SANTUARI MARIANI TRINITARI/1 - LA MADONNA DEL TUFO A ROCCA DI PAPA

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Il Santuario della Madonna del Tufo nasce sul luogo del miracolo, avvenuto nel 1490 e attribuito all’intervento di Maria. Esso è ubicato sulla strada che scende da Rocca di Papa verso Ariccia, la vista che da qui si gode è suggestiva, semplice­mente incantevole! Bellissimo è anche il panorama che si gode dalla terrazza belvedere antistante il Santuario: la Madonna sceglie sempre i posti più belli! Il mondo, infatti, sarà salvato dalla bellezza. Padre Paolo Cipollone nel libro “Il Santuario della Madonna del Tufo. Storia e arte. Triplice messaggio spirituale”, riferisce che il Card. Tolomeo Galli, vescovo tuscolano dal 1591 al 1600, compì una

visita pastorale al Santuario Madonna del Tufo il 21 settembre 1592. É la prima docu­mentazione scritta, finora conosciuta circa il Santuario del Tufo. Secondo una prima ricostruzione orale, un giorno imprecisato del 1490, dal sovrastante Monte Cavo si staccò un masso enorme di circa quattor­dici tonnellate, destinato a travolgere un viandante. Questi, subito invocò la Madre di Dio “Maria!” e, all’istante, il masso si arrestò. Il cavaliere, in segno di ringra­ziamento, all’inizio del XVI secolo, fece costruire una cappellina che racchiuse il macigno, subito levigato frontalmente e affrescato con l’immagine della Vergine, opera, forse, di un artista della scuola di Melozzo da Forlì, (Forlì 1438- Forlì 1494), che si conosce come Antoniazzo Romano, (Antonio di Benedetto degli Aquili), pittore romano, nato probabilmente tra il 1430 e il 1435, e morto a Roma il 17 aprile 1508.

L’affresco rappresenta la Madonna assisa in trono, sul cui ginocchio destro sta ritto in piedi il Bambino Gesù.

Agli inizi del sec. XVIII è documentata l’esi­stenza di un piccolo romitorio abitato da un eremita, custode del santuario. Nel corso dei secoli il Santuario fu più volte amplia­to, arricchito di abside, altare maggiore e campanile, grazie alla generosità dei fedeli e al grande impegno dei religiosi trinitari, nonostante la penuria di mezzi.

La festa della Madonna del Tufo, sin dai tempi antichi, si celebra la prima domenica dopo l’Assunzione. L’apice della devozio­ne è raggiunto il 18 agosto 1872, giorno dell’Incoronazione della sacra Immagine, da parte del Capitolo Vaticano.

I Trinitari, che già erano presenti a Rocca di Papa, sin dalla prima metà del XVIII se­colo, dietro invito del vescovo tuscolano, card. Mario Mattei (1844-1854), vi ritornano nel 1845, e vi resteranno senza interru­zione. In principio si stabilirono in un antico convento dei Mercedari. In seguito acquistarono un terreno boschivo, dove il 12 settembre 1891, posero la prima pietra di questa casa religiosa. Il 3 gennaio e il 16 febbraio 1892 sono le date ufficiali dell’af­fidamento del Santuario. Il 29 ottobre 1894 è la data ufficiale della chiusura dell’antico convento e della presa di possesso, da parte della locale comunità trinitaria, della nuova casa, annessa al santuario.
Il sogno costante di ampliare la chiesa per dare maggiore attenzione ai continui flussi di pellegrini si realizza, finalmente, il 1° luglio 1927, data in cui venne posta la prima pietra dei lavori della nuova chiesa. Interessante il racconto e la documentazio­ne fotografica del traslocamento del Masso dal luogo dove era caduto (1490) fin dove ora troneggia, nell’abside, lavoro eseguito da maestri scelti e specializzati.
L’odierna chiesa venne presentata e inau­gurata il 15 agosto 1931, si realizzò final­mente il sogno che durava da sessant’anni; cioè, sin dall’incoronazione della Vergine.

Nel 1969, durante il rettorato di Padre Vin­cenzo Cataldo (1968-1971) fu completato il rivestimento in peperino della facciata. Su questa fu incisa la scritta, che già figura­va nella facciata precedente, in intonaco: “Deo Uni et Trino / ac B.V. Mariae de tufo” (A Dio Uno e Trino e alla Beata Vergine Ma­ria del Tufo). Sui cornicioni interni del San­tuario c’è una scritta in latino presa dalla Lumen Gentium, che sembra riassumere lo scopo del Santuario e l’opera dei Trinitari, dedicati alla gloria della Trinità e alla reden­zione del genere umano. Si legge: “Genitrix Dei Filii, ideoque praedilecta filia Patris necnon sacrarium Spiritus Sancti” (LG 53) cioè, “Madre del Figlio di Dio e perciò figlia prediletta del Padre, tempio dello Spirito Santo”. Spesso nelle fraternità religiose e nelle associazioni laicali si recita l’antifona mariana, cara a tutta la famiglia Trinitaria: “Ave Figlia di Dio Padre, Ave madre di Dio Figlio, Ave sposa dello Spirito santo, San­tuario della Santissima Trinità”.

Nonostante la penuria di mezzi economici, e la semplicità delle chiese raccomandata dalla Regola trinitaria, tutti i Rettori hanno contribuito a rendere sempre più bello il tempio materiale a gloria della Trinità e attraendo a Cristo per Maria, le menti e i cuori dei pellegrini.

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