San Giovanni de Matha, padre e maestro evangelizzazione

Annus Oubilaei Trinitariorum

Noi Trinitari abbiamo vissuto con particolare intensità questo anno che volge alla fine. È un tempo di giubilo per i centenari dei nostri Padri, San Giovanni de Matha e San Giovanni Battista della Concezione. Allo stesso tempo, e con tutta la Chie­sa, abbiamo celebrato l’Anno della Fede.
Le due ricorrenze ci portano a ri­flettere attentamente sul dono del credere, ricevuta e offerta, in un mo­mento nel quale la Chiesa ci vuole impegnati nella nuova evangelizza­zione. In questo contesto, vorrei con­dividere una riflessione sul Fonda­tore dell’Ordine, in coincidenza con l’ottavo centenario del suo transito. Egli, che è stato un fedele figlio della Chiesa, ci chiama oggi quale Padre, a lavorare nella messe del Signore, se­condo la particolare vocazione con la quale i trinitari viviamo il Vangelo, se­gnata dalla consacrazione alla Santa Trinità e la collaborazione con Cristo nella Redenzione del mondo, special­mente nell’impegno con la liberazione degli schiavi e dei poveri.
Benedetto XVI, nell’indire l’Anno della Fede, ha fatto due affermazioni che ci aiutano a capire il messaggio del nostro Fondatore e che servono d’ispirazione per il nostro impegno con il Vangelo. Il Papa dice che, per evangelizzare, “c’è bisogno soprattut­to di persone di fede che, con la loro stessa vita, indicano la via verso la Terra promessa e così tengono desta la speranza” (Omelia Apertura Anno della Fede, 11.10.2012). Giovanni de Matha è stato un uomo di fede, e cioè, di una fede che prima di tutto è deci­sione di stare con il Signore per vivere con lui. Dalla sua giovinezza questo è stato il tratto più decisivo della sua persona: la volontà di servire Dio, di dedicarsi alla preghiera e ai buoni co­stumi.

La fede vissuta apre il cuore alla grazia di Dio: e così Giovanni ha sen­tito la chiamata del Signore, nell’Eu­caristia, sacramento del servizio, a dedicarsi al servizio di tutti. Egli sarà chiamato, appunto, Giovanni, Mi­nistro. E il ministro, tra i trinitari, non è soltanto una realtà giuridica, ma è soprattutto uno stile di vita, che vuole ogni trinitario un servo di Dio e dei fra­telli a immagine e somiglianza di Cri­sto, che è venuto per servire e non per essere servito.

Quando il Papa, nell’omelia sud­detta, paragonava il tempo presente al deserto nel quale si torna a scoprire il valore dell’essenziale per la vita, ve­niva alla mente l’immagine del nostro Padre nel deserto di Cerfroid, luogo del silenzio e dell’incontro con Dio quale realtà essenziale per la vita del cristiano. San Giovanni de Matha ha dato un’importanza grande al silen­zio nella Regola dell’Ordine, un silen­zio per accogliere Dio e per ricaricarsi di ottimismo. Infatti, diceva il Papa un’anno fa’ che “la fede vissuta apre il cuore alla Grazia di Dio che libera dal pessimismo”.

Di ottimismo, il nostro Fondatore ne ha avuto tanto quanto ci voleva per non perdersi in inutili lamenti davanti ai drammi dell’umanità del suo tempo, rimboccandosi piuttosto le maniche per dare una mano a Cristo che soffri­va nei suoi fratelli schiavi e poveri.

Così arriviamo al secondo tratto che vogliamo considerare sul nostro Fondatore. Dio Padre per mezzo di Gesu Cristo è il primo evangelizza­tore; ma Cristo ha voluto trasmettere alla Chiesa la sua missione, inviando su di essa lo Spirito Santo che pro­clama agli schiavi la libertà: bisogna che i trinitari ascoltino con partico­lare attenzione questa idea portante dell’omelia di Papa Ratzinger, perché il Santo Padre ha unito la fede trinitaria in un tutt’uno con il vangelo della libertà agli schiavi, così come ha fatto Giovanni de Matha. A questo propo­sito, il Papa annovera l’entusiasmo nel proclamare la fede come un biso­gno particolarmente urgente nel mo­mento presente.

E qui bisogna ricordare San Gio­vanni che è stato in verità, un uomo “con fretta”, “figlia” dell’entusiasmo. È stupefacente considerare che in pochi anni (appena un decennio) egli è stato capace di mettere in piede un Ordine religioso, con il suo carisma e il suo ordinamento giuridico, acco­gliendo e formando le vocazioni, fon­dando case in Francia, Spagna e Italia e attuando le opere di redenzione e di carità volute per la propria famiglia re­ligiosa.

La santità di Giovanni de Matha c’entra con l’uso del tempo, dove si trovano la forza dello Spirito Santo e la concretezza della carità. La Chiesa ha richiamato più volte i fedeli a intensificare in questo tempo la testimonianza della carità, che è il frutto della fede. La carità verso Dio si è manifesta­ta nella carità verso tutti i fratelli nel progetto di San Giovanni de Matha, specialmente verso i confratelli della comunità, verso gli schiavi e verso i poveri e i sofferenti.

Nel renderla concreta, due sono i tratti presenti nella Regola trinitaria che oggi restano sfide particolarmen­te attuali: vivere un’economia solidale, lontana dalla logica del profitto e aper­ta alla condivisione con i più deboli e bisognosi; e la benignità nel servizio dei poveri, esigenza che papa France­sco, durante il suo viaggio in Sarde­gna, ha presentato con molta chiarez­za a quanti operano nel mondo della solidarietà.

Sono questi soltanto alcuni trat­ti del nostro Santo Fondatore, che ci devono ispirare e spronare, con l’aiu­to del Signore, a vivere un impegno concreto e coerente nella nuova evan­gelizzazione da Trinitari. Se abbiamo compiuto qualche passo in avanti in questa direzione, la celebrazione di questo Anno Giubilare avrà avuto senso. Se non ancora, non è mai trop­po tardi per decidersi ad accogliere la grazia di Dio nella nostra vita perché essa dia un frutto degno della nostra vocazione.
San Giovanni de Matha ci aiuti con il suo esempio e con la sua interces­sione.

di Pedro Aliaga Asenzio
Vicario Generale dell’Ordine Trinitario

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