Fraternità trinitaria: tre passioni, tredici sfide

SIAMO TUTTI TRINITARI...
di Thierry Knecht
(Segretario generale Osst)

Il Capitolo Generale dell’Ordine della Santissima Trinità si è tenuto dal 19 maggio al 9 giugno 2013 a Pozuelo de Alarcon (Madrid, Spagna). Questo atto, uno dei più importanti vissuti da un ordine religioso, è stato celebrato nel corso dell’Anno giubilare per la commemorazione dell’VIII centenario della morte di San Giovanni de Matha e il IV della morte di San Giovanni Battista della Concezione. Durante l’intero incontro, abbiamo
sentito la loro presenza e quella di tutti
i fratelli e sorelle della Famiglia Trinitaria. Erano presenti religiosi provenienti da ogni dove, delegati dalle rispettive giurisdizioni. Tema del Capitolo è stato “L’interculturalità nella Famiglia Trinitaria, dono e impegno”. Dopo due settimane intense di lavoro, il Capitolo ha votato un testo conclusivo e dettato delle linee di lavoro e d’animazione per il prossimo sessennio.
Dopo aver constatato che il Signore ci invita ad una comunione sempre maggiore e che l’Ordine, da qualche decennio, si è maggiormente internazionalizzato, ci riconosciamo fondamentalmente tutti Trinitari al di là di ogni altra differenza di lingua, cultura… Tuttavia il posto di ciascuno deve essere assicurato nella vita della propria giurisdizione e dell’Ordine. Il Capitolo ha anche ricordato l’importanza della formazione dei religiosi e si è congratulato per il lavoro svolto finora per realizzare l’Anno di Preparazione alla Professione Solenne (APPS). Due missioni apostoliche, che non escludono affatto le altre e che hanno avuto il pieno apprezzamento dal Capitolo: il Sit, impegno a favore dei cristiani perseguitati e la pastorale penitenziaria. Il Capitolo ha anche richiesto alla Santa Sede per riprendere il titolo originale dell’Ordine, cioè “Ordine della Santissima Trinità e degli schiavi”. La Santa Sede ha recentemente accolto favorevolmente questa richiesta. Al fine di favorire la comunione e l’apostolato, i capitolari hanno unificato alcune giurisdizioni: è il caso della Provincia San Giovanni de Matha che racchiude oggi la Provincia d’Italia Nord e Italia Sud, in oltre, il Vicariato d’Austria è stato annesso a questa nuova giurisdizione. Altre province sono al lavoro per una possibile unificazione per il bene della fraternità e della missione.
Per favorire la comunione e far conoscere l’Ordine e la Famiglia Trinitaria, i capitolari hanno votato un programma di comunicazione e informazione che dovrà essere realizzato dal nuovo Consiglio Generale. Parafrasando un passaggio del vangelo di Giovanni, potremmo dire che non si può, in poche righe, presentare tutta la ricchezza di questo Capitolo. Che i nostri Santi Padri Giovanni de Matha e Giovanni Battista della Concezione, ci accompagnino nel cammino verso la Casa della Santa Trinità e degli Schiavi.

RICCHI PERCHÉ DIVERSI
Sentendoci in comunione con tutta la Chiesa che, accogliendo la chiamata del Signore Gesù, richiede urgentemente una nuova evangelizzazione, in quest’Anno della Fede, ci siamo sentiti particolarmente chiamati ad accogliere le diversità di culture del nostro Ordine come sfida e opportunità per costruire la nostra vita fraterna sotto il segno della comunione: “siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda” (Gv 17, 21). La preghiera di Gesù al Padre, suscita in noi il dinamismo dello Spirito Santo, che ci spinge alla comunione per evangelizzare; una comunione che ci anima ad aprirci ad una missione che abbraccia i poveri e gli schiavi, per condividere insieme la vita nella “Casa della Santa Trinità”. La testimonianza dell’unità nella diversità è una grande opportunità evangelizzatrice per il mondo globalizzato, che nasce dal mistero trinitario di Dio.

NESSUNO È STRANIERO
Tutti siamo Trinitari, al di là di ogni altra considerazione. Esiste un’attenzione da parte del governo, verso le diverse culture.
La conoscenza reciproca, la convivenza, l’affetto, sono le cose che più avvicinano. Bisogna curare molto il linguaggio, lasciando da parte ciò che accentua la differenza.
L’interculturalità ci chiede che nessuno si senta straniero all’interno delle nostre comunità, ci esige di essere orientati tutti verso questo valore. Dobbiamo approfondire un cammino fatto di fiducia e stima reciproca, anche di ricerca di una “politica” culturale che cerchi più la missione e le tendenze del nostro carisma piuttosto che il solo dato geografico.


