Rinnovare opere e strutture per essere fedeli al carisma e alla storia

LE NUOVE PROVINCE Dopo il capitolo Generale

Una delle esigenze che il Capito­lo Generale di Madrid 2013 ha affrontato è l’unificazione delle giurisdizioni che a sua volta com­porta una ristrutturazione di opere e presenze. Il fenomeno della diminu­zione dei religiosi e del progressivo aumento dell’età media nei paesi occidentali, oggi pesa come un maci­gno sulla vita delle nostre comunità, creando difficoltà che vanno affron­tate alla radice e che richiedono un radicale cambiamento di prospettiva, una vera e propria riforma che sappia rispondere meglio alla situazione attuale.
Ripensare ad una nuova “geopolitica” dell’Ordine non può, tuttavia, rispon­dere solo al principio di sopravviven­za, ma deve rispondere al principio di rinnovamento nella fedeltà al carisma e alla storia. Si tratta di garantire la comunione e la missione e di farle crescere. È in gioco il futuro, la credi­bilità, la visibilità del nostro carisma.

Il futuro
Il Padre Generale ha chie­sto a noi ministri provinciali di com­piere un esercizio di proiezione delle nostre giurisdizioni. Che ne sarà delle nostre presenze, delle opere, delle strutture e dei religiosi tra dieci anni? Non è difficile pensare che siamo im­mersi in un processo di trasformazio­ne radicale ed irreversibile della vita religiosa che dobbiamo saper legge­re. Il futuro non si improvvisa, non cade dall’alto, ma lo si accoglie con consapevolezza e lucidità. Per questo è necessario ed urgente intervenire, decidere, pensare a nuove forme di collaborazione e di condivisione di risorse umane e materiali.

La credibilità
Più che un concet­to esprime un modo di essere e di vivere di noi religiosi. Siamo credibili quando sappiamo cogliere le sfide della storia, quando sappiamo trovare modi nuovi e più efficaci di essere in questo mondo che vive rapidi e pro­fondi cambiamenti.

La visibilità
Quante volte ci viene posta la domanda “ma voi chi siete, che fate?”. Oggi tante organizzazio­ni umanitarie, gruppi, associazioni con finalità sociali, hanno molta più visibilità di noi. Eppure noi abbiamo una storia, un’esperienza consolidata, facciamo da anni e da secoli quello che tante nuove organizzazioni comin­ciano a fare. Perché questo deficit di visibilità? Intendiamoci, per visibilità non intendo dire promozione a mo’ di spot pubblicitario del nostro carisma, ma esigenza di comunicare ciò che viviamo, di condividerlo con altri, di non rimanere chiusi. D’altronde è nella natura di ogni carisma la condivisio­ne. Tutto questo esige una vera opera di rinnovamento delle strutture al servizio della missione.

Una parabola ci invita a camminare in questa direzione:

Un pellegrino percorreva il suo cammino, quando incontrò un uomo che sembrava un monaco e che era seduto nel campo. Vicino a lui un altro gruppo di uomini lavoravano presso un edificio di pietra. “Sembri un mo­naco”, disse il pellegrino -. “Lo sono”, rispose il monaco. “Chi sono questi che stanno lavorando nell’abazia?”.

“I monaci - rispose - e io sono l’aba­te”. “È magnifico vedere costruire un monastero”, aggiunse il pellegrino. “Lo stiamo distruggendo”, precisò l’abate. “Distruggendolo? - esclamò il pellegrino - e perché?”. “Per poter ve­dere il sorgere del sole ogni mattina”, chiuse l’abate.

Se non abbiamo questa capacità di metterci in discussione, di distruggere vecchi modelli che oggi non ci aiutano a vivere la nostra missione, non potremo vedere il sole della speranza spuntare all’orizzonte.

 

di Padre Gino Buccarello
Ministro Provinciale

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