La comunione tra famiglie religiose. Percorso irrinunciabile per la missione

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DOPO IL CAPITOLO GENERALE   INTER-CONGREGAZIONE

Il Capitolo Generale di madrid 2013 nelle sue indicazioni programmatiche esorta la famiglia Trinitaria a promuovere una “cultura intercongregazionale”. Nel documento finale del Capitolo si legge: “Uno dei segni dei tempi, per la Vita Consacrata, è la collaborazione tra istituti e famiglie religiose, in modo da stabilire un’autentica cultura intercongregazionale. La comunione tra congregazioni differenti è già missione, che sfocia nel beneficio del messaggio evangelico. Perciò, il Capitolo Generale anima tutti i nostri fratelli a crescere in questo senso”.

Mi sembra che in queste poche righe ci sia in sintesi un vero e proprio programma di vero rinnovamento. Non si tratta di slogan o di concetti astratti, ma di un cammino concreto che ci impegna. Ne sottolineo alcuni aspetti.Segno dei tempiIl dialogo e la collaborazione con altri istituti e famiglie religiose viene definito come un segno dei tempi ed una esigenza irrinunciabile per la vita consacrata, oggi. Ècertamente un ottimo antidoto alla tentazione sempre dietro l’angolo della autoreferenzialità ossia il considerarsi l’unico punto di riferimento per le proprie scelte e la propria attività. 

Il desiderio espresso dal Capitolo Generale è in piena sintonia con il monito di papa Francesco, il quale nella solennità della Pentecoste 2013 ci ha detto:“Lo Spirito Santo ci fa entrare nel mistero del Dio vivente e ci salva dal pericolo di una Chiesa gnostica e di una Chiesa autoreferenziale, chiusa nel suo recinto; ci spinge ad aprire le porte per uscire, per annunciare e testimoniare la vita buona del Vangelo, per comunicare la gioia della fede, dell’incontro con Cristo”.È un tema che ritorna spesso nel magistero del Santo Padre. Nel suo discorso alla Conferenza Episcopale Italiana (19 maggio 2014) il Papa ha affermato: “Quanto è vuoto il cielo di chi è ossessionato da se stesso”.Da questo invito nessuno si deve sentire escluso. Ogni esperienza ed espressione di Chiesa è chiamata a percorrere il sentiero del dialogo, della collaborazione, dell’apertura agli altri. D’altronde la teologia dei carismi ha sempre come obiettivo l’unità della Chiesa ed il bene di tutti. Inoltre, aprirsi al dialogo, per Papa Francesco è l’unico modo per evitare di diventare vecchi e malati.

Stile missionario Questa apertura è anche il segno della missionarietà della Chiesa. Ecco perché il documento finale del Capitolo Generale afferma che la comunione è già missione.Non è più tempo per coltivare particolarismi. Oggi più che mai dobbiamo essere attenti al bene presente negli altri, imparare a camminare insieme senza paure e senza rimpianti.
Non possiamo più fare da soli quello che possiamo fare insieme. Abbiamo il dovere reciproco di far crescere nelle nostre case il volto di una Chiesa che sia famiglia. Non abbiamo una eredità da difendere ma un tesoro da condividere. La ricchezza dei diversi carismi dovrebbe essere molto più condivisa e comunicata. Sapremo affrontare le nuove sfide dell’evangelizzazione e delle povertà che questo momento storico ci pone solo se sapremo percorrere il sentiero dell’unità.
Pensiamo ai cristiani perseguitati nel mondo.

È il cuore del nostro carisma e della nostra missione. Ma cosa possiamo fare noi per dare aiuto e sollievo ai tanti cristiani che in ogni parte del mondo rischiano la vita per difendere la loro libertà religiosa? Non potrebbe essere un tema di riflessione ed un invito alla collaborazione per altri istituti religiosi, diocesi, movimenti ecclesiali? Non fa parte del nostro carisma ricercare ampi spazi di collaborazione e di unità di fronte ad una sfida più grande delle nostre possibilità? Pensiamo ai problemi comuni della vita religiosa oggi: la formazione, le opere di apostolato, la conversione delle strutture, l’invecchiamento dei religiosi, il problema vocazionale… Sono tutti aspetti che ci impegnano in percorsi di riflessione e di azione comuni.
Un impegno di tutti, grazie a Dio non mancano gli organismi che facilitano questa collaborazione. In Italia abbiamo la Conferenza dei Superiori Maggiori.

A livello generale c’è l’Unione dei Superiori Generali. Organismi necessari ma non sufficienti per creare quella cultura che diventi stile di vita e di azione pastorale ad ogni livello. La cultura intercongregazionale non deve essere preoccupazione esclusiva dei superiori, ma nuova impronta che ci aiuti a crescere e a ritrovare quella fiducia e speranza che sembrano tramontate nella vita delle nostre comunità.

Padre Gino Buccarello.

 

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