CONDIVIDERE LE DECISIONI
Negli ultimi tempi si avverte una sensibilità abbastanza diffusa tra i religiosi, sulla necessità di un progetto dell’Ordine, che orienti l’insieme dei Trinitari verso obiettivi comuni.
Si tratta di scelte e azioni che possono trovarci uniti in progetti concreti, creando comunione nell’interazione del nostro Ordine. Formazione e missione sono campi in cui affrontare questioni concrete in comune.
Formazione
La creazione dell’Anno di Preparazione alla Professione Solenne, ha avuto esito positivo, come progetto formativo dell’Ordine nel suo insieme del quale tutti ne stanno beneficiando. Si aspira, per quanto possibile, ad aumentare sforzi in altre esperienze formative, specialmente nei noviziati comuni per varie giurisdizioni, anche in esperienze di formazione permanente, nella cura ai nostri fratelli anziani e nella creazione di mezzi di comunicazione che superino l’ambito locale.
Missione
Circa la missione, la convergenza maggiore si è avuta sul tema della presenza dell’Ordine nel mondo arabo/musulmano e sul Sit.
Il Sit (Solidarietà Internazionale Trinitaria) deve assumersi, una volta per tutte, a livello personale e comunitario, la missione di trovare uniti tutti i trinitari del mondo, così come chiese Giovanni Paolo II durante l’Anno della celebrazione del centenario della nostra Regola e Riforma.
Occorre abbandonare gli stili provinciali, chiusi, autoreferenziali, aprendoci sempre più alla Famiglia Trinitaria e anche alla cultura intercongregazionale in vista della missione condivisa, cercando di dare maggiore qualità al nostro essere e agire.
La pastorale penitenziaria, come l’identità e visibilità dell’Ordine in molti paesi, si sta manifestando come un’opera privilegiata e va potenziata. Sarà una Commissione di Pastorale Penitenziaria per accompagnare, animare e formare tutti coloro che svolgono questa missione redentrice.
Si chiede anche attenzione alle nuove schiavitù, generate da un mondo in cui le diseguaglianze, lo sfruttamento commerciale, le ingiustizie economiche e la tratta delle persone, si accaniscono su molti nostri fratelli che soffrono schiavitù e povertà e che reclamano il nostro impegno.
“Chi perde il povero, perde se stesso”, è il serio monito che San Giovanni Battista della Concezione rivolge a tutti e a ciascuno dei trinitari, in ogni contesto culturale e in ogni epoca: la missione sia sempre radicata nel carisma dell’Ordine.


LE NUOVE PROVINCE
cosa è stato già fatto?
Le Province italiane si sono unite in un’unica Provincia, quella di San Giovanni de Matha; è stato soppresso il Vicariato Generale di San Giuseppe, i cui religiosi sono stati incorporati nella Provincia suddetta; la Delegazione di San Giovanni e San Felice, è stata integrata alla Provincia del Sacro Cuore di Gesù; la casa della Corea è stata incorporata alla Provincia dello Spirito Santo. Inoltre, le Province spagnole stanno affrontando un “cambio di rotta” in vista dell’unificazione delle Province, ci sono basi di ristrutturazione in America Latina, stanno iniziando dei contatti tra le Province del Nord America.
Cosa resta da fare?
Si può continuare. La grande questione sono i criteri. In questo senso si sottolinea che tutti gli sforzi che si compiono per crescere nella comunione, devono orientarsi verso la missione. Questo ci fa rendere conto che l’unificazione esige ristrutturazione di opere e presenze.
L’esperienza ci dimostra che, per raggiungere l’unità, bisogna mantenere una tensione per la comunione in vista della missione. L’Ordine ha bisogno di un nuovo progetto per realizzare un nuovo modo di vivere insieme. Ci uniamo, non per paura di diminuzione o estinzione, ma per crescere nella comunione e nella missione. Si rende necessaria una nuova “politica” nell’Ordine, per disegnare una nuova “geopolitica” che abbia come criterio il carisma e la missione, e come metodo la circolazione dei beni (personali e materiali).


