Il Messaggio di Papa Francesco ai Trinitari di tutto il mondo. "Non altro fondamento se non la carità. E gli interessi di Cristo"

ANNO GIUBILARE TRINITARIO 17 DIC 2012 + 14 FEB 2014

Il 17 dicembre 2013 rimarrà alla sto­ria come una data speciale per i Tri­nitari di tutto il mondo, ottavo cen­tenario della morte di San Giovanni de Matha.

Il Santo Padre Francesco - che per una felice coincidenza celebra il suo compleanno in quella data - ha volu­to farci un bel regalo: una sua lettera personale indirizzata al nostro Mini­stro Generale, Fr José Narlaly. Forse il Papa avrà pensato che, se si fosse trovato ancora a Buenos Aires, in quel giorno si sarebbe recato nella chiesa dei Trinitari per presiedere l’Euca­restia nella solennità del Fondatore e con loro avrebbe festeggiato il suo compleanno.

Di fatto, Papa Francesco si è collo­cato, con questa lettera, sulla scia dei suoi immediati predecessori, Giovan­ni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, che hanno rivolto ai Trinitari speciali Messaggi per alcune ricorrenze stra­ordinarie della nostra storia recente.

Questo Messaggio, però, assume un valore ancor più rilevante. Perché, leggendolo e rileggendolo, subito si riconosce lo stile personale di Papa Bergoglio.

C’è il suo linguaggio, i suoi modi di dire le cose e anche alcuni dei suoi vocaboli più tipici, risultando, così, una lettera, per certi versi, diversa rispetto alle forme tipiche della cancel­leria pontificia.

Ha tutto il sapore e le sembianze di una lettera personale, quasi intima. Scritta con affetto fraterno e con un calore che, non volendo scrivere tutto ciò che si potrebbe dire, esprime tutto ciò che il Papa si è sentito di manife­stare pubblicamente al nostro Ordine con semplicità e profondità. Secondo una mia personale lettura sono al­meno cinque le verità da cogliere nel Messaggio.

In primo luogo, il Papa ha ribadito il dato che costituisce la pietra angolare dell’identità trinitaria, una affermazio­ne costante nella nostra tradizione, e cioè, che l’Ordine è nato come “dono di Dio, accolto dalla Chiesa dal suo inizio con l’approvazione pontificia”, facen­do esplicita menzione del più antico motto dell’Ordine. I Santi Fondatore e Riformatore sono un modello di ciò

che il Signore chiede a ogni persona da Lui scelta, e cioè “mettersi comple­tamente, senza condizioni, nelle mani di Dio” perché Egli possa costruire la sua Opera.

In secondo luogo. Non sorpren­de un’evidente richiamo della recen­te Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium quando Papa Francesco pre­senta l’esperienza di conversione dei Santi Giovanni de Matha e Giovanni Battista della Concezione come espe­rienze di gioia: “la gioia che scaturisce dall’incontro con Gesù” e che spinge a portare la luce del Vangelo a tutte le periferie.

Sottolinea, in terza analisi, gli ele­menti più caratteristici del progetto di San Giovanni de Matha per il suo Or­dine: la Casa della Santa Trinità, come “casa del povero e del derelitto”, casa della preghiera, della dedizione in­condizionata e del servizio disinteres­sato e amorevole; il lavoro, lo sforzo e la gratuità sono virtù richieste al Trinitario; le espressioni ‘ministro’ e ‘sine proprio’ (vivere senza nulla di proprio) così tipici della Regola trini­taria, ricordano a tutti che nella Chie­sa ogni responsabilità o autorità deve essere vissuta come servizio.

Il quarto punto è, forse, il più im­pegnativo. Qui il Papa ha volutamente impresso ancor più forza alle sue paro­le e ha stilato un programma per il fu­turo dei Trinitari, traendo spunto dalla vita dei nostri Santi Padri: “non lascia­te mai di imitare Cristo e, con la forza dello Spirito Santo, consegnatevi con umiltà a servire il povero e lo schiavo.

Oggi ce ne sono tanti. Li vediamo ogni giorno e non possiamo passare oltre, limitandoci a dire una buona parola. Cristo non ha fatto così”. La formazione dei Trinitari dovrà ricor­dare e raccogliere la sfida che il Papa

ci ha lanciato: cercare di avere gli stessi sentimenti di Cristo per vedere il suo volto nelle persone sofferen­ti, offrendo la consolazione e la luce che sgorgano dal suo Cuore trafitto. Suggestivi i riferimenti al ricchissimo tesoro di spiritualità contenuto nelle opere di San Giovanni Battista della Concezione.

Alla fine del messaggio la voce del Papa diventa commovente. Egli sa che, secondo il precetto della nostra Regola, tutte le sere si deve pregare per la Chiesa e, dunque, per il Papa, con i poveri della Casa della Santa Trinità.

Questo ha colpito papa Francesco, che confessa: “Mi piace assai pensare che voi, nella preghiera, mettete il Ve­scovo di Roma insieme ai più poveri, e questo mi ricorda che io non posso dimenticarmi di loro”.

Qui c’è, veramente, Papa France­sco. Questo papa che ha messo Cristo e i poveri al centro del suo magistero e che, quando chiede ai Trinitari di pregare per lui e quando ha chinato il capo davanti alla folla radunata in Piazza San Pietro la sera della sua elezione per ricevere la benedizione del suo popolo, ha mostrato il più autentico volto della Chiesa, quello dell’umiltà davanti a Dio e quello del servizio come stile di vita.

Padre Pedro Aliaga Asenzio

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