gesù compie anche dei contro-miracoli: rende momentaneamente ciechi i compagni o gli adulti che lo accusano ingiustamente, punisce il suo maestro che lo aveva ripreso per l’eccessiva irrequietezza, addirittura fa morire un ragazzo che lo aveva spintonato! C’è da chiedersi allora quale fosse, nelle intenzioni dell’autore, il senso ultimo di tale istrionico catalogo di prodigi. La risposta non è affatto semplice ma si può supporre che l’opera attinga ad un fluido retroterra gnostico e punti soprattutto sul tema della divisione tra quanti rifiutano il Messia (e sono dunque degni di un giudizio severo di condanna) e coloro che invece lo accolgono. Certo, leggendo un testo del genere, non si può che apprezzare la limpida serietà e sobrietà degli scritti canonici.
Il terzo ed ultimo quadro della trilogia che ci eravamo proposti di analizzare è il Vangelo dello Pseudo-Matteo, così denominato dal famoso studioso ottocentesco Constantin Von Tischendorf, lo scopritore del famoso Codice Sinaitico della Bibbia, rinvenuto nella biblioteca del monastero di Santa Caterina d’Alessandria al Sinai. In realtà, la sostanza di questo apocrifo è soltanto una ripresa piuttosto libera degli scritti precedenti, arricchiti però di particolari inediti. Questo scritto, redatto tra il 600 ed il 625 in qualche monastero latino, ebbe tuttavia una straordinaria funzione di mediazione tra Oriente e Occidente delle tradizioni apocrife di Giacomo e Tommaso e registrò comunque uno straordinario successo nella devozione popolare, anche attraverso il filtro già citato della medievale Legenda aurea. Se si cercano notizie storicamente attendibili sulle origini di Gesù, la messe di dati che si trovano leggendo le pagine del nostro trittico è forse modesta anche se non inesistente. Se invece si desidera incontrare il Cristo, interpretando l’iconografia dell’arte e della fede cristiana dei secoli successivi, è necessario certamente tenere sul tavolo, accanto a Matteo e Luca, anche questi scritti apocrifi.

di Andrea Pino

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