IL SERVIZIO DEI MINISTRI

La visita pastorale
Non è permesso ai mini­stri maggiori l’esercizio di qualunque altro incarico o ufficio che impedisca la dedi­zione completa alla sollecitudi­ne pastorale che richiede il suo ministero nell’Ordine. Si chiede di assicurare che la visita pa­storale avvenga regolarmente, con uno spazio di tempo ade­guato per il dialogo personale e comunitario, incidendo su cose concrete; si chiede coordina­mento tra ministro maggiore e locale, animazione e infor­mazione, conoscenza delle diverse culture dei religiosi che si visitano, non aumentare la debolezza ma confidare sulla capacità delle persone nello svolgimento delle loro respon­sabilità. Si ricorda che non solo esiste la possibilità della visita ordinaria, ma anche della straordinaria, quando le circo­stanze lo richiedano. La visita sia vissuta come un tempo di incontro celebrativo, di grazia e di conversione, alla luce della Parola di Dio.

La formazione dei Ministri maggiori
È necessaria e buona per tutti. Si può organizzare qualche gruppo durante il sessennio o si può approfittare delle riunioni del Consiglio Generale Allargato, per includere qual­che sessione di formazione alla presenza di esperti; si devono utilizzare le opportunità offerte dalla Conferenza dei Religiosi di ogni nazione. Oltre ai temi giuridici occorre attenzione anche per altri temi: lettura e discernimento dei segni dei tempi dal carisma dell’Ordine, animazione comunitaria, stile di vita, tecniche di lavoro in equi­pe, spiritualità, ambiti tipica­mente carismatici della nostra missione redentrice, psicologia delle relazioni interpersonali, antropologia, sociologia, ammi­nistrazione delle risorse umane e finanziarie, contesti postmo­derni e documenti dell’Ordine.


INTER-CONGREGAZIONE

La comunione tra congrega­zioni differenti è già missio­ne, che sfocia nel beneficio del messaggio evangelico. Perciò, il Capitolo Generale anima tutti i nostri fratelli a crescere in questo senso.
Così è nostro auspicio che esista una presenza attiva del nostro Ordine negli organi­smi dei superiori maggiori degli istituti religiosi, nelle attività di formazione, soprat­tutto per giovani religiosi e per i formatori, nella pastorale vocazionale congiunta, sia a livello diocesano che nella vita religiosa, questioni giuridiche e amministrative, molto partico­larmente nella missione, in ogni opera in cui l’unione delle forze abbia come frutto auspicabile il miglior servizio per i poveri e gli schiavi.


CASE DI FORMAZIONE

Verranno eretti alcuni noviziati comuni per varie giurisdizioni. Si dovrà pre­stare attenzione ai problemi culturali concreti; dare più importanza della sintonia tra ministri maggiori, consiglieri e segretariati; sviluppare un coor­dinamento tra postulatori, con unificazione dei criteri; vi sia una comunità formativa nella casa del noviziato; necessità impellente di progetti e pianifi­cazioni comuni e attenzione alla coerenza dei formatori. I tempi sono maturi per erigere novi­ziati per varie giurisdizioni, che uniscano sforzi e risorse.

INFORMARE E SERVIRE
Approvato un “Piano di Comunicazione Istituzionale dell’Ordi­ne”.
Il Consiglio Generale dovrà mettere in pratica questo “Piano”, affidandolo ad una gestione professionale, che dovrà lavorare in contatto diretto con il Segretario Generale e la rete di corre­sponsabili, investendo quanto necessario perché si garantisca un servizio d’informazione generale che sia, allo stesso tempo, efficace e in accordo con l’indole del nostro Ordine.
Occorre investire nel futuro, formando i giovani religiosi sui mezzi di comunicazione, utilizzare le reti sociali per le comunicazioni, economizzando in risorse, e beneficiando delle conoscenze e della creatività dei fratelli che hanno esperienza nei mezzi di comunica­zione e specialmente nelle nuove tecnologie.
Infine, la Curia Generalizia redigerà un elenco di traduttori realizza­to dopo aver consultato l’Ordine e la Famiglia Trinitaria, se ci fos­sero difficoltà per qualche lingua, ci si rivolgerà a servizi profes­sionali esterni all’Ordine, preferibilmente religiosi, che conoscano la terminologia propria di un istituto religioso.


