Lungo la via di Emmaus Il coraggio di una vita nuova

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PASQUA DI RESURREZIONE 2014

Per comprendere il significato della Pasqua è fondamentale rileggere i racconti dei Vangeli, meditarli, cogliere la novità che essi comunicano e che ci sfugge a volte per distrazione e a volte per presunzione.

Ci accorgeremo che i Vangeli non parlano della Resurrezione inte­sa come un evento chiuso in se stesso, non ci forniscono, come succederebbe oggi, i particolari di uno scoop senza precedenti e senza un legame con la nostra vita, ma declinano l’evento che ha cambiato la storia dell’umanità con le categorie dell’incontro e della novità.

La realtà della Resurrezione ci appartiene, è un evento nel quale siamo pienamente coinvolti, dalla testa ai piedi. È lieto annuncio perché è il principio e fondamento della nostra resurrezione.

Tutti coloro che incontrano il Risorto, vengono inevitabilmen­te folgorati da una nuova luce, investiti dalla speranza di una vita nuova, sorpresi da un qual­cosa che ci supera mentre ci avvolge: la carezza di Dio che ci invita a riprendere con coraggio e generosità il cammino di una vita libera e gioiosa. La Pasqua è esperienza di vita nuova, di vera libertà. Come fu per i discepoli di Emmaus. La loro storia è anche la nostra. La luce inaspettata del Risorto li raggiunse nel culmine della loro tristezza, della vuota rassegnazione, dell’amara delu­sione. È nel buio dell’anima che risplende la luce della Pasqua. È questa l’eterna scommessa della fede nel Crocifisso che ha vinto la morte. Non c’è tristezza che non possa trasformarsi in gioia, non c’è ostacolo che non possa es­sere superato, non c’è situazione che possa strapparci la speranza di una vita nuova, non c’è dolore che possa piegarci, non c’è egoismo che possa incatenarci, non c’è macigno che non possa essere rotolato. Sulle strade contorte dei nostri affanni, Gesù continua, come pellegrino misterioso a farsi nostro compagno di viaggio. Non ci offre una scorciatoia comoda, ma ci dona la forza per cammina­re. Non ci dispensa dalla fatica della marcia, ma ci aiuta a non abbandonarla quando le forze ven­gono meno ed il peso delle nostre fragilità ci suggerisce di anticipare la sconfitta e di rinunciare al tra­guardo finale.

È Pasqua perché trionfi la vita sulla morte, la gioia sulla tristez­za, la speranza sulla delusione, la sorpresa sulla rassegnazione, il perdono sull’offesa, la carità sull’egoismo, la condivisione sulla esclusione. Anche noi potremmo gridare come gli angeli al sepol­cro: “è risorto, non è qui” ogni volta che non cederemo alla ten­tazione lacerante del potere, alla vana sicurezza delle cose materia­li, al narcisistico compiacimento di pensarci migliori degli altri. Correremo verso i fratelli e diremo loro che abbiamo incontrato il Ri­sorto. Lo racconteranno le nostre parole finalmente liberate dal peso dei tanti risentimenti, lo diranno i nostri sguardi fatti di tenera accoglienza, lo diranno i nostri gesti di pace. Riscopriremo quella gioia che abbiamo perso da tempo o che non abbiamo mai avuto, la troveremo in un sorriso, in una lacrima asciugata, in un abbraccio sincero, in una incomprensione superata.

È Cristo risorto la vera novità che libera la vita dalla noia e dalla solitudine, è Lui che si avvicina a noi quando abbiamo smesso di cercarlo, è la sua Parola che ci illumina quando i nostri occhi sono spenti, è la sua presenza che riscalda il nostro cuore quando il gelo della solitudine lo rende duro come pietra.

Lasciamo che cammini con noi, che ci parli come mai nessuno ha fatto, che spezzi per noi e con noi il pane della vera fratellanza, che ci doni il coraggio di invertire la rotta, di tornare a credere, ama­re e sperare. La Pasqua, diventi realmente, allora principio di vita nuova. La cultura della morte si manifesta in molteplici forme. Il male mentre promette inganna, mentre seduce abbandona. Ci toglie il respiro della vera libertà, soffoca i desideri più profondi del cuore. Il Risorto ci introduce ad vita veramente nuova, più ricca e gioiosa. È Pasqua per non dimen­ticare il dolore degli oppressi, per riscattare ogni uomo dalla solitu­dine e dall’indifferenza, per risco­prire la vera gioia in ogni gesto di umanità. Ogni volta che un gesto di amicizia rivela al fratello l’amore del Padre, ogni volta che compia­mo una rinuncia per l’altro, ogni volta che ci pieghiamo sulle ferite dei fratelli, ogni volta che curiamo le nostre ferite col balsamo del perdono, annunciamo la Pasqua del Signore Gesù, in cammino ed in attesa di quella Pasqua eter­na dove gioiremo dell’amore del Padre, che in Cristo ha sconfitto la morte, e nello Spirito Santo ci rende tutti fratelli. Santa Pasqua a tutti.

di Padre Gino Buccarello
Ministro provinciale

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