Donne speciali al servizio della società Somma Vesuviana alle Suore Trinitarie

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Anno Giubilare Trinitario 17 dicembre 2012 17 febbraio 2014

È una testimonianza doverosa e storica in omaggio alle donne consacrate al servizio dell’uomo di oggi e della Chiesa. Nonostante le crisi, le critiche, le deformazioni, le degenerazioni e le devastazioni che subisce, la famiglia rimane un cardine della società. Ha bisogno però di una mano generosa che l’aiuti ad educare i figli ed ad ac­cogliere gli emarginati nella propria casa. Le donne consacrate a questa mis­sione sono da ammirare e sono nume­rose nel mondo. Alcune di esse hanno offerto la propria vita per salvare i pic­coli; molte di loro sono state addirittu­ra premiate da Dio col martirio. A loro va la stima e il cordiale “grazie”, perché esse contribuiscono a manifestare il mistero e la missio­ne della Chiesa con i loro molteplici carismi di vita spirituale e apostolica, aperti all’azione dello Spirito concor­rono a rinnovare la società.

Questa testimonianza è rivolta particolarmente alla Comunità delle Suore Trinitarie di Somma Vesuvia­na, totalmente consacrate all’educa­zione alla vita e alla fede non solo dei piccoli, ma anche di adulti in cerca di Dio. Un appello alla memoria degli anni ‘40 e ‘50. Le persone più anziane di Somma si ricorderanno di quegli anni belli dell’allora giovane Comu­nità dei Padri Trinitari del Casamale. In quegli anni i Padri educavano e formavano, con l’esempio e l’inse­gnamento, un centinaio di ragazzi aspiranti alla vita religiosa (detti dal popolo Monacelli), ma nello stesso tempo si dedicavano all’apostolato della parola e del sociale, imitando Gesù che operava e insegnava. I Trinitari avevano a cuore partico­larmente il quartiere Casamale - che li ospitava - alquanto depresso sotto l’a­spetto religioso, sociale ed economi­co. Avevano un preferenza per i più deboli: gli operai, gli orfani e i ragazzi di strada. La fede insegna che quando si desidera fare del bene all’altro in dif­ficoltà, vedendo in esso il volto sof­ferente di Cristo, lo Spirito Santo lo rende creativo: ispira idee e progetti e dà la grazia di realizzarli, dando an­che la forza di affrontare e superare gli ostacoli, che il “nemico” contrap­pone, e la forza di soffrire.

La Villa “Anna De Lieto”
A pochi passi dal seminario trini­tario vi era una villa abbandonata, di proprietà del cav. Napolitano, antica residenza estiva della famiglia. Sognavano e pensavano che quel­la villa poteva diventare un luogo per accogliere i bambini orfani, figli di operai e tanti ragazzi di strada, oppu­re utilizzarla per altre opera sociali. Il cav. Napolitano e sua figlia Anna, a cui era stata ceduta la villa, stimavano molto i Padri Trinitari di Somma Vesuviana. Anna era sposata all’ingegnere De Lieto. Approfittando di questa sti­ma, un bel giorno due sacerdoti del­la comunità trinitaria, sfidando ogni scetticismo, si recarono a Napoli dai proprietari.

Furono accolti con gioia da Anna De Lieto. A lei espressero per prima la “temeraria” richiesta di donare la villa per farne un focolaio di amore a favore della fascia più debole della società: gli orfani, figli di operai deceduti sul lavoro.

La signora ascoltò con interesse la richiesta e poi chiamò il papà, il Cav. Napolitano. A lui rivolsero la stessa “temeraria” domanda. Il suo atteg­giamento infuse fiducia. Ambedue chiesero: “Chi si occu­perà della vostra opera?”. Risposero i Trinitari: “una comunità di suore”. “Pensiamo innanzitutto alle Suore dell’Istituto delle vostre due sorel­le religiose - rivolgendosi alla sig.ra Anna De Lieto“. La signora le con­sultò subito per telefono, ma come si prevedeva, la proposta non fu accolta. Proposero allora le Suore Trinita­rie di Roma. Anna De Lieto rispose: “andrò a Roma tra qualche giorno, mi recherò a parlare personalmente con la Madre generale”. Felici per la notizia, i due sacerdoti precedettero la sig.ra De Lieto nell’in­formare la Madre Generale, Suor Raffaella di San Francesco D’Assisi, sia del progetto, sia della proposta di donazione della Villa, sia dell’immi­nente visita della benefattrice e la pre­garono di non rifiutare questa occa­sionedi Dio. Al colloquio era presente anche suor Matilde, all’epoca, Mae­stra delle novizie, eletta poi Superiora Generale. Siamo nel luglio del 1951. Suor Matilde e suor Agnese, la vicaria ge­nerale, visitando la Villa De Lieto esclamarono con stupore: “questa Villa ci viene offerta gratuitamente?”. Risposero i due Trinitari: “non ci sare­mo mai permessi di giocare con voi! L’offerta è reale e sincera, purché le suore realizzeranno il progetto socio-apostolico”.

La Madre Generale destinò una somma per iniziare i lavori di restau­ro, a cui anche la sig.ra De Lieto, qual­che giorno dopo, ne aggiunse un’altra ancor più generosa. L’Istituto fu intitolato alla sig.ra Anna De Lieto, generosa benefattrice.

di Padre Antonio Smoraldi

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