GIOVANI E VOCAZIONI
La Pastorale Giovanile e Vo­cazionale deve essere priori­taria nella vita dell’Ordine.
Ecco alcuni orientamenti importanti in questo senso: è necessario scegliere una comu­nità di accoglienza in ogni giu­risdizione o paese, dove si viva un autentico ambiente di fede, di fraternità e di missione cari­smatica; conoscere i giovani di oggi e adattare gli schemi della pastorale alla realtà concreta, soddisfacendo il paradigma postmoderno; essere attenti alle motivazioni di chi riceve e di chi chiede di essere ricevuto; è auspicabile che ogni comu­nità trinitaria abbia relazione con la pastorale vocazionale della Chiesa locale; è impor­tante porre le basi e lavorare per una pastorale vocazionale in comunione con la Famiglia Trinitaria; la Pastorale Vocazio­nale trova il suo fondamento in Cristo, perciò la preghiera e la penitenza sono fondamentali. Le vocazioni devono essere suscitate, accolte (non deve es­sere difficile per i nostri giovani entrare nelle nostre comunità), formate e accompagnate.


L’USO DELLE LINGUE
Il Capitolo considera cruciali i temi dell’interculturalità, l’apprendistato e l’uso delle lingue. È confermata la scelta dello spagnolo e dell’inglese, come lingue ufficiali dell’Ordi­ne. Ogni giurisdizione realizzi un piano specifico di apprendi­stato delle lingue nella forma­zione iniziale.
Allo stesso modo si insiste nel non risparmiare sforzi per aprirsi all’apprendistato delle varie lingue, per favorire la comunicazione nell’Ordine e l’apertura alla missione in con­testi multiculturali.
Per l’apprendistato delle lingue, ci sono esperienze concre­te, di soggiorno in comunità dell’Ordine per seguire corsi sul posto.
Il Capitolo chiede al Segretario Generale per la Formazione che raccolga queste offerte ed elabori un programma con informazioni pratiche generali, che serva da orientamento al momento di programmare questi studi.
È opportuno dire che i contatti e accordi per compiere questo soggiorno, si devono stabilire tra i ministri maggiori.


SERVIZIO E COMUNIONE
Non è necessario creare cose nuove, ma approfitta­re di ciò che già esiste, con proposte chiare, garanzia di programmazione e di ac­compagnamento da parte della Curia Generale e delle giurisdi­zioni coinvolte, opere di forte significato carismatico, aperte anche alla Famiglia Trinitaria, con scambio di formazione e preparazione specifica e concreta, con persone di riferi­mento. Il Segretariato Generale per l’Apostolato dovrà segna­lare - dopo un conveniente dialogo con i ministri maggiori - un’offerta di opere carisma­tiche dove si possano realiz­zare alcune esperienze (più o meno prolungate) da parte dei religiosi. Il progetto che più ha suscitato interesse, è stato la presenza dell’Ordine nel mondo arabo: già esiste, ora si tratta di consolidarla. Così, il Vicario Apostolico d’Arabia del Nord, Mons. Camillo Ballin, si è rivolto all’Ordine chiedendo un impegno stabile e concreto. Il progetto è affidato alla Provin­cia del Sacro Cuore di Gesù.


BENI IN COMUNE
Si riconosce il “Fondo San Michele dei Santi” come uno strumento valido, concreto, interessante per favorire la formazione, aiutando chi ha meno risorse, soprattutto al momento di fare l’Anno di Preparazione alla Professione Solenne. Circa la Casa di Cerfroid, il Capitolo Generale ricorda che si celebrano i 20 anni dalla “Dichiarazione della Congregazione Generale” del 1993, in cui si dichiara­va solennemente la casa come “patrimonio spirituale comune, culla e Casa Madre” dell’Ordine e della Famiglia Trinitaria.

Il Ministro Generale auspica trasparenza in ogni gestio­ne economica dell’Ordine; all’osservanza di quanto richiesto dal voto di povertà con speciale attenzione a certi abusi nell’amministra­zione personale del denaro, allo spirito consumistico che acceca e alle miserie e alle sofferenze dei poveri.


SCAMBI TRA COMUNITÀ E GIURISDIZIONI
Per aiutare le giurisdizioni nell’elabora­zione di accordi scritti per lo scambio di religiosi, è incaricato il Consiglio Generale. Inoltre si stabiliscono alcu­ni punti di grande importanza: presentare molta attenzione all’accoglienza di chi arriva da altre culture e aver pazienza nel processo di adattamento alla nuova real­tà; superare provincialismi e aprirsi alla condivisione di esperienze di missione; affrontare palesemente negli accordi, aspetti concreti come il regime economi­co, partecipazione nella vita delle giuri­sdizioni (di appartenenza e accoglienza) e della comunità locale.

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