"Vicini e solidali con tutti coloroche soffrono a causa della fede”

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CRISTIANI PERSEGUITATI

Sin quando staremo a guardare, senza sporcarci le mani, sarà dif­ficile portare da bere ai bambini costretti a morire di sete e sarà impossibile sottrarre le giovani donne agli stupri di massa.

Oggi come allora, ai tempi di San Giovanni de Matha, occorre andare in trincea.

La liberazione degli infelici dalle catene della schiavitù si ottiene sol­tanto rischiando di persona, andando in prima linea, confrontandosi con chi sta dall’altra parte. Portando con sé null’altro che la forza del proposito e il consenso della comunità.

I tempi sono cambiati ed anche gli strumenti della mediazione personale sono diversi, ma l’impegno è ancora sempre il medesimo, così come la vo­lontà di unirsi al sacrificio del Cristo.

Occorre andare in trincea, sen­za velleitarismi, ma con grande ge­nerosità; con intelligenza e capacità progettuale, con l’intento di cercare un dialogo, di stabilire dei ponti, di realizzare spazi di condivisione e di lavoro comune.

Sarebbe davvero un errore pensare all’azione missionaria come a qualco­sa che non si confronta direttamente con l’altro, con il diverso, con l’osta­colo, a volte persino con la violenza e la crudeltà. È proprio là che occorre lavorare alla promozione dell’uomo, alla sua emancipazione, alla sua libe­razione.

Non giova chiedersi dove stia la verità e dove alberghi la giustizia. Quel che ci importa è credere che nei nostri cuori cresce la carità e quindi la disponibilità al servizio gratuito e ge­neroso.

Oggi, come sempre nella storia della Chiesa, ci si deve muovere per restituire a tutti e a ciascuno condi­zioni di vita accettabili, al riparo dai soprusi e dalle seduzioni del potere economico.

Dobbiamo dire basta al commer­cio delle armi e dare di più a chi ope­ra per la diffusione delle opere della pace: più scuole e meno campi mili­tari; più ospedali e meno uffici finan­ziari; più solidarietà e meno soprusi.

Tutto questo ci viene chiesto nei Paesi dove l’Occidente si confronta con l’Islam e il fuoco della guerra s’in­nalza come belva insaziabile. Man­cherà la nostra risposta?

Rimarremo a discutere o sapremo organizzare opere di pace?

di Nicola Paparella

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