Il ruolo dei ministri Responsabilità e servizio: fedeltà e comunione

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DOPO IL CAPITOLO GENERALE  IL SERVIZIO DEI MINISTRI

Il I Capitolo Generale del 2013 si è soffermato sul ruolo di animazione e guida dei ministri provinciali e sugli strumenti che i ministri hanno a disposizione per esercitare questo importante servizio per il bene dell’Or­dine e di ciascun frate.

È innegabile riconoscere come nel momento attuale, la crisi dell’auto­rità investa in pieno il ruolo di chi è chiamato ad esercitarla con carità e con fermezza allo stesso tempo. È altrettanto evidente la necessità di re­cuperare questo servizio e di dedicare tempo ed energie per il suo migliore svolgimento. In questa linea il Capito­lo Generale ha fatto suo il decreto del Padre Generale che impone ai provin­ciali di essere completamente liberi da qualsiasi altro incarico per dedicarsi completamente a questo importante e delicato compito.

Il Santo Padre ha felicemente sotto­lineato nel suo messaggio all’Ordine Trinitario come lo stesso Fondatore interpretasse l’esercizio dell’autorità all’interno delle fraternità trinitarie. Ricordiamo le sue parole: “Il lavoro, lo sforzo e la gratuità sono riassunti nel­la Regola di san Giovanni de Matha, nelle parole Ministro e sine proprio (Regola Trinitaria, n. 1). Di fatto i Trinitari sanno bene, e da ciò dobbia­mo imparare tutti, che nella Chiesa ogni responsabilità o autorità deve essere vissuta come servizio. Quindi la nostra azione deve essere spoglia di qualsiasi desiderio di lucro o di promozione personale, e deve cercare sempre di mettere in comune tutti i talenti ricevuti da Dio, per indirizzarli, come buoni amministratori, al fine per il quale ci sono stati concessi, ossia per dare sollievo ai più svantaggiati. Questo è l’interesse di Cristo”.

Ecco il modo di essere “ministri”: responsabilità e servizio. Il concetto di responsabilità richiama quello di fedeltà. È compito dei ministri custo­dire il dono e compito della fedeltà al carisma ed alla vita religiosa, una fedeltà dinamica da ricercare nell’at­tenta lettura del contesto storico e culturale odierno e nel riproporre la perenne novità di un carisma che non ha esaurito la sua vitalità, anzi si rivela sempre più attuale. Il concetto di servizio richiama quello di comunione. È il primo ed il più grande servizio che i ministri possono offrire all’Ordine ed al mondo: la comunione.

Ricercare l’unità componendo armo­nicamente la ricca diversità di culture, sensibilità, modi concreti di attuazione del carisma che sono il grande patri­monio della nostra famiglia religiosa. Fare in modo che le mille risorse ed energie non si disperdano ma conflui­scano in un’unica realtà. Fare in modo che per le nostre comunità si realizzi il sogno del “cor unum et anima una” che la Chiesa di ogni tempo deve perseguire (At 4, 32). Se tutto questo è vero allora emerge un altro dato signi­ficativo: la responsabilità ed il servizio aprono ad uno stile di corresponsa­bilità e di condivisione nell’esercizio dell’autorità. Sempre di più mi rendo conto come sia importante crescere nella dimensione della corresponsabi­lità e del sostegno reciproco. Un mini­stro generale, provinciale, locale che non ricercasse questo coinvolgimento sarebbe destinato ad una solitudine pesante ed inefficace. È proprio que­sto il rischio maggiore di chi esercita l’autorità: sentirsi soli di fronte alle difficoltà e di fronte alle mille sfide che il mondo ci pone e che non possiamo disattendere. Se oggi, come dicevo, assistiamo ad una crisi dell’autori­tà nella società e nella Chiesa, non possiamo non cogliere in questa crisi un’opportunità nuova sull’esempio di papa Francesco, per aiutare tutti i re­ligiosi a vivere e testimoniare la gioia di essere discepoli del Signore sulle orme dei nostri Fondatori e del nostro Riformatore per i cui centenari abbia­mo appena concluso l’anno giubilare.

Padre Gino Buccarello
Ministro provinciale

 

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