Sono gli schiavi del terzo Millennio

  • Stampa

Speciale ERO FORESTIERO E MI AVETE ACCOLTO

Imigranti del terzo Millennio sono i nuovi schiavi che invocano misure di liberazione. è facile commuoversi quando si vedono immagini come quelle che la televisione ci invia dalla piccola isola di Lampedusa, ed è facile chiedere che lo Stato faccia qualcosa. Il difficile è capire che cosa ciascuno di noi possa fare. Quando il Santo Padre Francesco è andato a pregare su quel molo che si protende verso il Mediterraneo, ci è sembrato di avvertire un richiamo, un monito che scuote le coscienze, un messaggio semplice ed umile come il legno da cui era stato ricavato l’altare, ma autorevole come l’immagine del Cristo sofferente che su quella mensa si rivelava e prendeva forma. Dobbiamo fare qualcosa. Interi popoli soffrono la fame, giacciono nell’ignoranza, fuggono dagli orrori della dittatura e gemono per le stragi della guerra.

E a fronte di questa immane tragedia, dobbiamo agire proprio noi, noi che scriviamo e noi che leggiamo queste parole. Poi anche gli Stati avranno da prendere iniziative coraggiose, anche la politica dovrà mobilitarsi, i Parlamenti dovranno legiferare: partendo da quelle che sono le cause prime del fenomeno: chiudere i mercati delle armi, interrompere i processi di spoliazione delle risorse dei paesi del terzo mondo, rivedere la legislazione sull’immigrazione, intervenire sul debito dei paesi poveri, creare le condizioni della pace e dello sviluppo. I popoli dell’Occidente, tanto attenti ai bilanci, non debbono aver timore. La pace non impoverisce nessuno e dà sollievo a molti. Ma noi, intanto, che cosa possiamo fare? Certamente si deve agire sull’immediato, dando un aiuto ai coraggiosi e valorosi fratelli di Lampedusa. Si può intervenire in cento modi ed ogni cosa che si potrà fare sarà una cosa ben fatta. Ma l’intervento più importante va fatto sulle sponde di fronte a noi. Dalla Siria sino al Marocco si addensano sulla riva del Mediterraneo popolazioni che fuggono da terre lontane. è là che vanno spezzate le catene della nuova schiavitù. In alcune di queste regioni, gli istituti religiosi hanno già alcune loro case; altre sorgono a ridosso di quei Paesi e in territori vicini.

Quelle case vanno potenziate, aiutate, sostenute, frequentate da volontari, animate da chi è capace di progettare iniziative di supporto. Occorre istruire, formare, avviare al lavoro, emancipare dal punto di vista sociale e culturale. Occorrono scuole, opifici, centri commerciali che riescano a garantire la giusta ricompensa a chi opera e lavora. Si tratta di mettere in piedi un vasto progetto di promozione umana. L’Ordine della SS. Trinità e degli Schiavi, per la sua storia, per i suoi carismi, per le sue presenze in terra d’Africa, ha titolo per agire da subito coinvolgendo chiunque altro avverta e condivida l’urgenza di un compito da svolgere nel rispetto dell’autonomia delle persone e della loro irripetibile originalità. Si tratta di dare una mano perché ciascuno possa ritrovare il proprio volto, la propria identità, la propria volontà di riscatto. E insieme si possa edificare la città della pace. Il compito è grande, ma l’obiettivo è tale da creare le più ampie motivazioni. E una grande fede può smuovere anche le montagne.

di Nicola Paparella

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso Accetto