Il Mosaico di San Tommaso in formis. Identità Trinitaria e missione.

Da più di 800 anni, prima della sua morte, il nostro Fondatore e Pa­triarca, San Giovanni de Matha, commissionò ai migliori artisti del tempo a Roma, il maestro Jaco­po e suo figlio Cosma, di disegnare e realizzare lo splendido mosaico di San Tommaso in Formis situato sulla facciata della nostra casa e ospedale, in modo che i Trinitari e chiunque, nel corso dei secoli, passando di lì, avrebbero potuto ammirare e con­templare l’ispirazione fondamentale dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi. È meraviglioso che que­sto mosaico, esposto alle intemperie del tempo, continui a rimanere intatto come segno di perenne memoria e rap­presentazione dell’identità e missione dei Trinitari. Quanto è preziosa l’eredi­tà che ci ha lasciato il nostro Fondato­re in questa icona! Un’immagine che vale più di mille parole.

Gesù Cristo, Pantocratore, glorio­samente seduto sul trono, immagine perfetta del Padre e unto dallo Spirito Santo, è situato al centro dell’icona. Il suo sguardo è benevolo e il suo ge­sto, che tiene per mano due schiavi di diversa razza, liberandoli, rivela l’immenso e indiscriminato amore e la misericordia infinita della Santa Trinità. Entrambe le figure, il Cristo e gli schiavi, sono bagnate nell’oro del divino splendore. Uno schiavo è denutrito e l’altro deforme, entram­bi poco vestiti, entrambi con le cate­ne alle caviglie. L’icona è circondata dalla scritta: Sigillo dell’Ordine della Santa Trinità e degli Schiavi.

Voler descrivere questa icona, o cercare di interpretarla, è sempre un’azione che limita e restringe il suo profondo messaggio, dal momen­to che non abbiamo una descrizione esplicita, verbale o scritta, del prota­gonista della visione lì rappresentata. Forse, San Giovanni de Matha voleva che i suoi discepoli e coloro che in futuro avrebbero contemplato l’ico­na, facessero una personale lettura e interpretazione, arrivando alle proprie conclusioni. Ad ogni modo, fornirò la mia personale opinione su questa straordinaria immagine, importante segnale luminoso della nostra identi­tà e missione.

L’immagine del Pantocratore, che rappresenta il Volto unico dell’indi­visibile e consustanziale Trinità, è la figura che occupa il posto centrale e primordiale nell’icona. Il Dio Trino è l’origine, il modello e la meta del­la nostra vocazione come Trinitari. Si mostra così vicino all’umanità sof­ferente, dando la sua mano a tutti, specialmente ai poveri e agli schiavi, per sollevarli dalla loro prostrazione e liberarli dal loro stato di schiavitù.

Senza il nostro costante legame con il Redentore, affidandoci alle sue mani per essere sostenuti e guidati da lui, non possiamo vivere la dignità della nostra vocazione, né essere stru­menti di liberazione per gli altri. Dio Trinità è colui che ci chiama e ci abi­lita per vivere pienamente la nostra vocazione. Senza il desiderio e la di­sposizione ad essere tenuti per mano da Lui, non possiamo fare l’esperienza della nostra dignità come Suoi figli, né aiutare altri fratelli emarginati perché possano avvicinarsi a Lui e garantire, così, il recupero della loro dignità.

La presentazione dei due esseri umani spogliati e svantaggiati, lega­ti con catene ai lati di Cristo, evoca la tristezza e la disgrazia presente nell’umanità. Il numero incalcolabile delle persone che vivono nella più mi­sera povertà, la carovana interminabi­le delle moderne schiavitù e le sempre crescenti vittime della violenza e della persecuzione religiosa in questo XXI secolo, sono i nuovi volti degli schia­vi che circondano Cristo nel mosaico. In mezzo a tutto ciò, contempliamo il volto di Dio che amorosamente stende le sue braccia per sostenere e liberare quanti si sentono affaticati e oppressi.

San Giovanni de Matha non vuo­le che i suoi discepoli e collaboratori dimentichino e ignorino la sempre presente realtà della misericordia inesauribile di Dio Trinità e della sof­ferenza dell’umanità in ogni momen­to della storia. Volle che i Trinitari fossero coscienti di queste realtà nel­la società e, come risposta cristiana, vivessero uniti alla fonte della vita e della libertà, Dio Amore, e ai pove­ri e coloro che soffrono. Solo così, in comunione con Dio e con i suoi figli dimenticati, ci è possibile dare una mano al prossimo che giace privo di libertà e dignità. Avendo posto questo mosaico in un luogo così ben visibile, San Giovanni de Matha non vuole che dimentichiamo questa visione che lui ricevette durante la prima Messa, poi­ché è l’immagine dell’ispirazione fon­dazionale dell’Ordine.

Il Trinitario autentico deve essere molto cosciente delle realtà che gene­rano tristezza e degrado negli esseri umani, per muovere il suo cuore ver­so una compassione sentita e solidale, avere sempre una mano nella mano di Dio e l’altra in quella del povero e dello schiavo.

Questa esigenza di vita, San Gio­vanni Battista della Concezione, la propone così: “O Santo Dio mio! Ti ami, io molto, e voglia molto bene ai poveri, anche se non merito di entra­re in tale compagnia tu, che sei mise­ricordioso e ti piace che le tue opere siano perfette e finite, ti sarà gradito che io entri per essere trinità - Dio, il povero di beni temporali e io, pove­ro di beni spirituali -, perché essendo Trinità perfetta, che consiste in unità di essenza e trinità di persone, es­sendo tu, Signore, il povero e io, tre persone, facendoci tu una cosa sola, siamo uno con unità e unione perfetta come tu operi nelle anime che tu ami e vuoi” (Obras Completas, III, 87).

Fin quando ci sarà anche una sola persona - non importa la sua condizio­ne, né provenienza - caduta nella più misera povertà, mancante dell’essen­ziale per vivere con dignità, il Trinita­rio si sentirà inquieto, non potrà dar­si pace. Fin quando ci sarà un solo essere umano schiavo o soggetto a violenza, discriminazione e persecu­zione, il Trinitario non avrà riposo. Solo uomini di Dio e profondamente umani come San Giovanni de Matha e San Giovanni Battista della Conce­zione, potevano avere il coraggio e la forza per dare risposta a queste sfide in modo generoso e totalmente disin­teressato.

Alzati, o Trinitario!, senti ciò che è tuo, vivi la tua identità e missione, lasciando che il mistico e il profeta scaturiscano da te con la forza del dono totale. Il clamore del povero e dello schiavo continua a sentirsi forte e senza sosta. Se questo grido non ti sveglia adesso, hai perso di vista la vi­sione originaria del nostro Fondatore e hai dimenticato la nobile missione che ti è stata affidata.

di Padre Jose Narlaly
Ministro Generale Osst

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